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Chi era Letizia Battaglia, la fotografa della lotta alla mafia

Una donna che con la sua macchina fotografica ha saputo raccontare i drammi della società italiana. La storia del nostro Paese. I suoi segreti. Letizia Battaglia non è stata semplicemente una fotogiornalista. Letizia Battaglia era gli occhi di una realtà che, soprattutto negli anni di piombo e quelli subito a seguire, non si voleva guardare. E allora lei la immortalava. Si è spenta ieri sera, all’età di 87 anni, a Palermo, nella sua città. Per questo oggi è d’obbligo ricordare chi era Letizia Battaglia.

Chi era Letizia Battaglia

Letizia Battaglia è stata la testimone oculare di una delle parentesi più brutte della storia italiana. Con la sua macchina fotografica ha saputo fermare, per sempre, alcune delle tragedie che hanno definito il nostro Paese. Nata a Palermo nel 1935, Battaglia è stata la prima fotoreporter donna assunta da un giornale italiano, “L’Ora”, con la quale ha collaborato per diverso tempo dopo essere rientrata da Milano all’inizio degli anni ’70. L’inizio della sua carriera lo si può trovare nel 1971, ma la vera svolta professionale arrivò nel 1974. Tra i suoi primi scatti è impossibile dimenticare quello a Pierpaolo Pasolini, e tra i più drammatici quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella mentre cerca di soccorrere il fratello Piersanti, ucciso dai sicari della mafia.

Poi ancora le immagini all’Hotel Zagarella, in cui Andreotti fu visto trattare con esponenti dei clan, l’assassinio del giudice Terranova e quello di altri concittadini rei di essersi posti di traverso negli affari della malavita. I funerali del Generale Dalla Chiesa; questi sono solo alcuni dei più macabri, importanti, necessari scatti della fotografa. Il lavoro di Letizia Battaglia era scomodo, pericoloso, ma fondamentale. E soprattutto vero.

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Letizia Battaglia, una vita dedicata alla lotta alla mafia

La mafia è stata il filo conduttore di tutta la sua vita. Letizia Battaglia, infatti, ha dedicato tutta la sua carriera a raccontare le organizzazioni criminali, la politica, il clientelismo e la povertà che per anni hanno contraddistinto la Sicilia e la sua amata Palermo. Ha portato agli occhi di tutti, grazie ai suoi scatti, la dura realtà che manovrava la sua terra. Un impegno continuo, disarmante, che la portò a lavorare fianco a fianco di grandi testimoni del suo tempo come Josef Koudelka e Ferdinando Scianna. E a vincere riconoscimenti internazionali come il premio “Eugene Smith” al fotogiornalismo. Questo, però, fino al 1992, l’anno degli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellini. Il 1992 rappresenta un momento di rottura per Battaglia che, con il cuore pesante, decide di interrompere la sua carriera da fotoreporter. 

In una breve parentesi, poi, tra il 1985 e il 1990, si è anche lanciata in politica: con i Verdi fu eletta consigliera comunale e poi nominata anche assessore al decoro urbano in una delle giunte di Leoluca Orlando.​ La fine del sua carriera, comunque, non è coincisa con lo stop alla lotta alla mafia. Dopo aver abbandonato il fotogiornalismo, infatti, Battaglia ha iniziato a dedicare il suo tempo a diverse agenzie e laboratori, così da continuare a diffondere le proprie conoscenze. La volontà di condividere le sue esperienze l’ha portata, nel 2017, a inaugurare il “Centro internazionale di fotografia di Palermo”, un archivio storico nel quale sono raccolti gli scatti di oltre 150 fotografi che in qualche modo sono stati in grado di raccontare uno scorcio della città. Ed è anche grazie a questo archivio che la sua memoria non andrà mai perduta. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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