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È giusto dare spazio in tv ad un imputato? Intervista a Selvaggia Lucarelli, sotto accusa per l’incontro con Antonio Ciontoli

È giusto dare spazio in tv ad imputati accusati di omicidio? Viene da chiederselo ogni qualvolta vengono realizzate interviste a soggetti accusati (e ancora sotto processo) o già condannati in via definitiva per delitti gravi, che innescano inevitabili polemiche.

I processi si celebrano nelle aule dei tribunali e le sentenze vengono emesse dai giudici sulla scorta dell’esito del lavoro della magistratura inquirente, certo. Dobbiamo tuttavia prendere atto che, parallelamente, di quelle spinose vicende giudiziarie si dibatta anche in tv. La dimensione mediatica dei casi giudiziari che ormai da anni ha invaso i contenitori televisivi, in qualunque fascia oraria, spesso è foriera di verità ‘falsate’. Essa contribuisce a stigmatizzare solo alcuni segmenti di un’inchiesta. I processi mediatici non di rado mettono in luce solo una parziale verità dei fatti, e propinano una narrazione degli stessi non sempre completamente aderente alla realtà.

La questione è alquanto spinosa. In queste ore ad essere sotto accusa sui social è la giornalista Selvaggia Lucarelli, ‘rea’ di avere ospitato Antonio Ciontoli nella trasmissione L’Ultima Difesa, su Discovery+. Un’intervista aspramente criticata la sua, in primis dalla madre di Marco Vannini, Marina Conte, la quale ha definito «Un’indecenza» l’idea della produzione del programma di proporle un incontro/confronto con l’uomo che, come scrive la sentenza d’Appello bis, è responsabile della morte del suo amato figlio.

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Il dibattito in questione infiamma gli animi dell’opinione pubblica, parte della quale reputa inaccettabile concedere il diritto di parola a chi si è macchiato di un orrendo crimine. Tuttavia diversi programmi televisivi, negli anni, per completezza di informazione e in nome del diritto di cronaca, hanno scelto di trattare la delicata materia a 360 gradi, dando voce anche alla difesa di chi è sotto accusa per omicidio e/o già sconta la sua condanna definitiva in carcere. Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria in questione, che compete solo alla magistratura, UrbanPost ha contattato la Lucarelli per approfondire la questione che la riguarda in prima persona da un po’ di giorni ormai.

Selvaggia, quella che ormai è diventata prassi frequente in televisione – lo spazio dato ad un imputato/condannato per omicidio – se esercitata da lei fa scoppiare il finimondo

«Anche la Leosini (che intervistò Ciontoli nel 2019 ndr) era stata travolta dalle critiche. Questa polemica è del tutto anomala e sono assolutamente convinta che il fatto che Ciontoli l’abbia intervistato una donna, e che quella donna sia io, faccia la differenza. In moltissimi programmi televisivi che si occupano di Crime, conduttori uomini hanno intervistato fior fior di assassini senza che nessuno abbia alzato il sopracciglio … Bruno Vespa intervistò Annamaria Franzoni, consentendole una difesa ‘vacillante’ quando ancora era in attesa di sentenza, tant’è che lei poi è stata condannata. Eppure nessuno ha detto ‘Bruno Vespa sta difendendo Annamaria Franzoni’ … Recentemente è uscita un’intervista a Stevanin, condannato per l’omicidio di sei donne, e nessuno ha detto ‘Caspita, non si dà la parola ad un serial killer!’ …Ancora, è stato intervistato Pietro Maso, certo, dopo aver scontato la sua pena; Rosa e Olindo sono stati addirittura raggiunti in carcere per essere intervistati»

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«Vorrei inoltre sottolineare che, rispetto ai soggetti succitati, Ciontoli si è sempre assunto la responsabilità delle sue azioni. È reo confesso, non è che ha detto ‘Non sono stato io’. Immaginiamoci se Ciontoli, come ad esempio Rosa e Olindo che si professano innocenti e gettano ombre su altre persone, non si fosse assunto le sue responsabilità. E addirittura facesse illazioni su altre persone, cosa accadrebbe? La responsabilità penale Ciontoli se l’è sempre assunta. Dopo di che si discute della questione relativa all’omicidio volontario e/o colposo, dolo eventuale etc, e credo che sia legittimo che lui in questo senso porti avanti la sua verità.».

Da molti la sua critica al linciaggio mediatico scatenatosi ai danni della famiglia Ciontoli viene interpretata come il suo voler schierarsi dalla loro parte

«Nel caso dei Ciontoli non c’è una persona che possa difenderli. È chiaro che sono tutti responsabili a loro modo. In altri casi invece si ritiene che l’imputato (o il condannato) sia innocente e si fa quindi uno sciacallaggio orribile sulla vittima. Penso al caso Yara o a quello di Roberta Ragusa, per esempio. Nel caso dei Ciontoli va ricordato che, per quanto loro abbiano avuto una condotta ignobile, e capisco che il ritardo e le menzogne dette abbiano fatto la differenza, se avessero voluto fino in fondo la morte di Marco i soccorsi non li avrebbero mai chiamati»

«Io sono dalla parte della verità. Sono una nemica acclarata del giornalismo che viene fatto attorno alla cronaca nera basato sulle suggestioni. Perché non è che se una persona è colpevole si debbano fare insinuazioni di qualsiasi tipo … Si è detto ad esempio che ha sparato Martina, poi si è detto che ha sparato Federico Ciontoli … Queste persone hanno sbagliato, certo. Ma io sono contro la gogna mediatica sempre e comunque. La morte sociale non è mai una condanna giusta. La condanna giusta sarà quella che gli infliggerà il tribunale».

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La Carta dei doveri del giornalista impone, quando si parla di cronaca giudiziaria e processi in tv, il massimo rispetto del principio del contraddittorio delle tesi nel confronto dialettico. Esercizio che, lo constatiamo, talvolta dà adito a fraintendimenti da parte del pubblico

«Rispetto il dolore di Marina e di Valerio. Questa idea della possibilità di un confronto in televisione è nata da Ciontoli in maniera del tutto pacifica. Lui desidererebbe avere la possibilità di chiedere loro perdono; con me ha ribadito di avere anche in passato più volte chiesto perdono, ma che gli sia stato sempre negato ogni tipo di contatto, soprattutto a sua figlia»

«Non ho un commento da fare in merito a ciò che ha detto la signora Marina. Lei è liberissima di considerarla una ‘proposta indecente’, di rifiutarla. Vorrei tuttavia dire che non c’è stata nessuna pressione o insistenza. Si è semplicemente palesata questa ipotesi (del possibile confronto in tv tra la signora Vannini e Ciontoli ndr), lei tramite il suo avvocato ha detto ‘no’ e la cosa è finita lì. Non trovo che questa sia stata una violenza, ecco. Questa è stata una intervista assolutamente imparziale, non c’è alcuna intenzione di ferire la famiglia Vannini, né di infangare l’immagine di qualcuno. L’immagine di Marco ne è uscita come sempre immacolata, come è giusto che sia».

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