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Stellantis, nei primi nove mesi del 2026 solo 340.745 veicoli prodotti in Italia: peggio dell’anno del Covid. Allarme Fim su Mirafiori e Cassino

09/10/2026 10:41

La crisi di Stellantis in Italia è tutt’altro che alle spalle. Nei primi nove mesi del 2026 il gruppo ha prodotto negli stabilimenti italiani 340.745 veicoli, il 28,3% in più dello stesso periodo del 2025, ma meno di quanto si registrò nel 2020, anno del lockdown per il Covid, e meno del 2024. Lo certifica il report della Fim-Cisl, che parla del secondo anno peggiore di sempre per le fabbriche italiane. Tutte le notizie sono nella sezione Stellantis

Operai in una linea di produzione di uno stabilimento Stellantis in Italia: nei primi nove mesi del 2026 prodotti 340.745 veicoli

I numeri a confronto

Per capire la situazione serve uno sguardo in prospettiva: le 340.745 unità prodotte tra gennaio e settembre 2026 sono inferiori alle 462.424 del 2020 e alle 387.600 del 2024. Il confronto è ancora più duro con il 2021-2023, quando dagli impianti italiani uscirono rispettivamente 528.108, 515.380 e 567.525 tra auto e veicoli commerciali.

Le previsioni di fine anno

Secondo la Fim-Cisl, anche considerando l’ultimo trimestre non si arriverà a quei livelli: il sindacato stima che la produzione chiuda “intorno a 450mila unità”, rimanendo sotto il 2024. Il dato arriva mentre le immatricolazioni del gruppo aumentano. “Va meglio del 2025, ma meno bene di quanto previsto”, sintetizza il segretario generale Ferdinando Uliano. Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il tavolo automotive è sostanzialmente chiuso grazie alle garanzie fornite dal gruppo su occupazione e volumi.

Cassino: l’abisso

La situazione più critica è quella di Cassino, dove sono state prodotte 8.897 auto, il 37,1% in meno rispetto ai primi nove mesi del 2025. L’attività si è ridotta a poco più di 5-6 giornate lavorative al mese, con 118 giornate di fermata collettiva complessive: nello stabilimento laziale, dove si producono Maserati Grecale, Alfa Romeo Stelvio e Giulia, si è lavorato per una cinquantina di giorni tra gennaio e settembre. In questi giorni la fabbrica è di nuovo ferma.

Mirafiori: 600 lavoratori a rischio

Non è rosea nemmeno la situazione di Mirafiori: l’arrivo della Fiat 500 ibrida ha portato le vetture assemblate a 46.323, con un aumento del 151,1% sul 2025. “Serve un nuovo modello”, avverte Uliano, sottolineando che, se i numeri attuali diventassero strutturali, sarebbero a rischio 600 lavoratori a tempo. Stellantis stimava una produzione di 100.000 unità tra ibrido ed elettrico, ma la fabbrica torinese vivrà quindici giorni di cassa integrazione a ottobre e difficilmente arriverà a 60mila auto.

Pomigliano e Melfi

A Pomigliano d’Arco sono prodotte 103.500 delle 206.945 auto italiane, grazie al traino della Panda, ma lo stabilimento non è saturo: in nove mesi si sono registrati 34 giorni di contratto di solidarietà sulla linea dell’utilitaria e 68 nel reparto del Tonale, che fatica nelle vendite. A Melfi, dove ormai si producono quattro modelli, i 4.390 operai hanno assemblato 47.580 unità, il 77% in più delle 26.850 del 2025, ma meno delle 54.240 di due anni fa, con 87 giornate di fermo collettivo.

Atessa e Termoli

Viaggia invece lo stabilimento di Atessa, che assembla i veicoli commerciali: ne ha prodotti 133.800 tra gennaio e settembre. Resta il nodo di Termoli, dove ci sarà la solidarietà fino ad agosto 2027 dopo l’addio al progetto della gigafactory del consorzio Acc: “Gli interventi su cambi e motori non danno garanzie in prospettiva”, ha avvisato Uliano.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, articolo di Andrea Tundo, con dati del report Fim-Cisl

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