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Terrorismo in Europa, il simbolo della debolezza strategica dell’occidente

Terrorismo in Europa. Tre attentati di matrice islamica in meno di un mese e mezzo: l’Europa è sotto attacco. Non c’è altro modo di definire quello che sta accadendo. Il terrorismo islamico, tramite la paura, il mezzo che meglio conosce, è tornato a spaventare le capitali europee. E a sottolineare i limiti dell’occidente nella sua struttura di difesa, nonché la mancanza di una strategia comune volta a contrastare preventivamente gli attacchi terroristici.

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Terrorismo in Europa, da Charlie Hebdo ai luoghi di culto

Tutto è ripartito con le vignette di Charlie Hebdo, di nuovo. Gli stessi disegni che hanno fatto scagliare Erdogan contro Macron, e che hanno aizzato ancora una volta gli estremisti islamici contro l’Occidente. Dall’ultima illustrazione di Maometto, infatti, Imam e agenzie hanno chiesto ai propri profeti di reagire. E questo significa una sola cosa: spargere il terrore. Alcuni stanno già puntando il dito contro l’accoglienza, contro l’immigrazione, la stessa che l’Europa tenta di portare avanti come una ricchezza. Lo fa senza un piano preciso però, senza una vera collaborazione tra i suoi Stati membri, e creando di conseguenza anche un’idea malsana nella mente dei cittadini che poi, inevitabilmente, collegano tutta l’immigrazione agli attentati terroristici.

Ma il punto non è l’immigrazione, o l’accoglienza: è la mancanza si un sistema di controllo efficace. E’ la carenza di collaborazione, di una strategia sinergica in grado di gestire gli sbarchi, impossibili da fermare, e prevenire gli attacchi con maggiori controlli. Il killer di Nizza, infatti, è arrivato in Francia nonostante il documento di respingimento. Come ha fatto a sfuggire dall’attenzione di chi gestisce la cosa?

terrorismo in europa

Il fanatismo spaventa, e sottolinea le debolezze europee

Se a un certo punto si è iniziato ad avere paura dei “pazzi”, di coloro che in un momento preciso della vita loro potevano compiere una strage, oggi siamo tornati a essere terrorizzati dagli estremisti islamici. Gli obiettivi degli ultimi attacchi, infatti, sono stati i luoghi di culto. Il filo conduttore, tuttavia, rimane sempre uno: il fanatismo. Si punta a colpire i cittadini, gli indifesi, mentre camminano per strada o cenano in un ristorante. Impossibile dimenticare quanto accadde al Bataclan il 13 novembre 2015. Ed è proprio per questo, anzi soprattutto per questo, che bisogna intervenire in modo unito. Perchè ieri è stata Vienna, nei giorni prima Nizza, Parigi. Domani potrebbe essere qualsiasi altra Capitale. Anche perchè sembra non esserci più una logica negli attacchi, se non quella di sferrarsi contro l’Europa in maniera indistinta. E farsi trovare impreparati potrebbe essere l’inizio della fine.

Orlando: “I Paesi dell’Europa combattono divisi tra loro il terrorismo”

“Il trattato di Lisbona che regola l’assetto dell’Unione europea prevede una Procura che combatta mafie e terrorismo in tutti i paesi membri. La Procura è stata istituita ma al momento si occupa soltanto di truffe contro il bilancio dell’Unione. Dopo i drammatici fatti di Nizza io credo si debba procedere nel senso indicato dal trattato. I Paesi dell’Unione combattono divisi tra loro il terrorismo che invece vuole colpire l’Europa per ciò che rappresenta nel suo insieme. Oggi Nizza, dopo Parigi, Bruxelles, Madrid, Berlino e tante altre città del nostro continente in questi anni. Le parole di solidarietà sono apprezzabili e vanno condivise ma adesso è necessario fare qualcosa di concreto. Serve una Procura europea antiterrorismo subito”, ha ribadito sulla sua pagina Facebook Andrea Orlando, deputato del Partito Democratico.
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Vento: “L’occidente deve chiarire le zone d’ombra che contrassegnano le relazioni con il Mondo Islamico”

Allo stesso modo si è schierato anche Sergio Vento, responsabile nazionale per la politica estera del Partito Repubblicano italiano, in un comunicato ha scritto: “L’ennesimo, criminale atto di terrorismo che ha colpito la Nazione francese suscita sdegno, solidarietà, senso di responsabilità. La viltà e la crudeltà dell’attacco contro cittadini fragili e indifesi squalifica i suoi perpetratori ed ispiratori, senza equivoci o attenuanti. Va pertanto sdegnosamente e recisamente respinto infatti qualsiasi alibi di matrice religiosa, ideologica o politica. La solidarietà verso il governo e il popolo francese si impone, senza esitazione, nell’attuale momento di drammatica emergenza. I nemici della dialettica democratica e del pluralismo vanno isolati e condannati dalla Comunità internazionale nelle sue pur realistiche articolazioni. Infine il senso di responsabilità che deve guidare l’Europa e l’Occidente.

Su tale terreno, eminentemente politico, occorre moltiplicare e articolare gli sforzi, nell’ambito dell’Unione europea e del rapporto transatlantico, volti a chiarire le ambiguità e le zone d’ombra che da decenni contrassegnano le relazioni con il Mondo Islamico. Vanno in particolare respinte le ricorrenti tentazioni di approcci nazionali, talora opportunistici e tattici, che disorientano le opinioni pubbliche e finiscono con il dare spazio al fanatismo. In particolare per l’Unione europea si impone oggi la necessità di una autentica Politica Estera, di Sicurezza e di Difesa Comune che, in un ritrovato spirito di intesa e collaborazione con gli Stati Uniti e altri Paesi disponibili, indirizzi le proprie energie verso concreti obiettivi di stabilità politica, di crescita materiale e di dialogo culturale”.

Gli attentati sono il nutrimento dei nazionalismi

Tutto questo non farà altro che aumentare gli spiriti nazionalisti dell’estrema destra. Gli attentati verranno sfruttati per riportare in auge arcaiche teorie contro l’immigrazione, la violenza, e a favore di principi istituzionali a dir poco superati. Ma anche i limiti dell’Unione europea, un territorio comune che in quanto tale dovrebbe collaborare, e che invece dopo questi attentati probabilmente tornerà a voltarsi le spalle.

Anche di fronte a tutto questo, non bisogna dimenticare una cosa: il mondo islamico è un cosmo eterogeneo. Non è solo terrore. Anzi: ci sono ragazze mussulmane che studiano il femminismo e promuovono nuove e moderate riaffermazioni, tanto per fare un esempio. La maggior parte degli islamici, poi, condanna totalmente gli attentati in Occidente. Dire che tutti i musulmani sono terroristi sarebbe come dire che tutti gli italiani sono mafiosi. Quanto ci indigniamo, giustamente, quando all’estero ci dipingono come tali?

Ecco, forse il punto è proprio questo: da Charlie Hebdo ai nazionalisti, bisognerebbe smettere di sentirsi superiori a priori. Di prendersi la libertà di sbeffeggiare Maometto o chi per lui, di deridere i valori di una religione. Perché hanno dimostrato che ci sono alcuni fanatici che conoscono un solo modo di rispondere a tutto questo: con il terrore. E noi non siamo in grado di difenderci. Dall’altra parte, infatti, l’Europa dovrebbe sicuramente aumentare la rete di controlli anti terrorismo, ma anche sviluppare un progetto di immigrazione in grado di permettere agli Stati di gestire l’accoglienza in un modo, per lo meno, dignitoso. Cosa che in Europa non sta succedendo. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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