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Quinta ondata Covid in Italia: cosa dicono gli esperti della (sotto) variante

La quinta ondata Covid in Italia non mette d’accordo gli esperti. Tutti sono dell’avviso però che sia necessario tenere alta la guardia, anche se dal 31 marzo non ci sarà più lo stato d’emergenza. Le precauzioni non saranno mai troppe: la pandemia non è finita per scienziati e virologi. Alcuni sono preoccupati soprattutto per gli effetti della variante Omicron 2, di cui si conosce poco, ma che sembra assai più contagiosa della Omicron 1. Chi non è tranquilla è la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo): «La gestione centralizzata si è dimostrata virtuosa, in particolare per la campagna vaccinale. Oggi il timore è che tutto torni alle Regioni, con i limiti di disomogeneità che conosciamo», ha detto il professor Filippo Anelli.

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coronavirus omicron 5 ondata

Quinta ondata Covid in Italia: cosa dicono gli esperti della (sotto) variante

Tra i più preoccupati l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene dall’Università del Salento: «È sicuramente l’innesco di una nuova ondata», sia per la presenza della nuova variante di Sars-CoV-2, «più trasmissibile di Omicron 1», ma anche per «l’abbassamento delle misure individuali di protezione, successivo al cambio di regole delle ultime settimane». Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano, ha ribadito l’importanza di «prudenza e progressività nelle misure» proprio «perché si potrebbe anche dover tornare indietro. Diciamo che questo virus ci darà ancora del filo da torcere».

quinta ondata omicron

Aperturisti e Rigoristi

«Credo che anche i ricoveri aumenteranno nei prossimi giorni. Ma la sottovariante Omicron 2 non lascia scelta: bisogna proteggere i fragili. Non si può fare nulla con questi livelli di trasmissione, non funziona nessuna misura parziale. Quindi proseguiamo con le riaperture», la posizione di Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova. Più ottimista Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova: «Non credo che siamo di fronte a una quinta ondata. Forse è la prima ondata di un virus depotenziato perché non è paragonabile alle precedenti quattro ondate e perché i nostri ospedali hanno pressione zero. Ovvero, questo aumento dei contagi non porta a una malattia grave».

Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano: «È un virus che nella sua evoluzione ha modificato non soltanto le caratteristiche genetiche, ma anche quelle fenotipiche: dà cioè un’infezione diversa. Se continua così, auspicabilmente potrebbe diventare un’infezione stagionale delle vie aeree superiori». Che si tratti di un virus più attenuato, diverso dalle precedenti varianti, è convinta anche la professoressa Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica dell’ospedale Sacco di Milano. Leggi anche l’articolo —> Ai turisti stranieri basterà il Green Pass base per entrare nei bar e ristoranti al chiuso

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