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Ranucci, l’ordinanza rivela: aveva iniziato ad accarezzare l’idea di entrare in politica

13/08/2026 10:45

Nuovi dettagli emergono dalle carte dell’inchiesta sull’attentato subito da Sigfrido Ranucci, che gettano nuova luce sui rapporti tra il conduttore di Report e Valter Lavitola, l’imprenditore arrestato con l’accusa di essere il mandante del blitz dinamitardo dello scorso ottobre. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, ripresa da Dagospia, il giornalista avrebbe iniziato a prendere in considerazione l’ipotesi di un proprio ingresso in politica.

Sigfrido Ranucci, il retroscena sull’idea di un possibile ingresso in politica emerso dalle carte dell’inchiesta

Il piano di Lavitola secondo gli inquirenti

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’attentato sarebbe stato concepito da Lavitola come un piano teoricamente privo di conseguenze dirette per le persone, pensato per rilanciare la figura di Ranucci come possibile punto di riferimento della politica italiana, oltre che dell’informazione. Per l’aspetto operativo, l’imprenditore si sarebbe appoggiato al proprio ex compagno di cella, Gomes Clesio Tavares, riservandosi personalmente il ruolo di stratega dell’operazione.

Le conversazioni tra Ranucci e Lavitola

Dalle chat riportate nell’ordinanza firmata dalla gip di Roma Iole Moricca emerge uno scambio di messaggi tra i due, nel quale Ranucci, dopo aver ricevuto alcuni sondaggi con lievi variazioni tra Pd e Fratelli d’Italia, avrebbe condiviso con Lavitola una riflessione sul clima di sfiducia diffuso nel Paese. L’imprenditore gli avrebbe risposto sostenendo da tempo che la crisi non fosse solo economica, ma legata a una più ampia mancanza di prospettive e di una classe dirigente adeguata.

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I messaggi di sostegno inoltrati da Ranucci

Un passaggio ritenuto significativo dagli inquirenti risale al gennaio 2026, quando Ranucci avrebbe inoltrato a Lavitola alcuni messaggi ricevuti da utenti sconosciuti, contenenti espressioni di sostegno che accostavano il nome del giornalista a un possibile ruolo di guida del Paese. Commentando quei messaggi con Lavitola, Ranucci ne avrebbe sottolineato, con tono scherzoso, la coincidenza con le idee più volte espresse dallo stesso imprenditore.

La reazione di Ranucci dopo la perquisizione

La svolta nelle indagini sarebbe arrivata quando i pubblici ministeri Carlo Villani ed Edoardo De Santis, dopo aver individuato gli esecutori materiali dell’attentato, hanno disposto una perquisizione nei confronti di Lavitola per verificarne un possibile coinvolgimento nel blitz del 16 ottobre scorso davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia. Secondo la ricostruzione, in quella occasione il giornalista sarebbe apparso costernato e incredulo di fronte all’ipotesi che l’amico potesse essere il mandante dell’attacco, tanto da provare a trovare spiegazioni alternative per i dati telefonici che collocavano il cellulare di Lavitola nei pressi della propria abitazione.

Il giudice esclude il coinvolgimento di Ranucci nell’attentato

Va sottolineato con chiarezza come, secondo quanto riportato dagli stessi organi di stampa, il gip di Roma escluda categoricamente qualsiasi coinvolgimento di Ranucci nella pianificazione o nell’esecuzione dell’attentato. Nell’ordinanza con cui è stato disposto il carcere per Lavitola, il giudice scriverebbe che il giornalista sarebbe stato, se non altro, lusingato dal progetto politico prospettato dall’imprenditore, un progetto che vedeva coinvolti come consulenti informali anche due giornalisti di primo piano dell’editoria italiana.

Il riferimento a un ex agente dei servizi

Dalle carte depositate il mese scorso in vista dell’udienza di riesame emergerebbe anche il contributo di Marco Bernardini, ex appartenente ai servizi di intelligence già condannato in passato nell’ambito del cosiddetto affaire Telecom. Secondo quanto riporta il quotidiano Libero, Bernardini avrebbe raccontato agli inquirenti di una telefonata ricevuta subito dopo l’attentato da un ex collega dell’Aisi, che lo avrebbe informato dell’esistenza di intercettazioni telefoniche a carico dello stesso Ranucci.

Un quadro ancora in evoluzione

Le indagini proseguono per definire con maggiore precisione i contorni dell’intera vicenda, mentre restano da chiarire diversi aspetti relativi al ruolo di ciascuno dei soggetti coinvolti, comprese le zone d’ombra legate alle intercettazioni disposte nei confronti dello stesso conduttore di Report.

Fonte: Corriere della Sera, ripreso da Dagospia

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