A quasi otto mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvenuta a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo un avvelenamento da ricina, l’inchiesta della Procura di Larino sembra avvicinarsi a una fase decisiva.

Attesi i primi avvisi di garanzia
Secondo quanto riportato da un servizio di Morning News su Canale 5, gli inquirenti avrebbero raccolto elementi ritenuti decisivi, che potrebbero portare all’emissione dei primi avvisi di garanzia. Va precisato che, al momento, il procedimento per il duplice omicidio volontario mediante ricina risulta ancora formalmente a carico di ignoti: gli unici iscritti nel registro degli indagati restano i cinque medici coinvolti in un filone separato, relativo a un’ipotesi di omicidio colposo.
Il materiale raccolto in otto mesi di indagini
Il fascicolo, comprensivo degli esiti di oltre 200 audizioni testimoniali e dei rilievi informatici sui dispositivi sequestrati, è stato trasmesso alla Procura di Larino, dove spetterà alla procuratrice Elvira Antonelli valutare i prossimi passaggi. Le indagini, coordinate anche dalla Squadra Mobile di Campobasso guidata da Marco Graziano, si sono mosse finora all’interno di un contesto familiare e relazionale molto circoscritto.
La pista sentimentale al centro degli accertamenti
Secondo quanto ricostruito, gli inquirenti si sarebbero concentrati sui contatti avvenuti prima del decesso e su una possibile pista di natura sentimentale. Al centro degli ultimi accertamenti risultano Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e un’insegnante di matematica, amica di lunga data dell’uomo, sentita più volte dagli inquirenti. Secondo una ricostruzione del Tg5, non confermata ufficialmente dagli investigatori, si starebbe valutando l’ipotesi di un legame tra i due, proseguito eventualmente fino al mese di dicembre, periodo in cui le due vittime hanno accusato i sintomi dell’avvelenamento.
La crisi matrimoniale emersa dalle testimonianze
Tra gli elementi raccolti nel corso delle indagini figura anche il racconto di un’amica della vittima, secondo cui Antonella Di Ielsi avrebbe manifestato l’intenzione di separarsi dal marito, una circostanza che avrebbe in parte modificato il quadro inizialmente restituito da familiari e conoscenti, che avevano descritto il matrimonio come solido.
Le analisi del Robert Koch Institute
Un passaggio considerato cruciale per l’evoluzione dell’inchiesta riguarda le perizie affidate al Robert Koch Institute di Berlino, incaricato di analizzare come la sostanza tossica sia penetrata nell’abitazione della famiglia. L’individuazione del vettore dell’avvelenamento, secondo gli inquirenti, potrebbe rappresentare l’elemento decisivo per procedere con le prime iscrizioni ufficiali nel registro degli indagati.
Un cerchio di persone ancora in fase di verifica
Va sottolineato con chiarezza come, allo stato attuale, nessuna delle persone finora ascoltate risulti formalmente indagata per il duplice omicidio: gli accertamenti sono ancora in corso e le diverse ipotesi restano piste investigative da verificare, in un’indagine che negli ultimi mesi ha coinvolto complessivamente diverse persone vicine alla famiglia, tra parenti, amici e conoscenti della coppia.
Fonte: The Social Post, Virgilio Notizie, La Capitale News, con ricostruzione di Morning News (Canale 5) e Tg5