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Bari, morti per legionella: la “sconvolgente inerzia” dei dirigenti del Policlinico

Bari legionella al Policlinico. Al Policlinico di Bari oltre al Covid un’altra malattia insidiosa ha ucciso quattro pazienti. La legionella. I direttori dell’ospedale più importante di Bari, che hanno sottovalutato il problema, sono indagati.

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Bari legionella

Bari legionella al Policlinico

“Il problema legionella, a quanto pare, non rientrava minimamente nelle priorità da affrontare in una struttura sanitaria di quella importanza” pur essendo “ad alto rischio” perché “in presenza di un cluster”. Così hanno dichiarato i magistrati baresi richiesta di misura interdittiva nei confronti della dirigenza del Policlinico di Bari. Ieri i carabinieri hanno sequestrato due padiglioni, Chini e Asclepios, perché infetti dal batterio della legionella. La malattia ha causato, dal 2018 ad oggi, il decesso di quattro pazienti. Nessuno ha provveduto alla bonifica, nonostante le sollecitazioni e diffide da parte della Asl e dell’Arpa Puglia. Per non creare “la totale paralisi del funzionamento della già provata struttura sanitaria e in un periodo di emergenza sanitaria quale quello che stiamo attualmente vivendo” il Tribunale di Bari ha disposto che i reparti ritenuti infetti restino comunque aperti.

Il Policlinico di Bari ha 90 giorni per fare tutti gli adempimenti necessari alla bonifica della rete idrica dei reparti infetti da legionella. Lo ha stabilito il gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis su richiesta della Procura. Infatti era necessario “indicare un termine temporale entro il quale le strutture sanitarie di cui trattasi dovranno essere adeguate alla normativa vigente ai fini dell’azzeramento del rischio da infezione, decorso il quale dovrà provvedersi alla revoca della facoltà di uso”.

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L’ “Impressionante inerzia” del Policlinico

Sono passati oltre due anni dal primo decesso per legionella all’interno del Policlinico di Bari, cioè nella più importante struttura sanitaria della regione. “Di fatto si continua a morire di infezioni contratte durante la degenza” ha dichiarato la Procura. Poi ha aggiunto che i primi passi verso una soluzioni sono avvenuti “per effetto dei primi accessi dei carabinieri del Nas”. La Procura, insieme a Alessio Coccioli, la pm Grazia Errede con la supervisione del procuratore facente funzione Roberto Rossi, ha evidenziato la “impressionante inerzia” e la “sconvolgente sinecura rispetto alle funzioni cui essi sono preposti, di salvaguardia della salute pubblica e dei degenti”.

I cinque indagati, il direttore generale Giovanni Migliore, il direttore sanitario Matilde Carlucci, il direttore amministrativo Tiziana Di Matteo, il responsabile della Sanità pubblica dipartimentale Giuseppe Calabrese, e il direttore Area tecnica Claudio Forte, accusati di omissione di atti d’ufficio e morte come conseguenza di altro delitto, compariranno davanti al gip venerdì e all’esito degli interrogatori il giudice deciderà se applicare le misure interdittive. >>Tutte le news

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