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“Tutti i volti della violenza” contro le donne: fotografia di un’Italia patriarcale

“I dati testimoniano un fenomeno di proporzioni drammatiche, che chiede strategia e visione d’insieme e, al tempo stesso, un impegno trasversale per essere accanto alle vittime di violenza”, ha ribadito il presidente del Consiglio Draghi nei giorni scorsi. “La tutela delle donne è una priorità assoluta del governo, che intende affrontare l’odioso problema della violenza di genere in tutti i suoi aspetti. Dalla prevenzione al sostegno alle vittime”, ha affermato poi la ministra alle Pari Opportunità e alla Famiglia Elena Bonetti. La realtà, però, confessa un interesse che si discosta in modo sostanziale da queste parole. Durante la discussione in Parlamento della mozione contro la violenza sule donne di lunedì, infatti, erano presenti solamente 8 deputati su 630. Un’assenza a dir poco simbolica.

violenza contro le donne

Bonetti e la mozione sulla violenza contro le donne: “Priorità assoluta di governo”

E anche i fatti palesano una verità che si distanzia molto dalle parole: soltanto il 2% dei 27,5 milioni messi a disposizione nel 2020 per il 2021 è arrivati ai Centri e alle Case. Tra l’altro, solamente in due regioni: Liguria e Umbria. Per intenderci, per l’acquisto dei mezzi incentivati dal bonus Mobilità sono stati stanziati 100 milioni di euro. Per il bonus terme 53 milioni. Tutti dati che si specchiano perfettamente nell’immagine della Ministra Bonetti, vestita di rosso, che praticamente da sola discute della mozione sulla violenza contro le donne. “Con il Piano strategico nazionale contro la violenza maschile sulle donne 2021-2023, che ieri abbiamo presentato, il governo ha compiuto un significativo passo in avanti.

Sceglie la stabilità e la strutturalità delle attività di contrasto e anche dell’investimento dello Stato nel sostenere la rete dei centri antiviolenza, che svolge un lavoro straordinario in tutto il Paese”, ha affermato Bonetti nella sua missiva indirizzata alla Rete antiviolenza Milano e Gilead Sciences Italia, promotori della conferenza ‘Tutti i volti della violenza’ tenutasi al Senato.

“È un investimento importante che rendiamo strutturale in legge di bilancio con 30 milioni di euro, cui si aggiungono ulteriori e strutturali 5 milioni di euro per l’attuazione del Piano e altrettanti per l’attuazione del Piano parità. Oggi siamo chiamati tutti insieme a mettere in campo azioni sinergiche e trasversali, come state facendo anche Voi per aiutare le donne e consentire a ciascuna di uscire dalla violenza e ricominciare una nuova vita in autonomia e libertà. Vi sono, quindi profondamente grata per questa iniziativa e per l’impegno che state portando avanti per le donne”.

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violenza contro le donne

Violenza contro le donne

“Psicologica, fisica, economica, sessuale, assistita dai figli; stalking, catcalling, discriminazioni e disparità di genere. La violenza contro le donne ha molteplici forme e sembra non conoscere confini. Per gli italiani è tra le priorità urgenti dell’agenda politica del Paese: una criticità primaria da risolvere sia se si parla di violenza fisica (60.8%), sia se si parla di quella psicologica (57.8%)”. Un’affermazione di principio che poi però si scontra con atteggiamenti di discriminazione radicati nella società e con la sottovalutazione, per esempio, del fenomeno dello stupro. Sebbene infatti secondo l’Istat circa il 5% delle donne 16-70enni (1 milione 157 mila) abbia subito stupro o tentativo di stupro, più del 40% degli italiani pensa che questo dato non superi il 3%. Una sottovalutazione molto più frequente tra gli uomini che tra le donne.

Questi sono solo alcuni dei ati emersi da una ricerca demoscopica realizzata da AstraRicerche su un campione rappresentativo della popolazione italiana, presentati oggi in occasione dell’evento “Tutti i volti della violenza”, promosso da Rete Antiviolenza del Comune di Milano e Gilead Sciences Italia. La fotografia che ne risulta è sconfortante. Un italiano su quattro pensa che non si possa davvero considerare una forma di violenza. Commentare un abuso fisico subito da una donna affermando che è meno grave perché gli atteggiamenti di lei, il suo abbigliamento o aspetto comunicavano che era “disponibile”. A pensarlo sono in maggioranza gli uomini (30%), ma anche la percentuale delle donne è significativa (20%). Circa 3 persone su dieci non considerano violenza “Dare uno schiaffo alla partner se lei ha flirtato con un altro”.

Tra le donne, ne è convinto il 20%, mentre la percentuale sale al 40% per gli uomini. Ancora, un italiano su tre non considera violenza forzare la partner a un rapporto sessuale se lei non ne ha voglia; lo pensano circa quattro uomini e tre donne su dieci. Tutti numeri che raccontano di un’Italia patriarcale, in cui c’è ancora tanto da fare in termini di informazione e sensibilizzazione”. Una questione culturale che non è appannaggio dei soli uomini, ma che riguarda anche le donne.

Caserta violenza

I dati della rete Antiviolenza sui primi sei mesi del 2021

È necessario un cambiamento culturale che ci faccia sentire tutti e tutte parte del problema. Perché le donne non possono e non devono essere lasciate sole ad affrontare la violenza e i maltrattamenti. Per questo, in Lombardia, abbiamo costituito la Rete Antiviolenza coordinata dal Comune di Milano, attiva da molti anni nel sostenere le donne che decidono di sottrarsi a situazioni di maltrattamento domestico e violenza di genere lungo tutto il percorso, offrendo accoglienza e ascolto basati sulla relazione di genere, sostegno psicologico, giuridico (civile e penale), professionale/lavorativo, abitativo ed economico. Nonostante la scarsità delle risorse messe a disposizione degli enti locali, abbiamo continuato ad aumentare le risorse economiche e umane per la rete antiviolenza della nostra città”, ha commentato Diana De Marchi, presidente Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili e Rete Antiviolenza del Comune di Milano.

In occasione dell’evento sono stati anche presentati i dati della Rete Antiviolenza relativi ai primi sei mesi del 2021, numeri raccolti attraverso 14 realtà sul territorio tra Centri Antiviolenza e Case Rifugio del Comune di Milano. Sono state circa 2.200 le richieste pervenute da circa 980 donne che hanno beneficiato dei diversi interventi offerti dalla Rete Antiviolenza del Comune di Milano. In circa un quarto dei casi si tratta di donne che hanno chiesto aiuto per la prima volta mentre ci sono oltre 400 donne che sono state accolte in percorsi ancora in essere di fuoriuscita dalle situazioni di violenza e 50 donne e 27 bambini che sono stati ospitati in Case Rifugio. Il 59% delle donne aiutate dalla Rete ha figli e il 64% è di nazionalità italiana.

Il 68% delle violenze rilevate è di tipo fisico, il 24% sessuale e il 22% assume le forme di violenza ‘economica’. Triste primato per la violenza psicologica (84%). Un lavoro di assistenza fondamentale che da oggi può contare su un contributo in più.

Rete antiviolenza sul territorio del Comune di Milano:  l’89% delle donne subisce violenza da parte di un famigliare

Il 59% delle donne aiutate dalla Rete ha figli e il 64% è di nazionalità italiana. Il 68% delle violenze rilevate è di tipo fisico, il 24% sessuale e il 22% assume le forme di violenza ‘economica’. Triste primato per la violenza psicologica (84%). Un lavoro di assistenza fondamentale che da oggi può contare su un contributo in più. Tra la Rete Antiviolenza Milano e Gilead Sciences è stata infatti avviata una collaborazione che ha previsto l’erogazione di 20.000 euro per la realizzazione di iniziative a favore di donne vittime di violenza di genere. Si tratta di tirocini e borse di lavoro per percorsi e progetti di reinserimento lavorativo e riqualificazione professionale; servizi per la conciliazione famiglia-lavoro. Poi ancora rogetti di autonomia abitativa; spese per la promozione della salute per donne vittime e figli minori coinvolti; spese legali per iter giuridici civili.

“La collaborazione con la Rete antiviolenza del Comune di Milano fa parte dell’impegno per la tutela e la promozione dei valori della diversità e dell’inclusione che come azienda globale sosteniamo in tutte le comunità in cui operiamo. Non ci fermiamo alla ricerca e allo sviluppo di farmaci innovativi. Sosteniamo attivamente chi opera in favore di coloro che vivono condizioni di discriminazione, emarginazione o violenza. Tra le fasce di popolazione più disagiate vi sono le donne, a cui fenomeni come la violenza e la disparità di genere nei suoi vari aspetti impediscono una piena e legittima partecipazione alla vita sociale ed economica del Paese”, ha spiegato Gemma Saccomanni, direttore Public Affairs di Gilead Sciences Italia.

Chi esercita violenza contro le donne?

Agli intervistati, poi, è stato chiesto di affermare chi, secondo loro, esercita maggiore violenza contro le donne. Secondo l’86% di loro, al primo posto risono i superiori sul lavoro. In seconda posizione, invece, i partner uomini (84%) e altri uomini della famiglia (73%). A seguire, sconosciuti (78%) e amici e conoscenti, sia donne sia uomini (75%). Da sottolineare un dato fondamentale: quasi la metà delle donne intervistate pensa che il partner uomo è spesso prevaricatore, violento a livello psicologico o fisico. Mentre solo il 35% degli uomini è d’accordo con questa descrizione, confermando la sottovalutazione del problema. Dai dati della Rete antiviolenza sul territorio del Comune di Milano emerge invece che oltre l’89% delle donne subisce violenza da parte di un famigliare. Il 74% dei di coloro che le maltrattano sono mariti, conviventi, fidanzati o ex e il 68% di questi ultimi sono di nazionalità italiana.

“Il quadro generale che emerge è quello di un’Italia ancora ancorata su certi retaggi, ma consapevole che la violenza di genere esiste ed è una questione prioritaria da affrontare. Lo dimostra il dato sulla percezione della parità di genere, definita come ‘condizione nella quale donne e uomini ricevono pari trattamenti, con uguale facilità di accesso a risorse e opportunità, indipendentemente dal loro genere sessuale. Solo per il 18,8% degli intervistati la parità di genere in Italia è reale, pienamente raggiunta”, ha spiegato Cosimo Finzi, direttore AstraRicerche. Sulle modalità per combattere il fenomeno della violenza gli italiani optano per la soluzione “culturale”: promuovere conoscenza e rispetto delle donne nelle scuole, di ogni ordine e grado.

Al secondo posto inseriscono l’intervento sul welfare pubblico. Orari di lavoro, offerta di servizi, sussidi per l’acquisto di servizio di asilo nido, riconoscimento del lavoro domestico. A seguire, i percorsi di empowerment femminile per le vittime di violenza quali sostegno psicologico, attività sull’autostima e la consapevolezza, supporto al reinserimento lavorativo e nella società (17.1% e 53.2%). Infine, una legge che renda obbligatorio un periodo di paternità di 2-3 mesi (9.1% e 26.0%). >> Tutte le notizie di UrbanPost

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