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Consultazioni governo, Conte tira fuori i pezzi da 90 e fa i nomi di Cartabia e Severino

Continua il totonomi sui ministri che potrebbero far parte di un eventuale Conte Ter, o altro. Durante le consultazioni sul governo dimissionario, infatti, stanno volando ipotesi di cariche da tutti i partiti di maggioranza. E a spingere di più dal punto di vista dei consensi pare essere proprio l’ex premier Giuseppe Conte, che sembrerebbe pronto a proporre due donne del calibro di Cartabia e Severino. Insomma, sta provando a raddoppiare la posta in palio con due pezzi da novanta come si suol dire.

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Consultazioni governo, il piano di Conte

Che Giuseppe Conte non voglia assolutamente cedere il suo posto non è una novità. E allora che fare per poterselo garantire? Provare a fare dei nomi illustri da inserire nella sua squadra. Si parla quindi di due o tre tecnici di alto profilo, così da creare, come scrive Repubblica, un “governo dei migliori”. Pare infatti che nei giorni scorsi abbia contattato Marta Cartabia, ex presidente della Corte costituzionale, per proporle il ministero dell’Università. E poi ancora Paola Severino, per offrirle la poltrona di Guardasigilli. Questo, anche se tutti stanno riferendo che “di nomi non si è parlato”. Ma è poco credibile: la questione degli assetti è di fatto da giorni l’oggetto delle trattative più intime tra i grandi giallo-rossi. Nonostante i numerosi veti che rischiano di rallentare ancora di più la nascita del nuovo esecutivo.

Di sicuro, si parla di voler fare parecchi cambi. Dalla parte di Matteo Renzi e di Italia Viva, infatti, si chiede di sostituire i ministri di Economia, Giustizia e Lavoro. Ma anche di aumentare l’influenza renziana all’interno del governo, portando di fatto ad almeno tre i ministeri da lasciare nelle mani di Italia Viva. “Se non avessimo avuto lo stesso premier si poteva anche chiedere meno discontinuità, ma con lo stesso premier la discontinuità è necessaria, altrimenti si fa un Conte due bis e noi non ci staremo”, hanno detto per giustificare le loro richieste.

Tutti a caccia di poltrone

Matteo Renzi e la sua Italia Viva però non sono gli unici a caccia di poltrone. Allo stesso modo anche il Movimento 5 Stelle è determinato ad aumentare le sue posizioni, soprattutto ora che “Conte è di tutti, non può più essere considerato solo nostro visto che Zingaretti e Bettini l’hanno difeso quasi più di noi”. Il timore quindi che i dem possano prendere più potere, vista la difesa continua nei confronti del premier dimissionario, fa stare i pentastellati sull’attenti. Non sarà facile dividersi i ministeri, questo è chiaro. Alcune ipotesi, però, sono già emerse. Per accontentare il desiderio di Mattarella di raggiungere una stabilità, il Partito Democratico pare abbia blindato Gualtieri al Tesoro, Franceschini alla Cultura e Guerini alla Difesa. Anche se, in realtà, quest’ultimo potrebbe spostarsi all’Interno per far posto al presidente di Italia Viva Ettore Rosato che, altrimenti, prenderebbe il Viminale.

C’è poi da sistemare la fedelissima di Renzi, Maria Elena Boschi. A riguardo ancora ci sono poche certezze: potrebbe entrare a far parte del governo, magari con il ministero delle Infrastrutture, oppure sostituire Rosato come vicepresidente alla Camera. La prima opzione non piacerebbe molto al Movimento 5 Stelle, contrari soprattutto per la posizione della Boschi riguardo Autostrade. Bisogna poi trovare un posto anche per Teresa Bellanova, che potrebbe tornare all’Agricoltura. In alternativa, lì potrebbe essere posizionato Luciano Nobili.

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Cosa vorrebbe il Partito Democratico

Non dimentichiamoci poi che seduto al tavolo c’è anche il Partito Democratico. I dem potrebbero essere disposti a sacrificare Paola De Micheli per favorire l’ingresso di Andrea Orlando, diretto alla Giustizia nel caso in cui i 5S mollassero su Alfonso Bonafede. E poi c’è Goffredo Bettini, lo stratega di fiducia di Zingaretti, che potrebbe entrare a Palazzo Chigi direttamente come sottosegretario. Forse insieme al pentastellato Stefano Patuanelli, visto che Fraccaro sembrerebbe in uscita. La stessa fine, fuori dai Palazzoni, dovrebbero farla anche Nunzia Catalfo, che quindi lascerebbe il Lavoro alla dem Debora Serracchiani o alla stessa Boschi. Lo stesso destino, poi, potrebbe toccare a Fabiana Dadone e Lucia Azzolina.

Se effettivamente salterà il posto di Fabiana Dadone, la Pubblica amministrazione potrebbe tornare nelle mani della dem Marianna Madia. Tra i nomi che però farebbe più chiacchierare c’è sicuramente quello di Alessandro Di Battista, ora forse pronto a scendere in campo. Se accetterà di governare insieme ai renziani, infatti, potrebbe riuscire a ottenere o l’Ambiente o l’In-novazione, tutti e due strategici quando si parla di Recovery.

La discussione è aperta, infine, sul Sud: Peppe Provenzano potrebbe dover fare un passo indietro per lasciare lo spazio all’attuale sottosegretario Mario Turco, come vorrebbe Conte, oppure a Giancarlo Cancelleri, desiderio di 5S. Se così dovesse essere, per Provenzano potrebbero schiudersi le porte del Nazareno. Certo che per far sì che questo avvenga, Orlando dovrebbe lasciare la vicesegretaria, e il Partito Democratico dovrebbe accettarlo. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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