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Coronavirus riapertura: il fai-da-te delle regioni è solo caos

Coronavirus riapertura. Non si fa che parlare d’altro, anche se la road map definitiva della fase 2, nonostante alcune date già messe nero su bianco nei colloqui tra governo e parti sociali, è ancora da tracciare Pesano i numeri che ad oggi, 15 aprile 2020 (qui i dati completi) non sono ancora abbastanza stabili. Ma quel che pesa di più sulle scelte che dovranno essere fatte nei prossimi giorni è il clima caotico generato dal fai-da-te delle regioni. Una sovrapposizione di ordinanze regionali e decreti governativi che rischia di consegnare al caos la tanto attesa ripartenza. La task-force del governo sta lavorando per questo obiettivo.

>> Coronavirus riapertura: cosa sta decidendo il governo, il retroscena

Coronavirus riapertura

Coronavirus riapertura: tra caos legislativo e assenza di unità politica

Perché il caos? Perché la legge lo consente, assegnando alle Regioni più potere del governo centrale su determinate decisioni. Ma succede soprattutto perché manca – e questo è gravissimo – unità d’intenti tra il governo Conte e i governatori delle regioni, in particolare quelle di “colore politico” diverso dalla maggioranza che sostiene l’esecutivo giallorosso. Così negli ultimi due giorni abbiamo visto il Veneto andare per la sua strada con la richiesta di una “riapertura soft” che vorrebbe molte più aziende di nuovo attive, diversamente dal piano del governo.

Zaia intanto ha aperto sulle restrizioni ai movimenti per i cittadini, consentendo ad esempio il jogging (pur con mascherina e distanziamento). Lo stesso ha fatto il governatore Ligure Giovanni Toti che è intenzionato a far ripartire due settori vitali dell’economia regionale, turismo e cantieristica. In questo senso va l’ordinanza che permette ai gestori dei lidi balneari di effettuare le manutenzioni, ai cantieri navali di consegnare le barche da diporto ai propri clienti. Toti ha permesso anche la mobilità dei coltivatori diretti, ad esempio per la cura di vigneti e frutteti. Tutte decisioni sensate, a parte quella veneta sui runner. Comunque sbagliate, perché non condivise e non coordinate con il governo e la task-force che sta lavorando alla ripartenza.

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Riapertura per fasce d’età o tracciamento con App? Tutto resta appeso ai numeri

Cosa dobbiamo aspettarci quindi? Tutto resta appeso ai numeri, come ricordano gli scienziati. Siamo ancora nel campo delle ipotesi e qui dobbiamo restare, almeno per un’altra decina di giorni. Poi bisognerà decidere. In queste ore prende sempre più campo l’ipotesi di una ripartenza graduale, per fasce d’età e di “rischio contagio”. Nell’impossibilità di sottoporre gran parte della popolazione a test sierologici per individuarne l’immunità al virus di qui a fin mese, sarà una determinazione sulla base dei dati (anche personali clinici) disponibili.

Il comitato tecnico-scientifico e il governo stanno lavorando per questo obiettivo. I giovani e in generale le persone in buona salute dal 4 maggio non avranno restrizioni agli spostamenti e potranno recarsi al lavoro ed uscire liberamente, mantenendo il distanziamento sociale e utilizzando sempre la mascherina.  Le fasce più anziane avranno un trattamento diverso: chi non ha patologie respiratorie nella sua storia clinica potrà essere liberato, per gli altri la quarantena potrebbe durare ancora. Ancora una volta, comunque, si conterà sulla responsabilità degli italiani. Perché i controlli a lock-down terminato (App a parte di cui ancora non si capisce se sarà possibile l’utilizzo) saranno molto difficili, se non impossibili. Su tutto, poi, aleggia il rebus del fai-da-te regionale, con il ginepraio delle ordinanze locali, in pieno stile medievale. Ma tant’è, questo è il simbolo di un’Italia da sempre divisa tra guelfi e ghibellini, anche quando c’è in gioco il bene più grande: la salute. >> Tutte le breaking news

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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