Il ginocchio destro continua a condizionare la stagione di Jannik Sinner. Il numero uno del mondo ha rinunciato anche al torneo di Pechino, dopo aver già saltato Montreal, Cincinnati e gli US Open. Sinner non scende in campo dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon, e negli ultimi giorni aveva ripreso ad allenarsi a Monaco, ma le risposte del ginocchio non sono state ancora sufficienti per consentirgli di tornare alle competizioni.

Le parole di Sinner
Lo stesso tennista ha spiegato la decisione con parole chiare: “Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni in cui vorrei che fosse e non sono ancora pronto per competere”. Il suo rientro resta legato al recupero completo dell’articolazione, senza una data certa. Tra gli appuntamenti successivi c’è il Masters 1000 di Shanghai, in programma dal 6 al 18 ottobre, ma la partecipazione dipenderà dalle condizioni fisiche.
L’ipotesi della bandelletta ileo-tibiale
Negli ultimi giorni è stata avanzata l’ipotesi di una sindrome della bandelletta ileo-tibiale, condizione conosciuta nello sport come “ginocchio del corridore”. Va precisato che, al momento, non c’è alcuna conferma ufficiale da parte del giocatore o del suo staff medico: si tratta quindi di un’ipotesi circolata sulla stampa, non di una diagnosi confermata.
Cos’è questa sindrome
A spiegarne la natura è il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (Simfer), interpellato dall’Adnkronos. Si tratta di una condizione dolorosa che colpisce la zona laterale del ginocchio, molto frequente nei runner ma che può interessare anche ciclisti, sciatori e triatleti. Nel tennis, spiega l’esperto, sta diventando più frequente a causa di calendari fittissimi, superfici in cemento e un gioco sempre più fisico.
Come si diagnostica
Ecografia e risonanza magnetica sono gli esami in grado di confermare la patologia.
La terapia: nella maggior parte dei casi conservativa
“La terapia è nella maggior parte dei casi conservativa, ma richiede tempo”, precisa Bernetti, smentendo implicitamente le voci circolate su una possibile operazione per il campione italiano. Il trattamento si basa su protocolli specifici di esercizio terapeutico, con un focus particolare sul rinforzo della muscolatura stabilizzatrice del bacino e su esercizi di controllo neuromotorio.
Modificare i carichi e riprendere gradualmente
Il percorso di recupero prevede in genere la modifica temporanea dei carichi che provocano dolore, una fisioterapia attiva con rinforzo dei muscoli dell’anca e dell’arto inferiore, e una ripresa graduale dei gesti sportivi, osservando la risposta dei sintomi durante l’attività e nelle ore successive.
Quando serve l’intervento chirurgico
L’operazione resta un’ipotesi residuale, riservata ai casi in cui il trattamento conservativo prolungato non riesca a risolvere il problema. Un eventuale intervento chirurgico comporterebbe, secondo alcune stime, fino a sei mesi di stop.
Fonte: Il Fatto Quotidiano, Adnkronos, Agi, con dichiarazioni del professor Andrea Bernetti (Simfer)