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“Ha qualcosa nella pancia”: seda l’anziano e lo “opera” in cas

11/09/2026 15:17

Una vicenda drammatica e sconvolgente si è consumata a Vibo Valentia, dove un uomo di 87 anni è morto dopo aver trascorso tre settimane in ospedale. Si tratta del professor Antonio Reggio, ex insegnante del liceo classico della città, aggredito nella propria abitazione nella notte tra il 18 e il 19 agosto.

Antonio Reggio anziano morto a Vibo Valentia dopo l’aggressione della badante

Secondo la ricostruzione degli investigatori, a provocare le gravissime ferite sarebbe stata la badante che si occupava dell’anziano. La donna, già arrestata con l’accusa di tentato omicidio aggravato, avrebbe agito dopo essersi convinta che Reggio avesse qualcosa all’interno dell’addome, arrivando a praticargli una profonda ferita con un coltello.

L’allarme nella notte e il ritrovamento dell’anziano

L’intervento della polizia era scattato intorno alle 2.50 del 19 agosto, dopo una richiesta di soccorso proveniente dall’abitazione dell’uomo. Quando gli agenti erano entrati nell’appartamento, avevano trovato Reggio privo di coscienza e disteso sul letto.

La scena aveva immediatamente fatto comprendere la gravità della situazione: nella zona dell’addome dell’anziano erano presenti diverse bende impregnate di sangue. Il personale sanitario lo aveva quindi trasportato in codice rosso al pronto soccorso, dove le sue condizioni erano apparse subito estremamente critiche.

Le ferite: un quadro clinico drammatico

Gli accertamenti medici avevano evidenziato una massiva emorragia toracica, una profonda ferita da taglio nella regione ipogastrica e multiple fratture scomposte. L’87enne era stato ricoverato in condizioni gravissime e aveva iniziato una lunga battaglia per la sopravvivenza.

Nonostante le cure ricevute e le settimane trascorse in ospedale, però, Reggio non è riuscito a superare le conseguenze delle lesioni riportate quella notte. Dopo tre settimane di agonia, è arrivata la morte, cambiando inevitabilmente anche il quadro giudiziario dell’inchiesta.

Una “sala operatoria” improvvisata in casa

È proprio la ricostruzione di ciò che sarebbe accaduto all’interno della camera da letto a rendere particolarmente inquietante la vicenda. Secondo gli inquirenti, la badante avrebbe trasformato la stanza dell’anziano in una sorta di sala operatoria improvvisata.

Prima avrebbe somministrato all’uomo alcune sostanze dall’effetto sedativo. Una volta che l’87enne si sarebbe addormentato, avrebbe quindi utilizzato un coltello da cucina per praticargli una profonda lacerazione all’addome, convinta di dover intervenire per eliminare ciò che riteneva fosse presente nel suo corpo.

“Un animale nella pancia”: la convinzione della badante

Agli investigatori la donna avrebbe spiegato di essere intervenuta perché convinta che Reggio avesse un parassita o un animale nella pancia. Secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stata proprio questa convinzione a spingerla a mettere in atto quello che riteneva un intervento necessario.

Una ricostruzione che dovrà ora essere verificata nel corso dell’inchiesta, anche alla luce degli ulteriori accertamenti sulle condizioni psichiche della donna e sulla sua effettiva consapevolezza al momento dell’aggressione.

Coltelli, guanti e soluzione salina trovati in casa

Durante la perquisizione dell’abitazione gli investigatori hanno sequestrato diversi oggetti ritenuti compatibili con la ricostruzione dell’accaduto. Tra il materiale acquisito figurano coltelli, guanti in lattice e flaconi di soluzione salina.

Gli inquirenti dovranno stabilire quale ruolo abbiano avuto questi oggetti nella vicenda e se fossero stati effettivamente preparati in vista della presunta operazione. Gli ulteriori accertamenti dovranno contribuire a ricostruire nel dettaglio cosa accadde quella notte.

La badante era arrivata da poche settimane

La donna, di nazionalità ucraina, aveva iniziato a lavorare nell’abitazione di Reggio alla fine di giugno. Stava sostituendo temporaneamente una connazionale e, secondo quanto riferito da Il Vibonese, il suo incarico sarebbe dovuto terminare proprio il 20 agosto, il giorno successivo all’aggressione.

Il rapporto di assistenza era dunque iniziato da poche settimane quando si è consumata la tragedia. Ora gli investigatori dovranno ricostruire anche il contesto nel quale è maturata l’aggressione e comprendere quali fossero le condizioni della donna e cosa l’abbia portata a convincersi della necessità di intervenire sul corpo dell’anziano.

Cosa cambia dopo la morte dell’anziano

Al momento dell’arresto l’ipotesi di reato contestata alla badante era quella di tentato omicidio aggravato. La morte di Antonio Reggio apre però una nuova fase dell’inchiesta e potrebbe portare a una riqualificazione dell’accusa in omicidio.

La Procura dovrà ora valutare tutti gli elementi disponibili, comprese le circostanze dell’aggressione, le sostanze che sarebbero state somministrate e la dinamica delle lesioni. Saranno inoltre approfonditi gli aspetti relativi alle condizioni psichiche e alla consapevolezza della donna nel momento in cui avrebbe agito.

La vicenda resta quindi al centro degli accertamenti della magistratura. Dopo tre settimane di ricovero e una lotta tra la vita e la morte, la scomparsa del professor Reggio impone ora di ricostruire con precisione ogni passaggio di quella notte e di stabilire tutte le eventuali responsabilità.

Fonte: The Social Post

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