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Sarah Scazzi sarebbe ancora viva se Ivano Russo non avesse mentito? Parla mamma Concetta

Sarah Scazzi processo bis: Ivano Russo condannato in primo grado a 5 anni di reclusione per avere mentito al pubblico ministero in sede di indagine e, sotto giuramento, in Corte d’Assise durante il processo per l’omicidio della 15enne di Avetrana. Il cuoco, conteso all’epoca dei fatti tra la vittima e la cugina Sabrina Misseri (condannata all’ergastolo in via definitiva insieme alla madre Cosima Serrano), fu reticente e non fornì le informazioni di cui era a conoscenza in merito alla vicenda culminata in delitto, prima fra tutte l’avere assistito al furibondo litigio tra le due cugine pochi istanti prima che Sarah venisse strangolata.

ivano russo condannato

Sarah Scazzi sarebbe ancora viva se Ivano Russo non avesse mentito?

Se Ivano avesse parlato dalla prima ora probabilmente le indagini avrebbero preso da subito la strada giusta. Invece subirono ritardi e vennero di fatto ostacolate dalle menzogne fornite dagli 11 imputati condannati nel secondo filone di inchiesta sul delitto di Avetrana. «Ivano, condannato per aver mentito, avrebbe potuto salvare Sarah? Sicuramente se questo verdetto verrà confermato anche negli altri due gradi di giudizio, saremmo davanti a un fatto sconcertante: se le cose sono davvero andate in quel modo, certamente si sarebbero potuti accelerare i tempi del ritrovamento del corpo della mia piccola Sarah (avvenuto invece 40 giorni dopo l’omicidio solo perché fu Michele Misseri a confessare di averlo occultato nel pozzo di contrada Mosca e condurre sul posto gli inquirenti ndr) perché avremmo avuto più elementi utili in nostro possesso e si sarebbero potute indirizzare le indagini verso alcuni individui», lo ha detto la madre di Sarah al settimanale Giallo che l’ha intervistata dopo la recente condanna a Ivano Russo e Michele Misseri (QUI i dettagli).

Sarah Scazzi vittima (anche) di un muro di omertà

Concetta Serrano ha poi aggiunto: «Questa bugia ha certamente danneggiato le indagini e le persone egregie che le hanno compiute, alle quali va sempre il nostro ringraziamento». Parole amare e figlie del rinnovato profondo dolore nell’apprendere, a dieci anni dal delitto consumatosi nel primo pomeriggio del 26 agosto 2010 in casa di sua sorella Cosima, che se le persone a conoscenza di informazioni basilari e determinanti per portare all’accertamento della verità avessero parlato, forse sarebbe stata scritta un’altra storia processuale. Sarah Scazzi è stata uccisa dalla cugina e dalla zia, ma anche dal muro di omertà innalzato ad Avetrana che, a fatica, la magistratura è riuscita ad abbattere.

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