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Bagni pubblici, ecco perché le porte non arrivano a terra

Non piace a tutti usarli, soprattutto oggi con l’emergenza Coronavirus in corso, eppure non si può farne a meno. Stiamo parlando dei bagni pubblici, che aiutano uomini, donne e bambini a soddisfare i bisogni impellenti quando si è lontani da casa. Nello specifico, vogliamo spiegare perché in genere le porte delle toilette non arrivano a terra. Non si tratta di una scelta casuale: dietro si celano una serie di motivi che vogliamo illustrarvi per saziare la vostra curiosità.

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Bagni pubblici, ecco perché le porte non arrivano a terra

Bagni pubblici, perché le porte sono state progettate più corte del solito? Non raggiungono il pavimento innanzitutto per motivi di sicurezza: se una persona, ad esempio, ha un malore mentre è chiusa in un bagno pubblico, non c’è pericolo che qualcuno non se ne accorga. Così i soccorsi possono essere allertati tempestivamente. Tra le ragioni ce ne è anche un’altra legata alla sicurezza. Uno degli incubi più ricorrenti è quello di rimanere chiusi in un bagno pubblico, una scena un po’ da film se vogliamo, che difficilmente può accadere nella realtà. Le porte che non raggiungono il suolo offrono infatti una via di fuga in caso di blocco della serratura. Un aiuto importante soprattutto per i soggetti claustrofobici, che nei bagni pubblici che non prevedono tale design tendono a lasciare la porta socchiusa proprio per evitare di restare intrappolati. 

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Le motivazioni sono molteplici, alcune sorprendenti

Ma le porte dei bagni pubblici sono state pensate più corte anche per altre ragioni. Ci sono dei motivi più pratici: esse consentono di vedere se c’è qualcuno dentro evitando l’imbarazzo di bussare o peggio ancora di aprire trovandovi qualcuno intento a fare i propri bisogni; esse favoriscono poi l’eliminazione più rapidamente dei cattivi odori; e ancora sono più economiche delle porte normali e in alcuni casi più ecologiche. Dietro questa progettazione si nascondono ben altre motivazioni: le porte più corte offrono poca privacy e quindi spingono le persone a rimanere meno tempo in bagno; permettono di chiedere la carta igienica qualora non ci fosse, senza avere il bisogno di aprire la porta; e ancora facilitano la pulizia e l’asciugatura agli addetti ai lavori. Possiamo concludere con altre due motivazioni di carattere accessorio, ma non per questo di poco conto: le porte che non arrivano al suolo impediscono le inondazioni e dissuadono i vandali dall’assumere comportamenti scorretti nei bagni pubblici.

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Come il Coronavirus rivoluzionerà i bagni pubblici

Con il Coronavirus non è escluso che le toilette di bar, ristoranti e uffici vengano rivoluzionati. Come sottolinea un articolo apparso sul Guardian, i bagni potrebbero trasformarsi in una delle prime finestre di contatto tra le particelle virali veicolate dalle mani o dalle deiezioni (il SARS-CoV-2 è presente anche nelle feci) e i nuovi organismi da contagiare. Per questo il design delle toilette potrebbe cambiare: si potrebbe optare per water autopulenti e sistemi per sanificare i bagni non appena la porta si chiude, prima dell’ingresso successivo della persona. Quanto ai lavandini, oggi l’OMS raccomanda di chiudere il rubinetto usando una salviettina di carta per evitare il contagio. Un rischio che potrebbe essere scansato facilmente installando dei rubinetti automatici con sensori e fotocellule. Come avrete capito l’unica formula a restare invariata potrebbe essere proprio quella delle porte che non toccano il suolo. Gli architetti però dovrebbero studiare un’alternativa alle maniglie dei bagni pubblici, che come sappiamo potrebbero essere veicolo facile di contagio. leggi anche l’articolo —> Ecco perché non dovresti mettere la carta igienica attorno al water dei bagni pubblici

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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