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Azzolina e gli imbuti da riempire: «È una metafora nota ai docenti», qualcosa però non torna

Azzolina imbuti da riempire: quanti meme in queste ore su Facebook e dintorni a riguardo? Se sentite il rumore fastidio delle unghie, tranquilli: è il Ministro dell’Istruzione che cerca di ‘arrampicarsi’ sugli specchi. Come gli alunni all’interrogazione. «L’imbuto di Norimberga è una metafora sull’apprendimento molto nota nel mondo della scuola: uno studente a cui vengono ‘versate’ nozioni in testa attraverso un imbuto. L’apprendimento non funziona così, i docenti lo sanno bene, ed è ciò che intendevo dire quando ho rievocato l’immagine dell’imbuto durante la conferenza di sabato, ‘lo studente non è un imbuto da riempire di conoscenze, è ben altro ho detto», così la ministra si è difesa sui social, replicando alle critiche che le sono piovute addosso.

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Azzolina imbuti da riempire: «È un metafora nota ai docenti», qualcosa però non torna

«Qualcuno mi ha preso alla lettera soffermandosi sul fatto che gli imbuti non si riempiono ma si usano per riempire. Capisco bene che si possa prestare a facili ironie, ci rido su anch’io. Ma ci tengo a tranquillizzare sul fatto che al Ministero non abbiamo provato a infilare imbuti in testa ai ragazzi versandoci dei libri (liquefatti ovviamente), prima di dire che non funzioni… Per fortuna chiunque può informarsi su questo concetto usando un semplice motore di ricerca», ha specificato su Facebook Lucia Azzolina, che ha voluto in questo modo ‘tranquillizzare’ tutti. Altro che gaffe, quella della Ministra dell’Istruzione, voleva essere una citazione, che in pochi abbiamo colto. Che popolo di ignoranti! Ma è davvero così? Sembra più una trovata per avere ragione per forza. Anche perché l’Azzolina non si stava rivolgendo ai soli insegnanti nell’intervento in questione. Sarebbe stata un’inferenza parecchio sottile. Linguisticamente è accettabile, ma tra i requisiti di un ministro, soprattutto se dell’istruzione, non dovrebbe esserci quello della chiarezza? Ad ogni modo, tanto per cominciare, vogliamo spiegare cos’è quest’imbuto di Norimberga di cui parla con disinvoltura l’Azzolina, stupendosi che gli altri non lo conoscano, manco fosse una metafora d’uso comune come «coniglio» per dire che uno è fifone o «leone» per indicare una persona che ha coraggio. Comunque è la sua una citazione ‘zoppa’: la ministra ha detto solo imbuto, lasciando a casa ‘Norimberga’. E che facciamo? Dalla metafora passiamo all’analogia? 

Cos’è l’imbuto di Norimberga

Per spiegare la metafora dell’imbuto di Norimberga prendiamo in prestito le parole di Heinz von Foester (Inventare per apprendere, apprendere per inventare) citate ne ‘Il senso dell’imparare’, volume del 1994, a cura di P. Perticari e M. Sclavi, che l’Azzolina deve aver letto. “La Metafora dell’imbuto di Norimberga trae origine da un incisione su legno del diciassettesimo secolo dove si vede una sedia sulla quale è seduto un ragazzo che in testa ha un buco nel quale è infilato un imbuto. In piedi accanto al ragazzo c’è l’insegnante intento a riversare nell’imbuto A, B, C, 2+2=4 e tutto il resto della sapienza dell’epoca. Questo favoloso e ingegnoso dispositivo è stato chiamato ’imbuto di Norimberga’ perché è in quella città che per la prima volta fu immortalato in un’incisione”. Si tratta di una mentalità che vedeva la «conoscenza concepita come un’entità, come un insieme di oggetti. Purtroppo le cose non funzionano così, ma si assume che così sia, che l’apprendimento sia un processo di questo tipo». 

Azzolina imbuti da riempire: forse voleva citare Plutarco?

Il ministro dell’Istruzione intendeva dire davvero questo? Perché allora non citare ‘Norimberga’? Così avrebbe evitato di cadere nell’equivoco dell’imbuto, che non è un contenitore, ma uno strumento utile per travasare. Forse non le veniva in mente il «nome specifico»? Non è che forse Lucia Azzolina volesse citare altro, tipo Plutarco e la massima di questi «Gli studenti non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere», nota anche nella variante: «I giovani non non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere». Nel suo intervento, lo ricordiamo, la titolare del dicastero di viale Trastevere ha detto: «Gli studenti non sono imbuti da riempire di conoscenze». A voi l’ardua sentenza. Anche perché con le citazioni l’Azzolina ha già avuto in passato qualche ‘problemino’: ricorderete un articolo di qualche tempo fa di Repubblica, in cui si parlava di una tesi dell’allora neoministra, in cui comparivano testi specialistici senza le fonti menzionate per bene. Allora Lucia Azzolina, rispondendo alle accuse della Lega, che ne aveva chiesto le dimissioni, aveva spiegato senza però entrare nel merito dei contenuti che «non era né una tesi di laurea né un plagio», ma «una relazione di fine tirocinio». Il pezzo di ‘Repubblica’, che sollevò un enorme polverone, reca la firma del linguista e critico letterario Massimo Arcangeli, che aveva evidenziato come alcuni passaggi delle prime tre pagine dell’elaborato per l’abilitazione all’insegnamento fossero «copiati». leggi anche l’articolo —> Esame di maturità 2020 in presenza: nuove regole, valutazione e protocollo di sicurezza

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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