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Coronavirus, in Italia un piano pandemico: perché non è stato applicato?

Che fine ha fatto il piano pandemico italiano? Ad un mese dallo scoppio dell’epidemia, poi pandemia, di coronavirus in Italia, il prezzo pagato dal paese è altissimo: 63.927 casi e 6.077 morti i numeri registrati dall’ultimo bollettino del 23 marzo – ancora purtroppo in divenire – e un piano pandemico sconosciuto ai più. Anche a chi di competenza, a quanto pare. Tra i lutti devastanti e la disperazione irreparabile, ci si chiede se tutto questo avrebbe potuto essere evitato. E forse, la risposta sta proprio nel piano pandemico.

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Coronavirus Italia, il piano pandemico previsto dall’Oms

Stando a quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, pare che – a partire dal 2018 – l’Italia abbia varato dei piani specifici in vista di un’eventuale pandemia. Protocolli obbligatori per tutti gli Stati volti ad arginare situazioni drammatiche come quelle che stiamo vivendo. È stata l’Oms – Organizzazione mondiale della sanità – ad obbligare tutti i governi a dotarsi di un piano anti pandemico, in seguito all’epidemia di Sars del 2003. Ed è stata sempre l’Oms a dettare le linee guida per la stesura di suddetti piani; linee fatte proprie dall’Italia nel programma di emergenza del 2018 che andava a sostituire il Piano Italiano Multifase per una Pandemia Influenzale del 2002.

Il piano pandemico italiano, secondo quanto ripreso da Il Giornale, sarebbe suddiviso in tre fasi di valutazione dell’epidemia: nella prima non ci sarebbero pericoli immediati per la nazione ma notizie di primi focolai all’estero di una potenziale vasta epidemia (vedi la Cina, nel caso specifico); nella seconda rientrerebbero i primi casi sul territorio nazionale (caso Codogno e Lodigiano) e nella terza, infine, i focolai autonomi registrati nel Paese. Si tratterebbe, dunque, di fasi che l’Italia ha notoriamente attraversato in modo progressivo senza tuttavia alcun intervento in nessuno stadio dell’epidemia.

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Ministero della Salute, Istituto superiore di sanità e regioni: i responsabili del procedimento

I provvedimenti previsti dal piano pandemico in Italia avrebbero dovuto metter in atto “la preparazione di appropriate misure di controllo della trasmissione dell’influenza pandemica in ambito ospedaliero” e “l’individuazione di appropriati percorsi per i malati o sospetti tali, il censimento delle disponibilità di posti letto in isolamento e di stanze in pressione negativa, il censimento delle disponibilità di dispositivi meccanici per l’assistenza ai pazienti”. Dunque, medici e addetti ai lavori avrebbero dovuto essere riforniti di quanto necessario per evitare il contagio ed arginare gli scenari peggiori, purtroppo ormai noti. Responsabili di questo procedimento sarebbero stati il ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità e le regioni. Queste, a loro volta, avrebbero dei propri piani pandemici regionali da attuare in seguito all’individuazione del pericolo. Sembra chiaro che qualcosa non abbia funzionato nel verso giusto.

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