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Un pianoforte in sala operatoria: il neurochirurgo che opera in “awake surgery”

Il neurochirurgo Roberto Trignani è il direttore del reparto di neurochirurgia degli Ospedali Riuniti di Ancona. Le sue operazioni in awake surgery, ovvero a paziente sveglio, hanno fatto il giro del mondo. Ieri ha operato un bambino con un pianoforte che suonava in sala operatoria. E sul Covid dice: “Il distanziamento sociale ha condizionato anche il rapporto medico-paziente”.

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Awake surgery: paziente sveglio e impegnato

Ieri, 16 novembre 2020, il neurochirurgo Roberto Trignani ha asportato un duplice tumore del midollo spinale dal corpo di un bambino di 10 anni. L’operazione, eseguita all’ospedale Salesi di Ancona, è stata effettuata sulle note di un pianoforte acustico intonato a 432 hertz, ritenuta una frequenza “naturale”. Mentre Trignani asportava il tumore, il biologo molecolare e compositore Emiliano Toso, membro dell’équipe di Trignani, suonava il pianoforte dentro alla sala operatoria, accordato alla precisa frequenza indicata per l’operazione. Allo stesso tempo, per documentare gli effetti terapeutici della musica sull’asse dello stress e sui sistemi di regolazione della risposta immunitaria ed infiammatoria, l’équipe ha registrato i parametri funzionali.

Il professor Trignani ha effettuato circa 60 interventi in cinque anni in modalità awake, ovvero con il paziente sveglio e impegnato in altre attività. Si tratta di “una metodica che ci consente di monitorare il paziente, mentre interveniamo sulle funzioni cerebrali. E di calibrare la nostra azione”, spiega a Interris il neurochirurgo. L’attività scelta per il paziente viene determinata dall’area del cervello da operare, ma anche dalle abitudini del paziente. Ci sono stati bambini operati mentre guardavano i cartoni, o mentre suonavano il violino. Quest’anno, una donna ha preparato 90 olive all’ascolana mentre Trignani la operava al cervello.

awake surgery

Il commento di Trignani sul Covid

Intervistato da Interris, Roberto Trignani ha osservato che la situazione per gli ospedali, in generale, è meno critica durante questa seconda ondata. “Questa seconda ondata è meno alta e meno travolgente della prima. A marzo era un’escalation rapida e continua di scenari sempre più foschi. Che andavano via via a bloccare tutte le attività in elezione dell’attività ospedaliera. Oggi l’impatto dei pazienti covid-positivi ospedalizzati è meno devastante sull’attività ordinaria”, ha affermato. L’esperienza è servita agli ospedali per filtrare, questa volta, l’ingresso dei pazienti positivi in ospedale. Tuttavia le risorse sottratte alle attività ordinarie a causa del Covid sono ancora ingenti. “Penso che rallentare la crescita delle infezioni consentirà al sistema sanitario nella sua globalità di imparare a convivere con il virus. E di raggiungere un  equilibrio tra quantità di risorse utilizzate e bisogni sanitari innescati dal Covid-19”, ha detto Trignani a Interris.

Nonostante le strutture ospedaliere stiano tentando di preservare le attività ordinarie, soprattutto quella chirurgica, “a rosicchiare risorse all’attività ordinaria dei reparti ospedalieri è il progressivo incremento del tasso di infezioni. E l’aumento del numero di pazienti da ospedalizzare“, secondo Trignani. E sul rapporto tra medico e paziente in questo periodo, il neurochirurgo spiega: “Il distanziamento sociale è collaudato come il sistema più efficace di contenimento nella progressione dell’infezione. Ciò in qualche modo cha condizionato anche il rapporto medico-paziente. La costruzione dell’alleanza terapeutica passa attraverso una comunicazione globale, continua e diretta con il paziente ed i suoi familiari. L’utilizzo delle mascherine , la prevenzione dei contatti e la limitazione della presenza di familiari all’interno dei nostri reparti hanno sicuramente impoverito le potenzialità della comunicazione. Mai come in questo periodo gli occhi hanno assunto un ruolo da protagonista nel costruire quel clima empatico alla base dell’alleanza terapeutica medico-paziente”. >> Tutte le news di UrbanPost

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