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Trump, l’assistente Natalie Harp scriveva messaggi ai leader mondiali al posto suo

20/08/2026 14:08

Nuove rivelazioni del New York Times gettano luce sul ruolo di Natalie Harp, assistente personale del presidente statunitense Donald Trump, finita al centro dell’attenzione mediatica per la sua posizione all’interno dell’amministrazione.

Natalie Harp, l’assistente di Donald Trump al centro delle rivelazioni del New York Times

Non solo i post su Truth Social

Secondo quanto riportato dai giornalisti Shawn McCreesh e Maggie Haberman, autori del libro “Regime Change”, Harp non si occuperebbe soltanto di scrivere i post pubblicati da Trump sulla piattaforma Truth, ma avrebbe anche inviato messaggi telefonici a diversi leader mondiali per conto del presidente.

Un canale di comunicazione fuori dalla catena di comando

Il New York Times non specifica il contenuto di queste comunicazioni né i nomi dei capi di Stato o di governo coinvolti, ma sottolinea come si tratti dell’ennesimo esempio di un canale di informazione gestito da una sola persona, operante interamente al di fuori della consueta catena di comando istituzionale della Casa Bianca.

Chi è Natalie Harp

Harp, 34 anni, ricopre un ruolo di assistente personale particolarmente vicino al presidente, con mansioni che secondo le ricostruzioni giornalistiche andrebbero ben oltre quelle tradizionalmente attribuite a questo tipo di incarico, arrivando a toccare direttamente la gestione della comunicazione politica e diplomatica del tycoon.

Un tema che alimenta il dibattito sulla trasparenza istituzionale

La vicenda riaccende l’attenzione sul funzionamento interno dell’amministrazione Trump e sul livello di controllo esercitato su figure che, pur non ricoprendo ruoli istituzionali formalizzati, sembrerebbero avere accesso diretto a canali di comunicazione sensibili con altri governi, un tema che secondo gli osservatori meriterebbe maggiore chiarezza da parte della Casa Bianca.

Fonte: Dagospia, con dati Ansa e ricostruzione del New York Times (Shawn McCreesh e Maggie Haberman, “Regime Change”)

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