C’è un palco, a Cortina d’Ampezzo, che quest’estate è diventato il luogo in cui i giornalisti televisivi italiani dicono le cose che in video non dicono. Da quello del festival “Una Montagna di Libri”, Enrico Mentana aveva posto le condizioni per il proprio rinnovo con La7. Dallo stesso palco, Bruno Vespa ha scelto di intervenire sull’argomento che in Rai tiene banco in questi giorni: il caso di Sigfrido Ranucci.

“Pensate se al posto di Ranucci ci fossi stato io”
Vespa ha premesso di avere ancora un’etica aziendale, definendosi “l’ultimo giapponese” per sottolineare come non parli mai di questioni che riguardano la propria azienda. Ha però lasciato un segnale preciso: ha invitato il pubblico a immaginare cosa sarebbe successo se al posto di Ranucci ci fosse stato lui.
Il conduttore non ha aggiunto altro, lasciando la frase in sospeso. Il ragionamento implicito, però, risulta piuttosto chiaro: se al centro dell’inchiesta giornalistica, dell’ordinanza del gip, delle chat pubblicate e del parere del Comitato etico ci fosse stato il conduttore di Porta a Porta, il Paese si sarebbe probabilmente diviso in modo diverso, senza la stessa mobilitazione parlamentare, sindacale e mediatica in sua difesa.
Il precedente del 2020: quando fu lui a finire sotto esame
C’è un dettaglio che rende la frase di Vespa meno teorica di quanto sembri. Il Comitato per il codice etico della Rai, lo stesso organo che ha appena consegnato all’amministratore delegato Giampaolo Rossi il parere su Ranucci, si era già occupato in passato dello stesso Vespa. Era il marzo 2020, quando il consigliere di amministrazione Riccardo Laganà e l’allora segretario dell’Usigrai Vittorio Di Trapani presentarono un doppio esposto, al Comitato e al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio, sulle accuse rivolte da Vespa a Medici Senza Frontiere e sul tono politico attribuito dal conduttore alla sospensione del proprio programma. Vespa parlò allora di censura, e di quell’istruttoria non fu mai reso pubblico alcun esito.
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Il paragone si può rovesciare
Proprio questo precedente permette di rovesciare il paragone suggerito da Vespa: nel suo caso il procedimento si svolse nel silenzio più totale. Nel caso Ranucci, invece, sono finiti sui giornali la convocazione, le cinque ore di audizione, i tempi del parere e le diverse ipotesi di ricollocazione professionale, giorno dopo giorno.
La Rai al lavoro su un nuovo incarico per Ranucci
Il contesto in cui arriva la battuta di Vespa è tutt’altro che tranquillo. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi, il direttore degli Affari legali Francesco Spadafora e il direttore delle Risorse umane Felice Ventura avrebbero lavorato nelle scorse ore alle ipotesi di un nuovo incarico per Ranucci, capo autore di Report e vicedirettore ad personam dell’Approfondimento. L’ipotesi più accreditata sarebbe la ricollocazione in un’altra testata; qualora non si trovasse un’intesa, il contratto integrativo firmato dall’Usigrai prevederebbe comunque la proposta di tre incarichi professionalmente equivalenti.
La risposta di Ranucci
Lo stesso Ranucci ha fatto sapere di non voler trattare, scrivendo sui social che in questi giorni i vertici Rai starebbero lavorando al suo allontanamento da Report. Interpellato da alcuni cronisti a Cerveteri, ha aggiunto di essere disposto ad accettare solo una proposta migliore rispetto al programma che conduce attualmente.
Il contesto giudiziario resta aperto
Sullo sfondo prosegue intanto l’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista: Ranucci resta parte offesa e, secondo il gip, estraneo ai fatti, mentre Valter Lavitola si trova in carcere come presunto mandante. Per giovedì 27 agosto è fissato l’interrogatorio dei quattro arrestati come esecutori materiali dell’attentato.
Fonte: Fanpage.it, articolo di Gennaro Marco Duello