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Ceuta dove si trova e cosa sta succedendo: la crisi migratoria, i 57 morti e la sospensione di Schengen con la Spagna

31/07/2026 18:58 - Aggiornamento 31/07/2026 19:00

Il nome Ceuta è diventato in poche ore uno dei più cercati sul web in Italia. E accanto a esso, una serie di domande che raccontano quanto poco si conosca questo angolo di mondo: dove si trova esattamente, perché appartiene alla Spagna pur essendo in Africa, e soprattutto cosa sta succedendo in queste ore.

Proviamo a mettere ordine, partendo dai fatti e arrivando ai numeri aggiornati di una crisi che ha già prodotto almeno 57 vittime e uno scontro diplomatico che coinvolge mezza Europa.

Ceuta dove si trova: la geografia che spiega tutto

La frontiera tra Ceuta e il Marocco presidiata dai militari spagnoli durante la crisi migratoria

Ceuta è una città autonoma spagnola situata sul continente africano, affacciata sullo Stretto di Gibilterra e completamente circondata dal territorio del Marocco. Insieme a Melilla, che si trova circa 400 chilometri più a est lungo la costa mediterranea, costituisce l’unico confine terrestre tra l’Unione europea e l’Africa.

Si tratta di un possedimento spagnolo dal 1580. La popolazione, mista tra cristiani e musulmani, conta poco più di 80mila abitanti, ai quali si aggiungono ogni giorno numerosi lavoratori pendolari marocchini.

Il Marocco, va detto, non riconosce ufficialmente Ceuta e Melilla come territori spagnoli e le definisce abitualmente “terre occupate”. Una questione irrisolta che pesa, come vedremo, anche su quanto sta accadendo adesso.

Cosa sta succedendo a Ceuta

Nelle ultime ore i controlli di frontiera tra Marocco e Ceuta sono di fatto collassati. Secondo il ministero dell’Interno spagnolo, circa 49mila persone sarebbero entrate nell’enclave in 24 ore; il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha parlato addirittura di una stima di 60mila arrivi.

Per rendere l’idea della proporzione, Vivas ha usato un paragone efficace: «È come se in Spagna in 24 ore entrassero 34 milioni di persone». Il numero di arrivi ha infatti superato di gran lunga la metà della popolazione residente.

Molti hanno raggiunto Ceuta a nuoto, aggirando la diga frangiflutti di El Tarajal, altri arrampicandosi sulla scogliera dell’Espigón, altri ancora forzando i cancelli di frontiera.

Il bilancio delle vittime

È proprio la traversata a nuoto ad aver prodotto il conto più tragico. Il numero dei corpi recuperati nelle acque al largo dell’enclave è salito progressivamente durante la giornata fino ad almeno 57 vittime, la maggior parte annegate.

Le operazioni di ricerca sono ancora in corso e coinvolgono due squadre di sommozzatori del Gruppo per le Attività Subacquee Speciali (GEAS) della Guardia Civil. Il bilancio, purtroppo, potrebbe aggravarsi ulteriormente.

Tra gli arrivati ci sono anche circa settemila minori, in gran parte non accompagnati. Alcuni sono poco più che bambini, partiti senza avvisare le famiglie.

I rimpatri: oltre 48mila persone già tornate in Marocco

La macchina dei rimpatri si è messa in moto rapidamente. Secondo fonti del ministero dell’Interno spagnolo, alle 18 di oggi oltre 48.300 persone erano già rientrate in territorio marocchino.

Il flusso di rientro ha raggiunto in alcune fasi il ritmo di 150 persone al minuto. In molti casi sono stati gli stessi militari, mobilitati a supporto della Guardia Civil, ad accompagnare ai valichi chi chiedeva di tornare indietro.

Alla base di questa inversione di rotta ci sono stanchezza, incertezza e strutture di accoglienza sature: molti hanno dormito per strada, nei parchi o sulle spiagge, con Croce Rossa e volontari impegnati a distribuire cibo, acqua e vestiti asciutti.

Perché è successo: le ipotesi sul tavolo

Sulle cause dell’afflusso improvviso non c’è ancora una risposta definitiva. Il premier spagnolo Pedro Sánchez, arrivato oggi a Ceuta, ha puntato il dito contro le mafie dei trafficanti, che avrebbero diffuso una lettura distorta di una recente sentenza della Corte Suprema spagnola secondo cui chi entra a nuoto non può essere rimpatriato immediatamente.

Secondo Sánchez quella interpretazione si sarebbe diffusa «come la polvere da sparo» sui social e sulle app di messaggistica. Diversi media marocchini riferiscono in effetti di una campagna con un messaggio molto semplice: la Spagna avrebbe aperto le porte e nessuno verrebbe rimpatriato.

Molti analisti indicano però anche un piano politico. Il ricercatore Matteo Villa dell’ISPI ha osservato che numeri di questa portata non si producono spontaneamente, e che il recente riavvicinamento tra Spagna e Algeria — con la visita di Sánchez ad Algeri del 20 luglio — potrebbe non essere stato gradito a Rabat.

Non è un’ipotesi campata in aria: nel maggio 2021 un episodio simile, seppur di dimensioni ridotte, avvenne durante una crisi diplomatica legata al Fronte Polisario e al Sahara Occidentale. Sánchez oggi ha però assicurato che il dialogo con Rabat è «costante, fluido e molto ragionevole, a differenza di quanto successo nel 2021».

La frontiera tra Ceuta e il Marocco presidiata dai militari spagnoli durante la crisi migratoria

Schengen cos’è e cosa ha deciso l’Italia

Ed eccoci al passaggio che riguarda più da vicino il nostro Paese. Lo spazio Schengen è l’area all’interno della quale i Paesi aderenti hanno abolito i controlli sistematici alle frontiere interne, consentendo la libera circolazione delle persone.

Nel pomeriggio il Ministero dell’Interno italiano ha disposto la chiusura delle frontiere marittime e aeree con la Spagna. La decisione è stata assunta dopo la riunione del Comitato Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere, presieduta al Viminale dal ministro Matteo Piantedosi.

Dopo un colloquio telefonico tra Piantedosi e l’omologo francese Laurent Nuñez è stata inoltre condivisa l’opportunità di rafforzare i controlli lungo il confine terrestre tra Italia e Francia.

Va segnalato un dettaglio tecnico rilevante, sottolineato da più parti: Ceuta e Melilla non rientrano nello spazio Schengen alle condizioni ordinarie. Il commissario europeo alla Migrazione Magnus Brunner ha ribadito che i controlli sulle persone in partenza dalle due enclave restano pienamente in vigore e che non si registrano movimenti verso il continente europeo.

Le reazioni internazionali

La crisi ha innescato una raffica di dichiarazioni da tutto il mondo. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito «inaccettabili» le immagini arrivate da Ceuta, chiedendo lo stop immediato agli attraversamenti pericolosi, lo smantellamento delle reti di trafficanti e rimpatri rapidi.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha telefonato a Sánchez offrendo assistenza, anche tramite Frontex, già presente al porto di Ceuta con una trentina di operatori. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha espresso piena solidarietà a Madrid, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiesto al Marocco di applicare senza ritardi il Regolamento sui rimpatri.

Da oltreoceano, Donald Trump ha usato la vicenda in chiave interna, sostenendo che scene simili potrebbero verificarsi negli Stati Uniti in caso di vittoria democratica. Dura anche la posizione del Dipartimento di Stato, che ha attribuito l’accaduto a scelte politiche del governo spagnolo.

Sul fronte opposto, l’UNHCR ha chiesto a tutti i Paesi coinvolti di rispettare il diritto internazionale sui rifugiati, incluso il principio di non respingimento, ricordando che una gestione efficace delle frontiere è compatibile con quelle norme.

Il dibattito politico in Italia

Anche in Italia il caso ha acceso lo scontro. Ieri le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani avevano portato Madrid a convocare l’ambasciatore italiano, con il capo della diplomazia spagnola José Manuel Albares che aveva definito «indegno» il messaggio arrivato da Roma.

La segretaria del Pd Elly Schlein ha criticato la linea del governo sostenendo che da Ceuta non esiste libera circolazione verso la penisola iberica né verso gli altri Paesi europei. Sulla stessa lunghezza d’onda Carlo Calenda, che ha richiamato il regime speciale previsto per le due enclave.

Di segno opposto la posizione di Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), favorevole a una chiusura cautelativa dello spazio Schengen a tutela dei confini nazionali. Dall’estero è arrivato sostegno alla linea italiana anche dalla ministra dell’Interno finlandese Mari Rantanen.

La situazione in città e a Melilla

Intanto la vita a Ceuta si è fermata. Negozi, bar e ristoranti sono rimasti chiusi, mentre venivano smantellati gli stand allestiti per le celebrazioni del santo patrono, ora annullate. Per gestire identificazioni e controlli sanitari le autorità hanno impiegato anche due navi, vista la saturazione dell’hotspot cittadino.

Tensioni si sono registrate anche a Melilla, dove il valico di Beni Enzar resta chiuso con data di riapertura non nota. Nell’enclave sarebbero entrate tra le 300 e le 400 persone, molte delle quali minorenni. Il presidente Juan José Imbroda ha parlato di un “effetto emulazione” rispetto a quanto accaduto a Ceuta.

La situazione resta in evoluzione, con il flusso di rientri verso il Marocco che prosegue e la prospettiva, indicata da Sánchez, di valutare una possibile riforma della legge sull’immigrazione per rendere i rimpatri transfrontalieri più rapidi ed efficienti.

Fonti: The Guardian, BBC, Matteo Villa

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