“Gli credo, certo: non incolpo nessuno, però la situazione è quella che è, e nemmeno escludo nulla”. Così Salvatore Di Ielsi, 76 anni, padre di Antonella e nonno di Sara, parla del genero Gianni Di Vita in un’intervista al Corriere della Sera, mentre a Pietracatella proseguono le indagini sul caso della ricina. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, di 15 anni, sono morte lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, per avvelenamento da ricina.

“Gli ho chiesto: sei stato tu?”
Il suocero racconta di aver affrontato direttamente il genero, marito di Antonella e padre di Sara, ponendogli la domanda più difficile: “Sei stato tu?”. Secondo il suo racconto, Gianni Di Vita ha negato: “Io non c’entro”. Di Ielsi spiega di non aver mai litigato con il genero, neppure dopo la morte della figlia e della nipote.
“Non è possibile che abbia fatto tutto da solo”
Il padre di Antonella esprime sospetti e ipotizza il coinvolgimento di un’altra persona, senza identificarla. Ha dichiarato di non credere che Di Vita possa aver agito da solo: “Non è possibile che abbia fatto tutto da solo, sapendo quello che c’era intorno”. Ha anche detto di aver sempre considerato il genero “il bravo fesso”, spiegando che intende “uno che è bravo ma è pure fesso”.
Le difficoltà nella coppia
Una parte delle dichiarazioni riguarda le presunte difficoltà tra Antonella e Gianni, di cui si parla in questi giorni. Il suocero sostiene di non averle conosciute: “Non sapevo nulla di quelle difficoltà”. Il possibile ruolo di Di Vita nella vicenda, ricordano le cronache, non è verificato.
Le indagini
La Procura di Larino indaga per duplice omicidio aggravato, ma nel fascicolo non è iscritto alcun nome. Gianni Di Vita è tra le persone citate da chi indaga: è stato interrogato più volte e ha consegnato due computer. Dalle analisi è emerso che le due vittime avrebbero assunto una quantità di ricina circa 140 volte superiore alla dose letale, con esclusione di un’ingestione accidentale.
I computer dell’Istituto Agrario
Oggi, in Questura, sono state sentite due donne, parenti di una coppia del paese che ha legami di amicizia con la famiglia Di Vita. Gli investigatori ripartono ora anche dai computer dell’Istituto Agrario di Riccia, da cui, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe essere partita la ricerca sulla sostanza. La procuratrice punta alla perquisizione.
Presunzione di innocenza
Nessuno è stato formalmente accusato: per tutte le persone citate vale la presunzione di innocenza. Le dichiarazioni di Salvatore Di Ielsi sono opinioni di un familiare delle vittime e non costituiscono elementi accertati.
Fonte: Corriere della Sera, Il Mattino, Leggo.it, Tgcom24, Alanews, Quotidiano.net, The Social Post