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Coronavirus dati spiegati: perché si sta perdendo il controllo dell’epidemia in Italia

I dati sul Coronavirus giunti nell’ultimo bollettino di ieri, giovedì 15 ottobre 2020, raccontano ancora una volta di incrementi importanti: i motivi spiegati in un’intervista a Fanpage.it da Giovanni Forti, componente della redazione di YouTrend, per cui si occupa di analisi dei dati e produzione di data visualization. A preoccupare maggiormente in questa seconda ondata della pandemia è il dato sui tamponi: su 100 diagnostici, 8 sono positivi, con picchi oltre il 20% in alcune regioni. Segno, questo, della perdita di controllo dei contagi.

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Coronavirus dati spiegati: “Sembra che l’epidemia ci sia sfuggita di mano”

“Sembra – riferisce di fatto Forti a Fanpage.itche l’epidemia ci sia sfuggita di mano. Siamo sulla stessa strada degli altri Paesi europei, e i problemi che stanno avendo li conosciamo bene”. “Il fatto che siamo arrivati con così tante settimane di ritardo – prosegue – mostra che non era inevitabile tornare a questi livelli. A fregarci è stato l’allentarsi di quell’attenzione che ci ha tenuto così bassi così a lungo”. Non solo un calo di impegno: secondo l’esperto di Youtrend ci sono “tre fattori dirimenti. L’inizio delle scuole, innanzitutto. Poi il ritorno al lavoro, con i relativi spostamenti. E in ultimo il freddo improvviso che ci ha portati tutti a passare più tempo in luoghi chiusi. Il mix di questi tre fattori ha inevitabilmente condotto i contagi a crescere”.

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Importanti i dati sulle terapie intensive

Una crescita esponenziale che ha portato negli ultimi giorni un raddoppio di casi rispetto alla settimana precedente ma che, spiega Forti, non durerà per sempre. “Presto – dice – diventerà una crescita lineare. Sta a noi quando succederà e quanto si appiattirà la curva. Quel che ci dicono le curve del Regno Unito, della Spagna e della Francia ci dice che il numero a un certo punto diventa costante tra i 10mila e i 25mila casi. Oltre, perlomeno, non va”. Fondamentale, in questo momento, tenere sotto controllo il dato sulle terapie intensive: “Stanno crescendo abbastanza, – nota l’analista – e oggi abbiamo avuto 47 ricoverati in più rispetto a ieri, quasi il 10% un giorno con l’altro. È un aumento importante, ma rispetto agli oltre quattromila ricoverati della prima ondata – al netto di chi in molte regioni non poteva essere curato – siamo in un altro film. Se la crescita continuerà a 50 ricoverati al giorno, non sono molti i giorni che abbiamo a disposizione”.

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Distribuzione contagi più omogenea rispetto alla prima ondata

Quanto alla ‘distribuzione’ dei contagi da coronavirus, Forti spiega: “Le province delle grandi città stanno avendo numeri molto preoccupanti. Milano ha più di mille casi da sola anche oggi, così come ieri. Dopo c’è Napoli che ne ha più di 750, Torino e Roma attorno ai 500. Non era successo nella prima fase dell’epidemia, sta succedendo ora. Va detto anche che sono le città con la maggior densità di posti letto ospedalieri, ma bisogna capire quanto Roma e Napoli siano pronte ad affrontare l’emergenza”. In generale, specifica Forti, è una crescita molto più omogenea rispetto all’ondata precedente, per questo sostiene: “Paradossalmente, avrebbe più senso un lockdown generale oggi rispetto a sei mesi fa”.

Infine, riguardo al numero di tamponi, l’esperto di analisi nota: “Ogni 100 tamponi diagnostici, 8 sono positivi, e in diverse regioni il tasso di positività supera il 10%. In Liguria arriva al 17%, in Valle d’Aosta al 22%”. Segno “Che stiamo cominciando a perdere traccia di tanti malati, perché più è alto questo tasso, più significa che ci sono tante altre persone positive che non riusciamo a testare. Forse è per questo che abbiamo ridotto l’attestazione della guarigione da due a un tampone, nell’ultimo Dpcm. Perché abbiamo un disperato bisogno di tamponi diagnostici”. >> Coronavirus Campania, De Luca chiude scuole: mai tanti contagi dall’inizio della pandemia

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