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Roberto Mollo, cosa rischia: il nodo della legittima difesa

21/09/2026 16:34

A poco più di 24 ore dalla sparatoria di Baldissero d’Alba, in provincia di Cuneo, l’inchiesta sulla morte di Gjovalin Lazri, 36 anni, entra nella fase più delicata. Al centro degli accertamenti c’è ora la posizione di Roberto Mollo, il camionista di 35 anni indagato per omicidio dopo aver aperto il fuoco contro un gruppo di persone entrate nella cascina di famiglia.

Roberto Mollo, cosa rischia: il nodo della legittima difesa nell'inchiesta di Baldissero d'Alba

 

Indagato a piede libero, nessun arresto

Mollo è indagato per omicidio ai sensi dell’articolo 575 del Codice Penale, ma non è stato sottoposto ad alcun provvedimento restrittivo. L’iscrizione nel registro degli indagati consente alla Procura di Asti, coordinata dal pm Laura Deodato, di svolgere gli accertamenti tecnici necessari, garantendo all’uomo la possibilità di nominare consulenti e di partecipare, attraverso la propria difesa, agli atti irripetibili.

Il nodo giuridico: legittima difesa o eccesso?

Al momento non è possibile anticipare se ricorrano o meno i presupposti della legittima difesa, prevista dall’articolo 52 del Codice Penale, che consente di reagire con mezzi proporzionati all’offesa subita di fronte a un “pericolo attuale”. La valutazione giudiziaria dipenderà dalla sequenza concreta degli eventi, dall’esistenza di un pericolo reale nel momento in cui l’uomo ha sparato e dalle modalità della sua reazione.

Il racconto di Mollo: “Ho sparato nel buio”

Secondo la sua versione, il 35enne avrebbe sparato senza vedere chiaramente ciò che aveva davanti, raccontando di essere stato preso dal panico dopo aver sentito rumori provenire dal cortile, senza l’intenzione di uccidere ma con l’obiettivo di mettere in fuga gli intrusi. Complessivamente avrebbe esploso dieci colpi dal balcone del primo piano, due dei quali hanno raggiunto Lazri.

Il punto cruciale: dove è stato colpito

Un elemento ritenuto decisivo dagli inquirenti riguarda la parte del corpo colpita dai proiettili. Se dovesse emergere che l’uomo sia stato raggiunto alla schiena, mentre si allontanava, la posizione di Mollo si complicherebbe sensibilmente, potendo far propendere per un eccesso rispetto ai limiti della legittima difesa.

Autopsia e consulenza balistica decisive

Per stabilire con precisione la dinamica sono stati disposti per oggi, lunedì 21 settembre, l’autopsia sul corpo della vittima e una consulenza balistica sulla traiettoria dei proiettili. L’esame medico-legale dovrà chiarire il numero delle ferite, il percorso dei colpi e la causa esatta del decesso, elementi che risulteranno determinanti per l’inquadramento giuridico della vicenda.

Il precedente Roggero

Il caso viene già paragonato da più parti a quello di Mario Roggero, il gioielliere cuneese condannato per aver ucciso due rapinatori nel 2021. Lo stesso Mollo, secondo quanto riportato, avrebbe voluto sottolineare una differenza tra le due vicende, richiamando proprio il principio di proporzionalità della reazione previsto dalla legge sulla legittima difesa.

L’arma senza porto d’armi

Un ulteriore aspetto al vaglio degli inquirenti riguarda la pistola semiautomatica utilizzata, risultata regolarmente denunciata ma, secondo quanto emerso, priva di porto d’armi che ne avrebbe consentito l’uso soltanto all’interno delle mura domestiche.

Le parole del procuratore

Il procuratore che segue il caso ha dichiarato che sarebbe “plausibile che abbia agito per paura”, una frase che, pur non equivalendo a una conclusione giudiziaria, lascia intendere come gli inquirenti stiano valutando con attenzione lo stato d’animo dell’uomo al momento dei fatti.

Presunzione di innocenza

La vicenda resta interamente al vaglio della magistratura, e Roberto Mollo deve considerarsi innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Fonte: Il Messaggero, La Sicilia, Il Post, Leggo.it, Giornale La Voce, con dichiarazioni della Procura di Asti

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