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Vaccino anti covid, la distribuzione in Italia potrebbe iniziare il 15 gennaio

Non solo la corsa al vaccino anti covid è partita, ma la sua distribuzione è finalmente ufficiale. Il ministero della Salute, infatti, sta lavorando per avviare le vaccinazioni il 15 gennaio 2020, restringendo di quasi due settimane il piano previsto fino adesso. L’Ema, l’agenzia regolatori europea, ha fatto sapere che autorizzerà Pfizer il 29 dicembre, e proprio per questo motivo la data di metà gennaio sembra ancora più veritiera. Ci sono però delle perplessità da parte delle Regioni sulla suddivisone delle dosi fatta dalla struttura del commissario straordinario per l’emergenza Domenica Arcuri. Sembra, infatti, che alcuni numeri non tornino.

>> Leggi anche: Vaccino Pfizer, l’autorizzazione dell’agenzia europea del farmaco il 29 dicembre

Pfizer vaccino Covid

Vaccino anti Covid, il Lazio riceverà più dosi della Lombardia

A partire dal mese di gennaio saranno disponibili 3,4 milioni di dosi, e saranno sufficienti a vaccinare 1,7 milioni di persone. I primi a riceverli, come ormai noto, saranno gli operatori del settore sanitario e gli ospiti delle Rsa, ovvero coloro ritenuti più a rischio. Analizzando la tabella contenente il numero di persone da vaccinare, però, ci sono dei dati che non tornano. Per esempio, pare che il Lazio riceverà più dosi di vaccino anti covid della Lombardia, e questo nonostante registri più o meno la metà degli abitanti della Regione più colpita in assoluto in Italia dal Coronavirus. Si parla, infatti, di 356 dosi a fronte di 5,8 milioni di residenti nel Lazio, e 308 mila per 10,1 milioni di residenti in Lombardia.

Sono previste, poi, 51 mila dosi per la Toscana (3,7 milioni di abitanti), e 177 mila per l’Emilia Romagna che, a sua volta, conta 4,4 milioni di abitanti. Un’altra proporzione, infine, non torna. La provincia autonoma di Bolzano, 500 mila abitanti, avrà la metà delle dosi della Toscana: 26 mila.

Le incongruenze non finiscono qui, e proprio per questo le Regioni stanno chiedendo dei chiarimenti. Inoltre, il piano di Arcuri prevede l’introduzione di una App necessaria alla prenotazione da parte dei cittadini del vaccino anti-Covid. Anche su questo punto qualcuno nelle Regioni ha espresso dei dubbi. L’idea, infatti, è quella di creare sia una App che un numero verde. Il timore, però, è che il call center possa essere intasato in tempi brevissimi, bloccando di fatto il sistema. Anche perchè, probabilmente, non verrebbe utilizzato solamente per le prenotazioni: c’è la possibilità che molti lo usino per togliersi le perplessità riguardo al vaccino anti covid. Secondo alcuni, poi, sarebbe meglio contattare direttamente i soggetti a rischio per patologia o età.

vaccino covid quanto dura

L’obiettivo è vaccinare almeno 30 milioni di cittadini

In base al piano di Arcuri, il personale che si occuperà della vaccinazione anti covid dovrebbe essere composto da un medico e quattro infermieri, i quali potranno contare poi su un amministrativo e due operatori sanitari. Secondo le stime del commissario, sarà necessario assumere ad hoc 16 mila addetti, anche se nei primi quattro mesi dovrebbero bastarne 10 mila. Nella fase iniziale, per il vaccino Pfizer, sono previsti “3.700 inoculatori”. A proposito, nei prossimi giorni dovrebbero essere pubblicati due bandi che dovrebbero poi concludersi il 4 gennaio. Saranno indirizzati, appunto, a medici e infermieri per selezionare delle società di somministrazione. Tramite una call pubblica, poi, saranno coinvolti laureati in medicina, infermieri e assistenti sanitari, anche in pensione. Attraverso un accordo con il ministero della Ricerca si recluteranno infine gli specializzandi, mentre con l’aiuto delle Regioni si acquisirà personale sociosanitario e amministrativo.

L’obiettivo è quello di riuscire a vaccinare almeno 30 milioni di persone entro settembre 2020. Verranno creati 1.500 punti di somministrazione, che saranno aperti 7 giorni su 7 e riusciranno a distribuire 6 dosi di vaccino anti covid all’ora. In cinque giorni della settimana, poi, partiranno delle squadre per andare a casa di chi non può muoversi. L’idea, comunque, è quella di iniziare la distribuzione nei Paesi dell’Unione europea in modo compatto: “Lo scopo è cominciare la campagna almeno in contemporanea con Germania, Francia e Spagna”, ha infatti spiegato il responsabile della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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