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Che sia il Quirinale o Palazzo Chigi non importa, senza Mario Draghi l’Italia rischia grosso

Quirinale ultime notizie – Ad aver colpito il centro rosso del bersaglio Carlo Verdelli, che sul «Corriere della Sera» ha fatto un’analisi più che mai puntuale della situazione di stallo, in cui son piombati i partiti a pochi giorni della prima votazione per il presidente della Repubblica. Il nuovo direttore del settimanale «Oggi» ha rimarcato in un editoriale dal titolo “Il ruolo di Draghi, una prova di realtà”, come la partita del Colle non possa prescindere dal cosiddetto «fattore D». Pensare di sciogliere il nodo del Quirinale senza considerare la «variabile Draghi» non sarebbe nient’altro che «un atto di presunzione politica da parte dei partiti e un inganno agli italiani».

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Che sia il Quirinale o Palazzo Chigi non importa, senza Draghi l’Italia rischia grosso

Gli occhi di tutto il mondo son puntati sull’Italia, che prima dell’arrivo dell’ex numero della Bce a Palazzo Chigi aveva dato di sé un’immagine poco rassicurante. Parliamo di un debito pubblico tra i dieci più rovinosi, un’instabilità a livello politico da record. E ancora la nascita di posizioni politiche lontane anni luce dallo spirito europeo, che invece caratterizza l’attuale presidente del consiglio. È stato proprio lui, il banchiere prestato alla politica, a ridare credibilità al Paese, a far da tonico ad una nazione, vessata da un’emergenza senza precedenti. Per l’Ue, cerchiamo di essere pratici (come del resto è lo stesso economista, tanto da aver fatto del suo pragmatismo quasi una forma di snobismo), Draghi rappresenta il massimo. È un uomo fortemente autorevole, affidabile.

Nessun altro italiano (ma forse al mondo) gode del suo standing internazionale. «Ci sarebbe una invariabile che rende oziosi i giri di valzer e di parole intorno alla scelta del prossimo presidente della Repubblica. L’invariabile si chiama Mario Draghi, ne sono perfettamente consapevoli attori e comparse di questi frenetici giorni. Ma si finge che lo schema sia davvero libero e vincerà chi ha più voti. E Draghi dove lo metto?», scrive Carlo Verdelli. Perché è vero che l’attuale esecutivo non è nato da un fallimento della politica, ma è altrettanto giusto dire che se oggi Draghi appare ancor più un gigante è merito pure del caos che regna sovrano tra i partiti. 

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Il binomio Mattarella-Draghi ha convinto l’Europa

Il binomio Mattarella-Draghi ha convinto l’Europa, ha sedotto i principali giornali. E ora che il presidente della Repubblica sta per concludere il suo mandato è evidente che dall’estero tanti vogliano che l’economista almeno resti in partita. Che sia il Colle o Palazzo Chigi, non importa. Quel che conta è che Mario Draghi, risorsa che il mondo ci invidia, continui a spendersi nell’interesse nazionale. Certo bisognerebbe capire quali siano i suoi stessi piani: “Se l’opzione è che resti a Palazzo Chigi, Draghi avrà comunque bisogno di un Capo dello Stato in sintonia, come lo è stato Mattarella, oltre che di un rinnovato patto con la sua maggioranza, visto che nell’ultimo periodo le mediazioni sono state più faticose e di conseguenza le decisioni meno rapide e incisive. Se invece l’attuale premier, provato dall’esperienza di una maggioranza instabile come nessun’altra prima, aspirasse a un approdo al Colle, come forse gli era stato ventilato al momento della nomina il 13 febbraio scorso, la questione diventa come garantirgli un’elezione che non ne indebolisca la reputazione col passare dei giorni e delle votazioni e, contemporaneamente, trovare un accordo che gli consenta di lavorare con un presidente del Consiglio non distonico rispetto agli impegni che lui stesso ha preso con i partner europei”, scrive Verdelli.

Difatti “ogni altra ipotesi che non preveda Draghi nel combinato delle due più importanti cariche dello Stato, mai così connesse e collegate, consegnerebbe il Paese a urne certe, e forse non proprio indicate in una fase delicatissima come quella che stiamo attraversando”, ha osservato ancora il giornalista.

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Verdelli: “Non tenere conto del principio di realtà non è mai un buon viatico per qualsivoglia avventura”

Lo ha spiegato con tanta semplicità sul «Corriere» Verdelli: “Non tenere conto del principio di realtà non è mai un buon viatico per qualsivoglia avventura. E la realtà dice che senza Draghi quel governo, e con quella maggioranza, non sarebbe stato concepibile né durerebbe un secondo con un’altra guida. È lui il minimo comune denominatore, o il massimo a seconda del giudizio, di questo presente politico. Quale che sia il futuro, pensare di affrontarlo oscurando il Fattore D non sembra una prova né di lungimiranza né di buon senso spiccio. Piaccia o meno, Draghi c’è, e al momento pretendere di metterlo tra due parentesi chiuse comporta un prezzo che il Paese, questo Paese e in queste condizioni, non può realisticamente permettersi. Il resto è teatrino”.

L’imperativo del momento deve essere uno solo: essere pratici. Non pensare alla soddisfazione immediata del bisogno, in modo irrazionale, ma guardare al principio di realtà, così come l’aveva enunciato Freud, perseguendo l’appagamento del desiderio, ponendosi obiettivi estesi nel tempo.

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Quirinale ultime notizie, Draghi e l’approccio pratico alla vita

Che è un po’ l’approccio alla vita che ha lo stesso economista. Draghi, ospite al punto luce “Save the Children” di Roma, rispondendo alle domande di alcuni ragazzi, aveva detto: «Ricordatevi però che sognare va bene, perché ci sono certe cose che piacciono di più e con cui uno si identifica come, ad esempio, essere un grande atleta mentre corri. Fa piacere pensare a queste cose. però quello che conta è oggi, è ora». Un diktat che Draghi si è imposto per far bene, per riuscire nella vita. Come prova non a caso la ‘preghiera per la serenità’ di Reinhold Niebuhr, citata dal premier durante il suo discorso al Meeting di Rimini nel 2020: «Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, / Il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, / E la saggezza di capire la differenza». Leggi anche l’articolo —> Draghi va avanti con le riforme, ma strizza l’occhio al Colle: i nomi di chi potrebbe sostituirlo a Palazzo Chigi

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