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Sandro Petrone morto, addio al «giornalista cantautore»: l’inviato aveva 66 anni

Addio a Sandro Petrone, storico inviato di guerra Rai, che ha raccontato conflitti come la Guerra del Golfo e quella in Jugoslavia, nonché conduttore del Tg 2. Se ne è andato in punta di piedi a 66 anni. A dare l’annuncio della morte il segretario Usigrai Vittorio di Trapani che su Facebook ha scritto: «Ha lottato con la grinta degli inviati di razza. Non ha mai nascosto la malattia. Anzi, l’ha combattuta tornando a dedicarsi alla passione di sempre: la musica. Per me è stato anche un docente. Sandro Petrone non lavorava in tv, conosceva e sapeva fare televisione».

Sandro Petrone

Sandro Petrone morto, addio al «giornalista cantautore»

Il giornalista alcuni anni fa si era ammalato di tumore. Un problema di salute di cui lo stesso aveva parlato in un’intervista al ‘Corriere della sera’: «Un microcitoma, un tumore molto aggressivo che nel 95% dei casi colpisce i fumatori». Petrone aveva scelto di affidarsi al Pascale di Napoli per sottoporsi ad una cura sperimentale, l’immunoterapia: «Gli studi sull’immunoterapia applicata al microcitoma erano ancora in fase embrionale. Mi sono trovato dentro una big news, dentro una rivoluzione. Ora gli scienziati che mi hanno consentito di sopravvivere sono stati premiati col Nobel». Proprio il tumore lo aveva spinto a ritirarsi dal giornalismo e a dedicarsi a tempo pieno all’altro suo grande amore: la musica. Nel 2018 Petrone aveva pubblicato il suo ultimo disco “Solo fumo”, una sorta di concept album. 

Sandro Petrone

Era malato da tempo: l’inviato di guerra aveva 66 anni

Era nato a Napoli il 2 febbraio del 1954. Inviato speciale e di guerra, conduttore della Rai, Sandro Petrone è stato anche docente di comunicazione di massa presso la Sapienza e la Scuola di giornalismo di Perugia. Ha esordito appena diciottenne come copywriter nell’azienda di famiglia, Octa Marketing e comunicazione, poi l’arrivo in Rai, passando per alcune radio private. Ha lavorato nelle sedi di corrispondenza di New York, Londra, Parigi, Mosca. Documentarista, è ricordato per reportage preziosi come quello sul conflitto nei Balcani, che restano punto di arrivo per quanti sognano di fare del giornalismo una professione. Tra i suoi meriti anche quello di aver partecipato nel 1982 alla realizzazione di Radiosoftware di RadioTre.

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Negli ultimi tempi, come abbiamo detto, aveva accantonato la carriera da inviato e aveva scelto di collaborare con diversi giovani musicisti. «Mi piace raccontare le storie degli uomini e le storie che servono a denunciare gli abusi che minacciano la democrazia. Perciò per molti anni ho fatto il cantautore del Neapolitan Power. Quando non potevo ancora fare il giornalista. E da giornalista ho continuato a comporre canzoni, soprattutto durante i reportage all’estero, parole spinte dalle emozioni che nei servizi televisivi non trovavano posto. Canzoni che gli altri possano cantare. Anche la musica serve a mantenere in vita la gente. La musica è vita. E le parole in musica, un filo conduttore dell’esistenza», queste le sue parole su My Space. leggi anche l’articolo —> Morto Ezio Bosso: chi era il compositore, pianista e direttore d’orchestra scomparso a 48 anni

 

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