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Proteste in America, il Pentagono si allontana dalla scelta di Trump: “Il razzismo è reale”

Proteste in America. L’apocalisse americana è iniziata il 27 maggio 2020. Il giorno prima George Floyd, un uomo afroamericano di 46 anni, è stato ucciso da un poliziotto per strada, davanti agli occhi di tutti. E’ morto mentre tentava di dire “non riesco a respirare”. Da quel momento l’America si è svegliata, e stufa di dover assistere in silenzio all’abuso di potere esercitato dalle autorità nei confronti degli afroamericani, ha deciso di dire basta. E ha iniziato a protestare. Da lì è incominciato il braccio di ferro tra il Presidente Trump e le folle. E’ stato dispiegato l’esercito per reprimere, con violenza, tutte le manifestazioni. Una scelta che non è piaciuta al capo del Pentagono.

>>Leggi anche: Proteste in America nel nome di George Floyd: le immagini censurate dai notiziari

proteste in America

Proteste in America, il Pentagono prende le distanze da Trump

“I can’t breathe”, sussurrava George Floyd durante gli ultimi istanti di vita. Quelle parole hanno trovato il loro eco nella popolazione. Non solo negli Stati Uniti, ma anche a Londra, a Berlino. Svariati video dimostrano ciò che è accaduto a Floyd, e ciò che si sta verificando tra le strade. E come ha deciso di rispondere il governo americano. Non facendo un mea culpa, ma mobilitando la polizia e l’esercito. Centinaia di protestanti sono rimasti feriti, non sono stati risparmiati nemmeno i minori. La polizia è intervenuta con una brutalità disarmante, lanciando proiettili di gomma, spintonando le folle, picchiando le persone, spruzzando spray al peperoncino. Hanno investito con i loro mezzi dei ragazzi. Erano colpevoli di aver scelto di manifestare. Anche quando le proteste erano totalmente pacifiche.

Tutto questo non è stato apprezzato dal capo del Petangono Mark Esper, il quale si è dichiarato contrario al dispiegamento dell’esercito americano. Secondo Esper, infatti, la Guardia nazionale è “ben addestrata per dare supporto alle forze locali di polizia”. Insomma, non ritiene che sia un “attentato terroristico interno”, come invece ha affermato il Presidente degli USA Donald Trump. Ha, al contrario, definito la morte di Floyd un “crimine orribile”, e ha chiesto che i poliziotti coinvolti “rispondano per questo omicidio”. Le sue parole risultano importanti perché è la prima volta che il capo del Pentagono commenta il caso. “Voglio inviare le mie condoglianze alla famiglia e agli amici di George Floyd. Il razzismo è reale in America, e tutti noi dobbiamo dare il meglio per individuarlo, affrontarlo e sradicarlo”.

Donald Trump: “Solo Lincoln ha fatto più di me per i neri”

Intanto Trump quasi sembra approfittare della situazione per far vedere quanto vale e cosa è in grado di fare. Per fare campagna elettorale. “In 3 anni e mezzo ho fatto di più io per la popolazione nera che Joe Biden in 43 anni. In realtà, lui li ha danneggiati alla grande con la sua Crime Bill, che non ricorda nemmeno”, ha scritto in un post su Twitter.  “Ho fatto di più io per gli afroamericani di qualsiasi altro presidente nella storia Usa, con la possibile eccezione di un altro presidente repubblicano, il defunto e grande Abraham Lincoln”, ha dichiarato inoltre durante il discorso alla Nazione.

Allora forse il dispiegamento dei militari contro le proteste pacifiche non è la soluzione più adatta. E nemmeno lanciare un ultimatum alle autorità di New York: “Se loro non agiscono per sistemare le cose, lo farò io. E risolverò in fretta“, ha dichiarato in un collegamento con Fox News. “Abbiamo visto la manifestazione sia di proteste pacifiche che di quelle che hanno preso il sopravvento. Ci sono stati momenti di tensione, certo, ma in alcune zone di Manhattan e nel Bronx, dove si erano viste violenze nei giorni scorsi, non è successo niente”, ha replicato il sindaco di New York, Bill De Blasio. “Le nuove misure si sono rivelate efficaci”. Nella città infatti sono stati schierati oltre 8 mila agenti, e a tutti è stato richiesto di mostrare un atteggiamento “morbido”, non minaccioso, per evitare di alimentare le tensioni.

george floyd proteste usa

Proteste in America, una lotta per la giustizia

Quella che si sta verificando non è una lotta tra neri e bianchi, non è una lotta per la razza. E’ una lotta alla giustizia. Sia in nome di George Floyd, che in quello di tutti gli uomini uccisi per abuso di potere, che dei manifestanti feriti. Queste sono tutte ingiustizie realizzate per mano della polizia. Non è una diceria che i bianchi subiscano violenze più tenue rispetto alle persone afroamericane. I nomi a dimostrarlo sono tanti. Secondo uno studio del Proceedings of the Nazional Academy of Science of the USA, il periodico ufficiale della National Academy of Sciences, essere uccisi durante un arresto da parte della polizia in Nord America è la sesta causa di morte per gli uomini di età compresa tra i 25 e i 29 anni.

Rispetto ai bianchi, gli afroamericani sono 2,5 volte più a rischio, le donne 1,4 volte. Questo significa che un uomo, o un ragazzo di colore, ogni mille, verrà ucciso da un agente di polizia negli Stati Uniti. E’ inaccettabile.

george floyd proteste usa

Quella per George Floyd dovrebbe essere una protesta mondiale

Le proteste che si stanno verificando in America dovrebbero ampliarsi in tutto il mondo. E prendere tante diverse sfumature. Ci si deve indignare quando un afroamericano viene ucciso da un poliziotto. Così come lo si deve fare quando un governo decide di non soccorrere delle persone in mare. O quando una donna viene violentata. O quando un bambino viene discriminato per il colore della sua pelle, per la sua provenienza, per il suo peso. Quando si sottolinea la nazionalità di chi ha commesso un reato. Ma non ci si può indignare solamente da casa. Bisogna farsi sentire, perché è l’unico vero modo per cambiare le cose.

Certi pensieri che ormai sono radicati nella società, non possono più essere considerati accettabili. Siamo responsabili di far conoscere la verità per avere giustizia. Perché rimanere in silenzio, ci rende complici della violenza stessa. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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