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Sanremo 2021, Achille Lauro tra lacrime di sangue e piume: «Ecco perché assumo sembianze femminili…»

Piume, lacrime di sangue e capelli blu. C’era grande attesa per Achille Lauro, che è arrivato sul palco del Festival di Sanremo 2021 dopo le 23,30. L’artista romano, che ha dedicato la sua performance al settore dello spettacolo duramente colpito delle conseguenze economiche della pandemia, ha incantato il pubblico, che sui social si è scatenato.

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Sanremo 2021, Achille Lauro tra lacrime di sangue e piume: «Ecco perché assumo sembianze femminili…»

«Esistere è essere. Essere è diritto di ognuno. Dio benedica chi è». Il glam rock di Achille Lauro irrompe sul palco di Sanremo 2021 con lacrime di sangue per i lavoratori dello spettacolo ‘feriti’ dal Covid. Il performer, vestito di piume, protagonista del primo dei ‘quadri’ delle cinque serate, dopo aver cantato ‘Solo noi’. Ad emozionare un doloroso monologo: «Sono un volto coperto dal trucco. La lacrima che lo rovina. Il velo di mistero sulla vita. Sono la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico. Sessualmente tutto. Genericamente niente», ha detto Lauro. E ancora: «Esagerazione, teatralità, disinibizione. Lusso e decadenza. Peccato e peccatore. Grazia e benedizione. Un brano che diventa nudità. Sono gli artisti che si spogliano, E lasciano che chiunque possa spiare nelle loro camere da letto e in tutte le stanze della psiche». Parole che hanno impressionato il popolo del web: «Anche stasera domina Sanremo», «Achille Lauro che piange sangue mentre dice ‘essere è diritto di ognuno. Dio benedica chi è’, poetic cinema», «Sei sempre il numero uno», per citare alcuni messaggi di ieri sera su Twitter.

 

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La lettera dell’artista per ‘Vanity Fair’: «Io faccio tutto questo per non venir banalizzato dentro uno stereotipo»

In esclusiva per “Vanity Fair”, che gli ha dedicato la copertina del numero in edicola dal 3 marzo, in cui appare nelle sembianze di un’icona religiosa, la lettera di Achille Lauro. «So che mi accuseranno di blasfemia, ma i santi e le Madonne sono immagini che fanno parte della mia storia, della mia gallery esistenziale. Anche grazie a loro, ho imparato a generare me stesso, senza aiuti, trattando la creatività come uno Spirito Santo», scrive provocatoriamente l’artista. A proposito delle sue esibizioni Lauro ha chiarito: «Io faccio tutto questo per non venir banalizzato dentro uno stereotipo». Nella stessa lettera si legge: «Io ringrazio le persone che non mi hanno amato perché mi hanno fatto sentire solo. E sentirmi solo è stato fondamentale».

 

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Una sorta di manifesto della sua arte: «La follia è avere il coraggio di scegliere un percorso fuori dall’ordinario. Quando mi chiedono cosa faccio per cambiare il mondo, rispondo che io rischio con la mia arte per portare messaggi e dare significato. Non vado in televisione o sul palco col freno tirato. Può andare tutto bene oppure la mia carriera finire lì. Io penso che nella vita bisogna essere spericolati se si vogliono davvero cambiare le cose. C’è una frase di Oliviero Toscani che mi piace moltissimo: quando fai una cosa importante, devi avere paura. Perché se non hai paura allora stai sbagliando». Perché si cala spesso in icone femminili? «La mia risposta è semplice: perché la donna è l’estremo simbolo di libertà». Rottura dell’ordine, eccessi e aria di novità: per la prima volta, infatti, la cover di “Vanity Fair” è animata: inquadrando il QR code si viene trasportati nell’esibizione che Achille Lauro ha creato in esclusiva per i lettori del giornale. Un sesto quadro… Leggi anche l’articolo —> Sanremo 2021, Annalisa prima dopo il debutto: la classifica provvisoria

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