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Gli Usa congelano la licenza a Leonardo-Finmeccanica: «Amici dei cinesi? Niente tecnologia americana»

La disinvolta, o meglio cerchiobottista, politica estera del Conte bis costa cara, carissima, all’industria italiana. Leonardo-Finmeccanica, la più grande azienda a partecipazione pubblica con prevalenti interessi nel settore miliare, ha visto congelare la propria licenza produttiva dagli Stati Uniti. Un danno enorme, considerato che Leonardo partecipa a numerosi programmi dell’industria della difesa americana, tra cui quello del contestatissimo caccia multiruolo F-35. Questa volta, però, si parla di elicotteri per le operazioni speciali, ma la musica non cambia.

Giuseppe Conte e MIke POmpeo

 

Il governo americano avrebbe deciso di mettere in freezer e congelare la licenza di Leonardo per la commercializzazione degli elicotteri Boeing CH 47 Er “Chinook”, dove la sigla ER sta per Extentend range. Si tratta di elicotteri con una configurazione particolare che li rende adatti alle operazioni speciali e sotto copertura, utilizzati da varie forze speciali in giro per il mondo. Sono gli stessi velivoli che il ministero della Difesa italiana aveva messo a budget per 500 milioni e poi sospeso a fine 2018.

“Volete fare gli amici dei cinesi? Vi scordate la nostra tecnologia”

L’indiscrezione, ora confermata, circola da poco prima di Natale, ma negli ambienti del governo si sa da ottobre, quando il segretario di Stato americano Mike Pompeo è stato in visita ufficiale in Italia. In poche parole, Pompeo ha detto: “Volete fare gli amici dei cinesi? Bene, allora noi vi chiudiamo le porte, per evitare passaggi di tecnologia verso Pechino”. Un’ossessione, quella dell’amministrazione Trump che ben prima della battaglia sui dazi ha visto penalizzare giganti della tecnologia con interessi rilevanti (e ricadute economiche altrettanto importanti per gli Usa) come Huawei. In questo caso pesano come macigni i programmi che, dopo la visita del ministro degli Esteri Luigi Di Maio in Cina, Roma e Pechino hanno iniziato a delineare.

Leonardo-Finmeccanica Chinook

Di più, a parte la faccenda dei Chinook, l’amministrazione americana avrebbe avviato una serie di verifiche per escludere la contaminazione di tecnologia tra Italia e Cina, riguardo anche ad altri progetti in cui è coinvolta l’industria militare tricolore. La partecipazione congiunta con Boeing tocca infatti anche lo stabilimento di Pomigliano dove da anni c’è una linea dedicata al velivolo civile Dreamliner e dove in futuro Leonardo e i cinesi dovrebbero assemblare il Comac, un altro aereo passeggeri. Ma gli occhi di Washington sono puntati anche sulle attività di Leonardo in Turchia. Qui, con l’industria di Ankara, è stata creata da tempo una stretta partnership relativa alla progettazione e produzione di elicotteri. Le verifiche servirebbero ad escludere che sul suolo turco non possa esserci alcuna contaminazione a favore anche indiretto di Pechino. Insomma, la mossa americana è chiara: se l’Italia vuole essere “amica” della Cina, nel campo dell’industria militare da Washington non avrà più alcun aiuto.

L’industria militare italiana sempre penalizzata dagli Usa

Non è la prima volta che accade che l’Italia venga penalizzata dall’alleato atlantico a causa del suo nanismo politico e della sua ondivaghezza in politica estera. Quando la divisione aeronautica di Finmeccanica si chiamava ancora Alenia e inglobava Agusta ed Aermacchi, negli anni ’90, partecipò al programma per la fornitura del nuovo aereo di addestramento basico per l’USAF (Jpats). L’industria italiana era in gara con un prodotto che surclassava gli avversari per prestazioni e costi di esercizio. Ma lo S-211 Jpats (nella foto sotto), pur con un cuore “americano” nel motore e nell’avionica, realizzato in collaborazione con l’americanissima Grumman, perse la gara contro il minor prestazionale concorrente brasiliano. Facile capire perché: in quel momento era più importante e strategico avvicinare il grande paese sudamericano a Washington che non compiacere il debole e ondivago storico alleato europeo.

Stesso destino, in passato, ebbe un altro programma militare in cui Alenia investì ingenti capitali, quello del caccia leggero AMX. Allora fu la Gran Bretagna, spalleggiata da Washington, a bloccare una possibile vendita del velivolo all’Argentina, nemico storico di Londra. L’AMX era infatti dotato di un motore prodotto su licenza della britannica Rolls-Royce e una sua ri-motorizzazione con un propulsore made in Usa dalla General Electrics per superare l’embargo di Londra sfumò per motivi mai chiariti. Oggi invece è chiaro: l’industria militare italiana ha davvero “ottimi amici” a Washington… >> I retroscena politici

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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