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Salvini Draghi strappo sulla riforma del fisco: “È una patrimoniale”, retroscena da Palazzo Chigi

«Questa è una patrimoniale. Non ci sarà mai il sostegno della Lega. Non firmo una cambiale in bianco ad un ministro che dice che si deciderà nel 2026». Così Matteo Salvini ai giornalisti stamattina, ribadendo la posizione dura assunta contro il governo Draghi. I ministri della Lega, nella giornata di ieri, non hanno preso parte alla riunione del Cdm sulla delega fiscale. Un’iniziativa che sarebbe stata, all’apparenza, presa per la contrarietà alla riforma del catasto, ma che di fatto non si può non addurre alla cocente delusione delle amministrative. E lo sappiamo, perché la storia insegna, che quando Salvini è in affanno comincia a darci dentro con piroette e developpé, che manco alla Scala di Milano. Non è certo la prima volta, ma quel che il segretario del Carroccio ignora è chi ha davanti oggi. 

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Salvini Draghi strappo sulla riforma del fisco: “È una patrimoniale”, retroscena da Palazzo Chigi

Non si tratta di Giuseppe Conte, non è un governo “politico”. E in conferenza stampa, infatti, il premier Draghi non è apparso particolarmente turbato da quanto accaduto: «L’assenza della Lega? La spiegherà l’onorevole Salvini oggi o domani. Ma gli scambi avvenuti in cambina regia e nelle conversazioni avevano dato sufficienti elementi per valutare la legge delega». E la replica del segretario del Carroccio non è tardata ad arrivare: «Non voto la Delega fiscale perché non contiene quello che era negli accordi. I ministri della Lega non possono averla in mano alle 13:30 per una riunione alle 14. Non è l’oroscopo, non è possibile avere mezz’ora di tempo per analizzare il futuro degli italiani. C’è qualcosa da cambiare nella modalità operativa», ha dichiarato il leghista in una conferenza stampa a Montecitorio, in risposta al presidente del Consiglio. In quella stessa occasione Salvini ha svelato quello che sarebbe stato un effervescente dietro le quinte: «I nostri ministri mi dicevamo che nei corridoio tutti gli altri ministri dicevano ‘avete ragione’. Poi dentro per ipocrisia si china il capo e si alza la manina. Noi non chiniamo il capo quando ci sono di mezzo la casa e il risparmio degli italiani. C’è un’ipotesi di aumento di tasse che la Lega non avalla».

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Il leader della Lega contesta il “metodo” Draghi

Salvini ha contestato il “metodo” Draghi, su cui finora aveva avuto poco da eccepire. Vista la debacle alle elezioni comunali, che hanno rivelato tre importanti nodi – l’assenteismo alle urne, la fine del M5s e la deriva dei sovranisti – il leader della Lega è tornato alla carica con i suoi soliti cavalli di battaglia, tutti caratterizzati dall’imperativo “Prima gli Italiani”. Non si può “votare sulla fiducia” senza aver visionato i testi, la scusante della Lega. Per questo il ministro del Turismo Massimo Garavaglia aveva lasciato il tavolo della Cabina di Regia chiedendo tempo. E stamattina Salvini ha cercato di tenere il punto, ma non avendo concepito una strategia ben definita, ha precisato di non voler uscire dal governo Draghi«Io non vado fuori, semmai lo faranno Conte e Letta». Parlando dell’ex numero uno della Bce Salvini aveva detto: «Io mi posso anche fidare di Draghi, ma nel 2026 chi ci sarà?», quasi a voler “lisciare il pelo” al presidente del Consiglio.

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«La Lega non darà mai un ok all’aumento delle tasse»

Salvini, che però ci tiene al suo elettorato, ha rincarato stamani: «La Lega non darà mai un ok all’aumento delle tasse. Nell’articolo 7 c’è la possibilità di un aumento della pressione fiscale. Io voglio ridurre le tasse sulla casa non aumentarle. Non firmo un assegno in bianco. Non mi basta che il ministro dell’Economia dica che gli aumenti possano aumentare nel 2026. Questa è una patrimoniale. Contiamo che il Parlamento, che può intervenire, modifichi questi passaggi e tolga qualsiasi ipotesi di riforma del catasto e di patrimoniale sulla casa dalla delega fiscale». E ha attaccato il governo Draghi sulla riapertura delle discoteche al 35%: «Una presa in giro senza senso scientifico, sanitario, sociale ed economico, con questi numeri rischiano di fallire 3.000 aziende e di rimanere a casa 200.000 lavoratori». Nessuna reazione da Draghi, che si trova in Slovenia, al vertice Ue, dove si sta confrontando con gli altri leader.

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“Finito l’idillio?”, Salvini Draghi scontro sul fisco, ma non solo

Intervistato dal «Corriere» il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari ha detto che «se non ci si lascia discutere un provvedimento che rischia di avere pesanti conseguenze sulle tasche dei cittadini significa che ci stanno accompagnando alla porta». Il deputato Bagnai ha specificato: «È un po’ difficile stare in maggioranza essendo trattati come se si fosse opposizione, senza che ti vengano dati i documenti, con tempi per l’esame che vengono imposti». Dichiarazioni raccolte da «Il Foglio» che fanno capire l’aria che tira. Dalla parte di Salvini la leader di FdI Giorgia Meloni: «Credo che Salvini faccia bene a non votare una delega in bianco, anche perché nel Parlamento il centrosinistra è molto più forte nei numeri e tende a prevalere e da parte del governo Draghi mi pare ci sia una certa inclinazione…». Leggi anche l’articolo —> Riforma fiscale, il testo della legge delega. Draghi: “Processo che richiederà molti anni”

 

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