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Perché la Nazionale di Mancini ha perso la “magia” di Euro 2020

Perché la Nazionale di Mancini ha perso la “magia” di Euro 2020? Le tante assenze sono state determinanti? E’ una delle domande poste in conferenza stampa a Roberto Mancini dopo lo 0-0 a Belfast ieri sera contro l’Irlanda del Nord, un pari che ha permesso alla Svizzera il sorpasso in testa al gruppo C all’ultima curva. Il Commissario Tecnico della Nazionale ha risposto così: “Questo è un momento così. Credo che tutti siano alle prese con tanti infortuni. Nonostante ciò, abbiamo avuto la vittoria in mano. Però, ripeto, tutti noi siamo nel calcio da troppo tempo per capire che ci sono momenti in cui le cose non vanno. Fortunatamente possiamo ancora qualificarci”. (Continua a leggere dopo la foto)

Nazionale mancini

Certo, le assenze pesano eccome. Basti pensare a Leonardo Spinazzola: da quando manca lui il gioco della Nazionale di Mancini è diventato meno “largo” e veloce. La fascia sinistra è meno sfruttata e tutta l’azione offensiva degli azzurri ne soffre. Però qui c’è anche una responsabilità di Mancini: la scelta del sostituto di Spina non ha dato i risultati auspicati, ma nonostante questo il Ct non è mai tornato sui suoi passi. Poi sono mancati Verratti e Immobile. Se il primo è una pedina fondamentale per il centrocampo azzurro, necessario a quel gioco corto e veloce che Mancini aveva chiesto anche contro l’Irlanda del Nord ed è completamente mancato, il secondo pur con grandi difficoltà ad inserirsi in un gioco che non predilige “l’attacco della profondità”, è pur sempre l’attaccante che ha segnato più reti in Azzurro durante la gestione Mancini.

Restando nell’analisi tecnica, le ultime partite hanno mostrato sia un problema di gioco sia di interpreti. Contro l’Irlanda del Nord Mancini aveva chiesto palla bassa, velocità e gioco largo: mai visti. Perché? Alcuni giocatori sono in fase negativa, Jorginho su tutti. Barella non è proprio al meglio. Tonali era praticamente esordiente. Locatelli è bravo ma meno veloce nel fraseggio rispetto a Verratti. Poi il capitolo dolente, i corpi quasi estranei. Il primo è Emerson: sostituire uno come Spinazzola non è semplice, ma ci sono esterni sinistri più funzionali a questo gioco (penso a Dimarco ad esempio) ma Mancini si è fossilizzato sul blocco europeo. Stesso discorso per Insigne, mai in palla nelle ultime partite, così come Chiesa, troppo caricato e “pompato” come se fosse già un campione da pallone d’oro. E infine ci sono giocatori che vederli in Nazionale (ma anche in certe squadre di A) fa semplicemente ridere: parlo di Belotti, Bernardeschi e pure Acerbi. C’è di meglio davvero, basta allargare lo sguardo oltre questo gruppo.

Infine, lo spirito di Euro 2020 che non c’è più. Certo, quando i risultati arrivano è tutto più facile. Mettici poi che la Dea Bendata in questo momento distribuisce i suoi favori altrove ed ecco un quadro che incide pesantemente sulla psicologia del gruppo. Il gruppo, appunto. Mancini ha fatto bene a puntare su un nucleo forte, ma con la gratitudine nello sport non si vince. Quindi o il gruppo dimostra presto di saper reagire oppure va cambiato almeno in parte. Avanti altri, con più fame e voglia di vincere.

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