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Perché nei supermercati si trovano sempre meno frutta e verdure

20/09/2026 09:20

Da alcuni giorni i consumatori italiani si trovano di fronte a una scena inaspettata e preoccupante durante la spesa quotidiana: i banchi e gli scaffali dei supermercati e della grande distribuzione organizzata iniziano a scarseggiare visibilmente di verdure. A mancare, in particolare nelle città del Centro-Nord Italia, sono soprattutto i prodotti della cosiddetta “quarta gamma”, come le verdure in busta, e gli ortaggi freschi.

Scaffali di verdure vuoti nei supermercati italiani per caldo record, siccità e caro energia

“Mai vista una crisi così grave”

A spiegare la situazione a Fanpage.it è Francesco Castelluccio, agronomo e responsabile dell’area tecnica di Cia Campania, secondo cui non si era mai registrata negli ultimi 10-15 anni una concomitanza simile di fattori negativi: dall’emergenza climatica al caro energia, fino alle guerre che tagliano le forniture dei fattori produttivi.

Cos’è la “quarta gamma”

Quando si parla di “quarta gamma” ci si riferisce a tutto l’assortimento di ortaggi in busta già pronti al consumo diretto, come insalate e spinaci, sottoposti a un rigoroso processo di lavaggio e conservazione in atmosfera controllata. Il cuore di questa filiera in Italia si trova nella Piana del Sele, in Campania, tra i comuni di Eboli e Battipaglia.

Il caldo record e lo scarto fino al 30%

Al primo posto tra le cause della carenza c’è il clima. Secondo Castelluccio, quasi tre mesi di estate molto calda, soprattutto al Sud, hanno provocato un aumento considerevole dello “scarto”, la quota di perdita fisiologica della produzione, arrivata quest’anno al 20-30%. Le foglie di lattuga si sono spesso presentate rovinate o disidratate dal sole eccessivo, risultando inidonee a finire nelle buste.

Il costo dell’irrigazione e i ritardi nelle semine

Per tentare di salvare le coltivazioni, le aziende agricole hanno dovuto attingere in maniera massiccia ai pozzi, con un dispendio di energia molto più elevato per estrarre e pompare l’acqua necessaria. Il caldo estremo ha inoltre allungato e ritardato il periodo di preparazione dei terreni per le semine di fine estate e inizio autunno, riflettendosi sulla mancanza attuale di prodotti freschi.

Il gasolio agricolo quasi raddoppiato

Alle rese ridotte dal clima si somma l’impennata dei costi di produzione. Secondo Castelluccio, fino a pochi mesi fa gli agricoltori acquistavano il gasolio agricolo tra gli 80 e i 90 centesimi al litro; oggi si trovano su punte tra 1,50 e 1,60 euro, un incremento che pesa enormemente sui bilanci aziendali.

Fertilizzanti più cari e meno disponibili

Anche i fertilizzanti chimici, la cui produzione richiede un elevato impiego di energia, sono aumentati notevolmente. Molti di questi input, inclusi i prodotti fitosanitari, venivano importati da Paesi coinvolti nei conflitti in corso, generando sia rincari sia carenza di disponibilità, con effetti che colpiscono sia le colture in serra sia gli ortaggi a pieno campo come zucchine e melanzane.

Aziende costrette a scelte drastiche

Di fronte a costi diventati insostenibili, molti produttori si trovano a valutare se investire ancora su alcune colture, quelle più energivore o che richiedono maggiori input. In diversi casi gli agricoltori sono costretti a ridurre le superfici coltivate o a lasciare i terreni incolti, riducendo ulteriormente le quantità di cibo immesse sul mercato.

Il rincaro non va a beneficio degli agricoltori

Secondo Castelluccio, l’aumento dei prezzi pagato dai consumatori non si traduce in un guadagno per chi lavora la terra, ma viene assorbito dall’esplosione dei costi produttivi e dalla speculazione lungo la filiera, in un quadro che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi.

Fonte: Fanpage.it, articolo di Davide Falcioni, con dichiarazioni di Francesco Castelluccio (Cia Campania)

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