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Caldo estremo, Mercalli: “Il peggio deve ancora arrivare, la più grande sfida della storia”

03/08/2026 11:13

Il caldo estremo che sta attanagliando l’Italia non accenna a placarsi, e secondo il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, non si tratta più di un’eccezione, ma della nuova normalità imposta dal cambiamento climatico in corso.

Il climatologo Luca Mercalli avverte: “Il peggio del caldo estremo deve ancora arrivare”

“Non stiamo facendo abbastanza”

Interpellato sulla quarta ondata di calore che sta interessando la Penisola in queste settimane, Mercalli è netto: il fenomeno andrebbe considerato tutt’altro che eccezionale. Dal 2003, spiega il climatologo, si osserva un progressivo aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore, un trend che politica ed economia continuerebbero a sottovalutare nonostante la gravità crescente della situazione anno dopo anno.

Settembre come luglio? “Tutto è possibile”

Alla domanda se anche il prossimo mese di settembre possa rivelarsi caldo quanto giugno e luglio, Mercalli invita alla massima prudenza scientifica. Andare oltre i dieci giorni di previsione, spiega, significherebbe entrare nel campo della speculazione più che in quello della scienza. L’unica certezza, sottolinea, riguarda il livello globale: il riscaldamento del pianeta proseguirà, ma prevedere con esattezza il meteo italiano a uno o due mesi di distanza resta scientificamente impossibile.

Almeno altri dieci giorni di caldo record

Sul breve termine, invece, le previsioni sono più nette: secondo Mercalli il caldo insisterà almeno per tutta la prossima settimana, fino approssimativamente al 10 agosto. Un dato che l’esperto giudica poco incoraggiante, soprattutto alla luce dei numeri già registrati nei mesi scorsi: giugno e luglio 2026 avrebbero infatti superato ogni record precedente, risultando i mesi più caldi mai registrati nelle serie storiche.

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“Meravigliarsi oggi è come stupirsi della mafia in Italia”

Il climatologo non risparmia critiche a chi ancora si sorprende di fronte a ogni nuova ondata di calore, paragonando questo stupore a quello, giudicato ormai fuori luogo, verso un fenomeno strutturale della società italiana. Da anni, denuncia Mercalli, gli scienziati del clima lanciano lo stesso allarme, sentendosi però spesso inascoltati sia dalla politica che dall’opinione pubblica.

La replica ai negazionisti: “Servono dati scientifici, non termometri sui muri”

Mercalli respinge con fermezza le tesi di chi minimizza la portata del fenomeno attuale paragonandolo a presunti episodi simili del passato. Le serie storiche, sottolinea, dimostrerebbero con chiarezza come la situazione attuale sia senza precedenti, e mette in guardia da immagini di termometri improvvisati, come quelli appesi ai muri o davanti alle farmacie, che non costituirebbero in alcun modo dati scientificamente validi. Il clima, ribadisce, va studiato attraverso le stazioni meteorologiche professionali e i dati satellitari.

Le soluzioni proposte: verde urbano e spazi climatizzati

Di fronte a quella che definisce “la più grande sfida della storia dell’umanità”, Mercalli non si limita a denunciare il problema, ma indica alcune possibili strade da percorrere: un deciso incremento delle aree verdi nelle città, la realizzazione di spazi climatizzati accessibili alle persone più fragili, e una pianificazione urbanistica in grado di limitare gli effetti delle temperature estreme e degli eventi meteorologici più violenti.

L’allarme sanitario e il rischio “assuefazione”

Tra gli aspetti più preoccupanti evidenziati dal climatologo figura anche l’impatto sanitario delle ondate di calore, che continuano a provocare vittime, soprattutto tra le persone più fragili e anziane. Mercalli mette inoltre in guardia dal rischio di una progressiva assuefazione collettiva al fenomeno: quando arriverà il fresco, avverte, la notizia smetterà presto di far discutere, almeno fino alla prossima estate, in un ciclo che rischia di normalizzare un’emergenza sempre più grave.

Fonte: Il Messaggero, Il Mattino, Leggo.it, Adnkronos, Stato Quotidiano

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