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Omicidio Serena Mollicone, a processo tutti i carabinieri indagati: 11 gennaio prima udienza

Omicidio Serena Mollicone: saranno tutti processati gli indagati per il delitto della 18enne di Arce (Frosinone) consumatosi il 1° giugno 2001. Il gup di Cassino Domenico Di Croce ha infatti disposto il rinvio a giudizio dell’allora maresciallo dei carabinieri della caserma di Arce, Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco (tutti accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere) e di altri due carabinieri, il maresciallo Vincenzo Quatrale, accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, e l’appuntato Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento.

Serena Mollicone e il brigadiere Tuzi

Serena Mollicone e il brigadiere Tuzi

Serena Mollicone rinviati a giudizio i carabinieri indagati

La prima udienza è fissata per l’11 gennaio. Serena Mollicone fu trovata morta in un boschetto vicino Arce nel giugno del 2001. Il padre Guglielmo, che ha dedicato tutta la sua vita a combattere per chiedere verità e avere giustizia (senza tuttavia ottenerle), è morto lo scorso 31 maggio 2020, in coma dal 27 novembre 2019 in seguito ad un ictus.

“Durante l’udienza la difesa della famiglia Mottola è ritornata più volte proprio sulla valutazione di attendibilità delle “rivelazioni” del brigadiere Tuzi che pochi giorni prima di togliersi la vita, nel 2008, aveva dichiarato agli inquirenti di aver visto la mattina della scomparsa Serena fare ingresso nella caserma di Arce e non uscirne più”. Lo riferisce la redazione online di Quarto Grado. Qui l’approfondimento, leggi —> Serena Mollicone news, il brigadiere Tuzi (morto suicida) la vide nel giorno del delitto: le sue parole
omicidio serena mollicone ultime notizie

La porta rotta della Caserma di Arce perno dell’imminente processo

Secondo la ricostruzione della Procura, Serena durante una colluttazione sarebbe stata strattonata e la sua testa sbattuta contro una delle porte degli appartamenti dei Mottola. Creduta morta, la ragazza sarebbe stata trasportata e abbandonata nel bosco di Fonte Cupa, dove è stata ritrovata cadavere due giorni dopo. La nuova recente inchiesta sul delitto è arrivata alla svolta proprio dalla analisi di quella porta rotta della caserma, al centro del processo che partirà il prossimo 11 gennaio. “Per le consulenze d’accusa, firmate dalla dottoressa Cristina Cattaneo, quella frattura sulla porta rappresenterebbe l’impronta dello scontro con la testa della giovane. Per la difesa dei Mottola, invece, quella rottura sulla porta non avrebbe nulla a che vedere con il delitto, come anche il maresciallo e la sua famiglia”, scrive Quarto Grado.

I Mottola si professano innocenti

“Siamo consapevoli delle nostre ragioni e le faremo valere – ha detto all’Adnkronos l’avvocato Francesco Germani, difensore della famiglia Mottola – Il maresciallo è innocente, si è detto tranquillo e affronterà serenamente il processo. Sono 10 anni che lui e la sua famiglia sono nel tritacarne mediatico, hanno affrontato questa situazione con una forza d’animo encomiabile e sono convinti che prima o poi la verità verrà fuori”. Poi l’affondo nei confronti del sistema giudiziario italiano: “Quello che stanno vivendo è un macigno che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Non è degno di un paese civile che si debbano aspettare 10 anni per un processo”.

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