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Coronavirus, parla la dottoressa che ha individuato il paziente 1: «Ho pensato all’impossibile»

Coronavirus: parla la dottoressa che ha individuato il paziente 1. La situazione del Coronavirus in questi giorni in Italia sta diventando sempre più difficile. Le ultime notizie diramate dalla Protezione civile parlano di 3.858 persone positive, 148 morti e 414 pazienti guariti. In queste ore è fondamentale seguire le indicazioni del Governo per ridurre al minimo ulteriori contagi. Il focolaio italiano come ben sappiamo è partito dalla Lombardia ed è stato individuato da Annalisa Malara, 38 anni, anestesista di Cremona, che si trovava nell’ospedale di Codogno, quando è giunto il paziente 1. La dottoressa ha rilasciato una lunga intervista a La Repubblica durante la quale ha ricordato il giorno in cui ha individuato il focolaio italiano del virus.

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Coronavirus, le parole della dottoressa che individuato il paziente 1

La dottoressa Annalisa Malara ha rilasciato una lunga intervista a La Repubblica. L’anestesista ha ricordato così l’arrivo nell’ospedale di Codogno del paziente 1, ovvero il manager 38 enne Mattia: «Quando un malato non risponde alle cure normali, all’università mi hanno insegnato a non ignorare l’ipotesi peggiore. Mattia si è presentato con una polmonite leggera, ma resistente ad ogni terapia nota. Ho pensato che anch’io, per aiutarlo, dovevo cercare qualcosa di impossibile. Mi sono trovata al posto giusto nel momento giusto, o forse in quello sbagliato nel momento sbagliato». Poi ha aggiunto: «Per la prima volta farmaci e cure risultavano inefficaci su una polmonite apparentemente banale. Il mio dovere era guarire quel malato. Per esclusione ho concluso che se il noto falliva, non mi restava che entrare nell’ignoto. Il coronavirus si era nascosto proprio qui».

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Annalisa Malara ha individuato il focolaio italiano del virus

Sempre durante la lunga intervista a La Repubblica le è stato chiesto “Pensa di aver salvato la vita del paziente 1 e di altri infettati in Italia?” La dottoressa ha risposto: «Nessuno può dirlo. Avevo davanti un ragazzo giovane e sano. Il quadro suggeriva una polmonite virale, non batterica. I primi trattamenti, in rianimazione, sarebbero stati gli stessi praticati poi per il Covid-19. Solo dopo il trasferimento al San Matteo di Pavia si è potuto sottoporlo ad una terapia sperimentale» Infine, Annalisa Malara sul fatto di avere un merito particolare o meno in questa storia ha dichiarato: «No. Però spero di aver contribuito a dare tempo a colleghi e istituzioni, in Italia e in Europa. Abbiamo guadagnato giorni preziosi per il contrasto all’epidemia. Se anche i cittadini li usano bene, rispettando indicazioni e misure di prevenzione, molti potranno guarire e altri eviteranno il contagio».

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