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Reithera, a che punto siamo con il vaccino Covid italiano? Chiariamo la situazione

Dopo mesi dall’annuncio dell’arrivo entro fine anno di un vaccino made in Italy, le notizie che giungono sulle sorti del siero sono controverse. A che punto siamo con il vaccino italiano Reithera? Una domanda alla quale non si trova risposta. Le affermazioni riguardo al siero sono confuse, soprattutto quelle che giungono dall’ospedale Spallanzani di Roma, dove tutto è inizito. A tal proposito, il consigliere regionale Massimiliano Maselli ha chiesto che venga urgentemente chiarita la situazione.

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Reithera vaccino italiano: a che punto siamo

Sono molti i dubbi intorno alle sorti del vaccino italiano anti-Covid. Lo scopo della creazione del siero ReiThera è quello di avere un nostro vaccino da usare contro il coronavirus. il suo inserimento a fine anno nel piano vaccinale nazionale. La prima fase di sperimentazione del siero si è svolta all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Spallanzani”, situato nella capitale. Secondo le prime analisi il vaccino anti-Covid italiano è un potente alleato contro la pandemia. Lo stesso Giuseppe Ippolito, membro del comitato direttivo della sperimentazione, ha firmato una pubblicazione, che confermava la riuscita della fase uno.

Ma è dalla fase due che i problemi hanno avuto inizio. Sebbene lo Spallanzani abbia sempre sostenuto che era al lavoro, procedendo con la la fase due sperimentazione del vaccino, sembra che l’istituto in realtà non avrebbe avviato il reclutamento di volontari. D’altra parte 25 ospedali italiani hanno effettuato la sperimentazione, con mille volontari che si sono sottoposti a due dosi di vaccino. I dati con i risultati arriveranno in breve tempo.

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Reithera vaccino italiano: i nodi da risolvere

Cosa sta succedendo quindi allo Spallanzani? Sembra che non stia procedendo perché mancano i fondi. Gli 81 milioni di euro promessi da Domenico Arcuri non sono mai arrivati. Repubblica spiega che i soldi sono fermi per motivi burocratici. “Aspettano un timbro della Corte dei conti.” Un attesa troppo lunga per una situazione di emergenza pandemica.

Fatto sta che è tutto pronto per la fase 3. La biotech ha già in freezer dosi sufficienti per i circa 10 mila volontari necessari. Inoltre, come ha ricordato Massimiliano Maselli, la regione Lazio ha già finanziato la ricerca con 5 milioni di euro trasferiti allo Spallanzani. Oltre a questi anche Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica ha contribuito con 3 milioni. Se contiamo anche gli 80 milioni che devono arrivare da Invitalia la cifra è veramente spropositata. Il consigliere regionale vuole fare al più presto chiarezza sulla situazione dell’ospedale romano.>>Tutte le notizie

 

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