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Caso Genovese, parla una modella: «C’è di peggio. Ho visto vescovi tra sesso e cocaina»

Le feste di Alberto Genovese a Milano non sarebbero altro che la punta dell’iceberg: l’Italia è piena di party esclusivi a cui partecipano anche vescovi, professionisti e calciatori. I film di Sorrentino non sarebbero così lontani dalla realtà, tanto surreali. A scoperchiare un mondo, come dire, “sommerso”, fatto di notti proibite e fantasie sfrenate, Giulia Napolitano, una fotomodella che da anni lavora come ragazza immagine, che ha concesso un’intervista a “Fanpage”.

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caso genovese

Caso Genovese, parla una modella: «C’è di peggio. Ho visto vescovi tra sesso e cocaina»

«Una volta, in una bellissima villa romana di proprietà di una ex escort, ho visto un prete che aveva messo in fila tre ragazze nude sul letto e ognuna di loro aveva una striscia di cocaina sul pube. Il resto si può immaginare. Ne ho visto un altro che faceva un threesome, un trio con due ragazze, e non si è fermato neppure quando sono passata nella stanza per andare in bagno. Se faccio i nomi mi ammazzano», ha raccontato Giulia Napolitano. «A Roma è pieno di vescovi e preti che fanno messa e tre ore dopo pippano cocaina e si divertono con 18enni come se niente fosse. Quando ho provato a chiedere come mai un uomo di Chiesa frequentasse serate del genere, qualcuno di loro mi ha risposto che stava seguendo la fuga nel rifugio dei peccatori. Uno schifo», ha dichiarato la giovane. Poi Giulia Napoletano è scesa ancor di più nei particolari: «Tutti gli organizzatori di feste private fanno lasciare il cellulare all’ingresso e molti usano bodyguard dentro e fuori casa per garantire la privacy degli ospiti, che spesso sono avvocati, medici, notai, ma anche calciatori, procuratori. Dicono che sia per la sicurezza, in realtà nessuno vuole che si sappia che di giorno sono stimati professionisti e di notte si drogano e pagano ragazzine».

Caso genovese

«Preferisco non parlare di Terrazza sentimento perché le feste di Genovese non erano il top in circolazione. C’è di peggio…»

Per evitare rischi la ragazza aveva escogitato un sistema: «Avevo comprato un altro piccolo cellulare che nascondevo nelle mutande, nel reggiseno o negli stivali alti. Così appena arrivavo andavo in bagno e scrivevo un messaggio a mia madre per informarla della situazione e avvertirla che nel caso non rispondessi oltre una certa ora avrebbe dovuto chiamare la polizia dando l’indirizzo». Del caso Genovese non se la sente di dire nulla: «Preferisco non parlare di Terrazza sentimento perché le feste di Genovese non erano il top in circolazione. C’è di peggio. Lui ha fatto una cosa orribile e dovrà pagare ma vi assicuro che di party come i suoi è piena l’Italia, ne ho visti uguali a Milano, a Roma, in Sicilia, in Sardegna, in campagne di paesini sperduti. Di persone che pippano 5 grammi di cocaina (come ha dichiarato lui agli inquirenti, ndr) ce n’è dappertutto».

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«C’è un mare di ragazze che fa a gara per partecipare a queste feste. Mica vai lì per la bella musica o per fare amicizia…»

L’idea di denunciare? «L’omertà che ruota attorno a questa vicenda è dettata solo dalla paura di perdere la droga gratis e il lavoro con i clienti, lo dico senza problemi. Ma chi vuole fare un lavoro serio? Guadagnano 10mila euro al mese se vogliono e all’improvviso devono andare a lavorare in un bar per mille? No, meglio stare zitte. E ancora: «Nessuna si pente. È difficile tornare a una vita mediocre, chi smette è perché è troppo vecchia, ha trovato marito o è morta per la droga. In ogni caso c’è un mare di ragazze che fa a gara per partecipare a queste feste. Mica vai lì per la bella musica o per fare amicizia, ci vai perché c’è l’avvocato che ti dà mille euro. Così ti paghi l’università o magari ti compri la borsa che volevi. E poi non ci dimentichiamo che molte sono tossicodipendenti e lì trovano la droga gratis». Poi la chiosa finale: «Non sono mai andata oltre, facevo questi lavori perché come fotomodella stavo ancora ingranando e dovevo mantenermi in maniera pulita nei confronti del mio corpo. Però ho assistito a una quantità di scene assurde che bastano per una vita». Leggi anche l’articolo —> “Non è l’arena” Nunzia De Girolamo: «Io adesso ti denuncio…», Giletti impietrito: «Calma»

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