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Brescia rivive l’incubo, il sistema sanitario al limite: «È iniziata la terza ondata»

Brescia zona arancione rafforzata – Mercoledì 24 febbraio 2021. La Lombardia ripiomba nell’incubo, le varianti fanno paura. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha firmato l’ordinanza che prevede misure ancora più restringenti. Provvedimenti che interessano la Provincia di Brescia e i comuni bergamaschi di Viadanica, Predore, Adrara San Martino, Sarnico, Villongo, Castelli Calepio, Credaro, Gandosso, e infine Soncino, in provincia di Cremona.

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Brescia rivive l’incubo, sistema sanitario al limite: «È iniziata la terza ondata»

A partire dalle ore 18 di ieri, martedì 23 febbraio 2021, e fino al 2 marzo (ma non è esclusa una proroga) in quei territori è prevista la sospensione della didattica in presenza nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e secondo grado. Come pure nelle scuole dell’infanzia e nelle università. Il governatore ha stabilito il divieto ai residenti di recarsi presso le seconde case. È fortemente raccomandato dove possibile lo smart working.

Una decisione inevitabile. Nella provincia di Brescia si registra infatti «un’accelerazione del contagio da Covid19, con l’aggravante del pericolo delle varianti», con «una percentuale che arriva fino al 39% dei nuovi contagiati». A dirlo la vicepresidente di Regione Lombardia Letizia Moratti. Particolarmente preoccupato Guido Bertolaso, che ha dichiarato senza mezzi termini: «Ci troviamo di fronte alla terza ondata della diffusione della pandemia». Bisogna agire in fretta, prima che sia troppo tardi: «Balza all’occhio la situazione della provincia di Brescia, che ha di fatto un’incidenza doppia rispetto alle altre province del numero di casi in un determinato territorio e in determinato periodo. Brescia è largamente avanti rispetto a tutte le altre province», ha spiegato Bertolaso.

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«Pazienti Covid stazionano anche fino a 48 ore in pronto soccorso perché i posti letto scarseggiano»

Un incubo ad occhi aperti, anche perché a fiaccare gli abitanti il ricordo ancora troppo vivo di tutte le vittime della prima violenta ondata da Covid. Spaventa l’impennata dei ricoveri in terapia intensiva, primo campanello d’allarme del dramma sanitario che il Bresciano sta vivendo. Come scrive il “Giornale di Brescia”, in sole 24 ore il saldo dei ricoveri è cresciuto di 77 unità. Massimo Biagetti, lavoratore del pronto soccorso del Civile, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, ha detto: «Pazienti Covid stazionano anche fino a 48 ore in pronto soccorso perché i posti letto scarseggiano. Negli ultimi giorni, soprattutto nel fine settimana appena trascorso, c’è stato un rapido incremento degli accessi. Si stanno trasferendo malati in altre strutture ospedaliere».

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Brescia zona arancione rafforzata: «Interventi urgenti per evitare assembramenti»

A spiegare contro chi sta combattendo Brescia il direttore generale Claudio Sileo, che al “Giornale” ha detto: «È l’impatto delle varianti che stanno circolando in maniera importante a partire da gennaio». Per Sileo però non esiste alcun “caso Brescia”, se non per il fatto che si fanno più tamponi e che la terza ondata è arrivata qui più tardi che altrove: «Per raggiungere un’immunità di gregge dovrebbe essere stato contagiato il 70/80% dei bresciani. I dati molto alti dipendono anche dal fatto che qui facciamo più tamponi che altrove». Tutte le Istituzioni locali, però, sono concordi nel dire che non si è rispettato il distanziamento soprattutto durante i fine settimana. A dirlo il sindaco di Brescia Emilio Del Bono: «In accordo col prefetto Attilio Visconti abbiamo richiesto interventi urgenti e massicci per evitare assembramenti». Leggi anche l’articolo —> Terza ondata Covid, a Roma un caso di variante brasiliana: vertice tra Draghi, il Cts e i ministri

 

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