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Recovery Fund, le proposte di PD e Italia Viva consegnate a Gualtieri e Conte

Con l’arrivo del nuovo anno si intensificano le trattative per il piano nazionale di ripresa. Per questo motivo, nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il ministro per gli Affari Ue Vincenzo Amendola si sono collegati in conferenza con le delegazioni della maggioranza, con lo scopo di discutere e trovare un punto sull’utilizzo dei 209 miliardi del Recovery Fund destinati all’Italia del Next Generation Ue. Sia il Partito Democratico che Italia Viva hanno posto sotto l’attenzione dei ministri e del Presidente del Consiglio le loro proposte e criticità in due lunghi documenti.

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recovery fund

Recovery Fund, il documento del Partito Democratico

“Il Recovery Plan è l’occasione per un nuovo “patto italiano” che affronti la crisi con il coraggio del cambiamento, vinca la sfida della transizione verde e digitale, riduca le disuguaglianze sociali, di genere e territoriali, costruisca opportunità di qualità per le nuove generazioni”, si legge nel testo. “Per costruire un altro Paese dopo il Covid, per superare ritardi, battere rendite ed ingiustizie, per progettare uno sviluppo che sia equo e duraturo, è necessario compiere delle scelte. E la prima da compiere e definire è la missione dell’Italia nel mondo, il nostro interesse nazionale in un quadro europeo finalmente più forte e solidale, indicare quali catene del valore si ritengono strategiche per un sistema Paese capace di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità economica, sociale ed ambientale che stanno alla base del Recovery Plan”.

E poi ancora: “Gli assi portanti su cui è costruito il Piano sono la modernizzazione del Paese, la rivoluzione digitale ed ecologica, la riduzione delle disuguaglianze sociale e territoriali, la parità di genere. Per questo è importante che le intenzioni riformatrici del Piano e il filo conduttore che segna il ruolo e la missione dell’Italia nel dopo pandemia siano rese più esplicite, contrastando il rischio che la proposta di cui discutiamo assuma un carattere frammentario e talvolta contradditorio.” Secondo il Partito Democratico, quindi, i fondi del Recovery Fund non devono trasformarsi in una serie di progetti in grado soltanto di correggere l’Italia, ma piuttosto devono avere l’ambizione di delineare una nuova idea di Paese, di modello di sviluppo.

“Occorre una maggiore discontinuità negli obiettivi di trasformazione del Paese perché l’obiettivo non deve essere “ricostruire” quel che c’era, ma “rigenerare” il Paese investendo nelle sue enormi potenzialità e affrontando le sue fragilità”, si legge ancora nel testo.

Nicola zingaretti

Le proposte del Partito Democratico

Il Partito Democratico, quindi, chiede di rafforzare gli investimenti, finalizzando le risorse ai progetti con “maggiore impatto trasformato e capaci di sviluppare filiere nei settori più avanzati dal punto di vista tecnologico, della sostenibilità ambientale, dell’innovazione sociale e culturale”. Oltre a questo, i dem sottolineano la loro preoccupazione riguardo all’esaurimento degli interventi straordinari volti a impedire i licenziamenti. “La mancanza di un disegno riformista sul fronte degli ammortizzatori
sociali, così come nell’ambito delle politiche attive del lavoro e delle infrastrutture sociali, rischia di rendere ancor più traumatiche, dal punto di vista sociale, le conseguenze della crisi generata dal Covid e di produrre un utilizzo tutt’altro che ottimale delle risorse disponibili in quest’ambito.

Riteniamo in particolare fondamentale rafforzare il legame tra welfare e politiche attive e di formazione, attraverso una seria riforma degli ammortizzatori sociali, prevedere investimenti per realizzare un piano nazionale per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Riteniamo che per ogni singola azione vanno specificati meglio gli indicatori, in grado di definire l’impatto ambientale, sociale, di genere, territoriale dei singoli progetti”, si legge nel testo inviato al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Gli argomenti affrontati, criticati e proposti sono quindi tanti: si vogliono favorire gli investimenti piuttosto che gli incentivi, le politiche industriali, ma anche quelle creative e culturali con misure di attrazione e sostegno degli investimenti in cultura, innovazione creativa e rafforzamento delle filiere dell’industria e dell’impresa culturale.

Poi ancora una vera transizione ecologica, con un “necessario e urgente adeguamento del PNIEC”. Un occhio di riguardo infine viene rivolto alla digitalizzazione nella scuola, nella sanità e nelle città. Anche in relazione a forme di partecipazione democratica, alle scelte delle comunità interessate. Così come alla necessità di investire nella cure e nell’empowerment delle persone, dando più forza alle infrastrutture sociali. Si parla di parità di genere, con l’obiettivo della crescita dell’occupazione femminile. E, in conclusione, del Mezzogiorno, e la necessità di ridurre il divario storico e il dualismo economico-sociale che divide ancora Nord e Sud.

Renzi

Recovery Fund, le proposte di Italia Viva

Il documento presentato da Italia Viva al ministro dell’Economia Roberto Speranza, al ministro degli Affari Ue Vincenzo Amendola e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte si compone di 62 punti. Proposte, criticità e soluzioni: 33 pagine, fitte di temi, per poter non solo indirizzare i fondi del Recovery Fund. Ma anche per scrivere una nuova storia dell’Italia. “Ti proponiamo di superare il complicato meccanismo 4 pilastri – 6 missioni e individuare 4 progetti centrali. La nostra proposta è insistere su cultura, infrastrutture, ambiente epportunità. Il progetto così impostato si chiamerebbe CIAO2030″. Ma vediamo, più nel dettaglio, in cosa consisterebbero le idee presentate da Italia Viva.

Cultura: aprire il piano con l’Italia come capitale mondiale della cultura permanente. Teatri, musei, spettacolo dal vivo. Ma anche scuola, educazione, università. E nel nostro modello di wellness aggiungere qui sport e salute. Infrastrutture: un piano dettagliato di infrastrutture tradizionali, dalle strade alle ferrovie, dai porti agli aeroporti. Ma anche e soprattutto infrastrutture innovative a cominciare dalle possibilità aperte dal digitale e dall’impalcatura strutturale del Paese composta da pubblica amministra-
zione e giustizia”. Il testo poi si sposta sull’ambiente: “L’energia, la decarbonizzazione, l’agricoltura. Ma anche il dissesto idrogeologico, l’idrogeno, il nostro rapporto con l’Africa”. Infine, “opportunità: un Paese di valori. Economia sociale, terzo settore, volontariato. Ma anche occupazione”.

Il documento di Italia Viva

Nel documento proposto da Italia Viva, quindi, si toccano moltissimi punti. Si va dalle riforme istituzionali al Mes, dal Reddito di Cittadinanza alla salute e allo sport. Principalmente, però, lo si può definire un’attenta analisi di quelle 133 pagine consegnati dall’esecutivo nelle mani della maggioranza. Analisi che, infatti, si accompagna anche dalla spiegazione di tutte le criticità. “Abbiamo pensato di scorrere le 133 pagine del testo che ci hai consegnato e segnalarti alcuni spunti di riflessione sui quali vorremmo discutere nel merito. La nostra delegazione, ovviamente, è pronta a fare un lavoro di drafting insieme al Tuo team e al Presidente del Consiglio. Ma prima di emendare parti del testo, occorre fare probabilmente una riflessione sullo stile, i contenuti, la fattibilità del documento”, si legge.

Non basta criticare, serve la sfiducia costruttiva. Ecco perché nella seconda parte del documento individuiamo alcune proposte. Si tratta di innovazioni: sul percorso metodologico, con pieno coinvolgimento del Parlamento e della società civile. Sull’impianto del progetto, con l’individuazione di quattro punti chiari come pilastri e senza il doppione delle sei missioni: progetto CIAO2030″. E, infine, sulla cultura, le infrastrutture, l’ambiente, le opportunità. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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