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Per tornare in scena Renzi è disposto ad allearsi anche con Salvini: il retroscena

Il semestre bianco si avvicina, e questo significa che è ora di disegnare la mappa delle alleanze. Gli interessi sono alti, così alti che Renzi potrebbe allearsi con Salvini, nonostante tutto. Anche perché insieme guadagnerebbero la maggioranza dei grandi elettori. Il che, tradotto, significa scegliere il nome del prossimo capo dello Stato.

conte grillo Renzi

Renzi si aprirà a Salvini?

Per un po’ di visibilità Matteo Renzi farebbe di tutto, anche allearsi con Matteo Salvini. D’altronde, che il leader di Italia Viva fosse uno stratega non è una novità degli ultimi giorni. In più deve approfittarne per tornare protagonista della scelta politica, e anche questo è chiaro pure agli occhi degli esponenti del Carroccio. “Mi sa che nel Partito Democratico sono entrati nel panico. Perché hanno capito che la legge Zan potrebbe essere solo il primo passo di una intesa ben più ampia che porta al Quirinale. Con Renzi a fare da mediatore”, ha dichiarato un parlamentare leghista a Repubblica. La verità, però, è che dietro tutte le papabili coalizioni ci sono i numeri, e soprattutto gli interessi, sulla prossima elezione del presidente della Repubblica.

E con i numeri Renzi è sempre stato forte. Di fatto, secondo i calcoli del leader di Iv il centrodestra avrà il 45% dei grandi elettori, e questo significa che per la prima volta siederà al tavolo da gioco per la carica del capo dello Stato. Più nel dettaglio, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Coraggio Italia raccolgono 440 parlamentari, a cui però va aggiunta la maggior parte dei delegati regionali. La somma porta al 46,3% dei grandi elettori. Se ci mettiamo dentro anche la squadra di Italia Viva, ecco che la percentuale cresce di un ulteriore 4,3%. In questo modo, centrodestra e Italia Viva praticamente potrebbero decidere in autonomia il nuovo presidente della Repubblica a partire dal quarto scrutinio, avendo già la maggioranza assoluta.

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Salvini meloni

Renzi e Salvini verso la scelta del presidente della Repubblica

E il centrosinistra? Beh, rimarrebbe un po’ fregato. Lo schieramento Movimento 5 stelle-Partito Democratico-Liberi e Uguali non solo soffrirà la crisi dei pentastellati e i possibili abbandoni, ma rischia anche di non andare oltre i 404 seggi. Almeno, a conti fatti oggi è così. Per questo il cambio di rotta di Italia Viva sarebbe deleterio: il centrodestra si assicurerebbe un’autosufficienza che gli consentirebbe di fare a meno anche dei gruppi misti, di quei 106 scranni dove siedono grillini pentiti, europeisti e autonomisti che dovevano fare da stampelle al tris di Conte, ma anche Carlo Calenda e i radicali di Emma Bonino.

A questo punto, le ipotesi più papabili sono tre. La prima è che Mario Draghi lasci il ruolo di presidente del Consiglio, faccia le valigie e si trasferisca direttamente al Colle. Questo scenario, però, non è così quotato. Sicuramente piacerebbe molto sia a Matteo Renzi che a Matteo Salvini che, a dirla tutta, non aspettano altro. Ma non è nemmeno da escludere che Draghi possa decidere di mettere da parte le ambizioni personali per guidare l’esecutivo fino a fine mandato, quindi 2023, e poi puntare alla Commissione europea. C’è poi il nodo Silvio Berlusconi: Salvini aveva fatto una mezza promessa al leader di Forza Italia. Una promessa che, probabilmente, però, non riuscirà a mantenere.

Marta Cartabia

Marta Cartabia sarà la prima donna al Colle?

L’ipotesi che Silvio Berlusconi riesca a conquistare il Colle è praticamente nulla. Italia Viva e Lega, se dovessero avere i numeri per farlo, non sprecherebbero l’occasione con il nome di Berlusconi e tutte le vicende giudiziarie che ancora si porta dietro. E a sottolinearlo è stato proprio l’ex rottamatore qualche settimana fa rispondendo ai microfoni di Myrta Merlino a L’aria che tira: “Berlusconi al Quirinale? Mi consenta, stiamo esagerando…”. Chi sarà quindi il prescelto? Ancora è difficile dirlo. Lo spostamento dell’asse verso il centrodestra, però, rischia di mettere fuori gioco alcuni esponenti del Partito Democratico di cui si era parlato nei mesi. Gentiloni, Franceschini, Sassoli, Veltroni, Romano Prodi. Difficile pensare che la destra li possa appoggiare. “Io credo che alla fine sarà più facile che dalla rosa di nomination possibili venga fuori un non politico”, ha dichiarato una fonte leghista a Repubblica.

E allora eccolo lì, l’asso nella manica che tutti aspettano di giocarsi: Marta Cartabia. La guardasigilli metterebbe d’accordo un po’ tutti, e sarebbe la prima donna al Colle. Di questo tutti e due i Mattei riuscirebbero a farne un trofeo da mostrare alle prossime elezioni, è chiaro. Inoltre, piace un po’ a tutti, per cui potrebbe essere una soluzione pressoché unitaria e, ammettiamolo, di facciata. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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