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Coronavirus riapertura Italia: la proposta scientifica di Burioni e di altri virologi

Mercoledì 15 aprile 2020 – Coronavirus riapertura Italia. Ai politici il compito di prendere le decisioni, agli scienziati quello di far presente i rischi, di dire come stanno le cose. Quel che è certo che lo sblocco del lockdown del paese non può avvenire a cuor leggero. Il ritorno alla tanto agognata normalità dovrà essere graduale e, affinché non siano resi vani gli sforzi fatti finora, è necessario che esso regga su basi scientifiche. Su “Medical Facts” il professor Roberto Burioni con ad altri virologi ha pubblicato un articolo dal titolo “Convivere con COVID-19: proposta scientifica per riaprire l’Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia”.

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Coronavirus riapertura Italia: la proposta scientifica di Burioni e di altri virologi

«La grande epidemia italiana da Covid-19 non dovrebbe comportarsi in modo molto dissimile da ogni altra epidemia conosciuta. In altre parole, dovrebbe arrivare a un plateau sia come numero di nuovi casi, che come numero di morti per giorno. Poi calare abbastanza rapidamente nel giro di alcune settimane», comincia così l’essay di Roberto Burioni e di altri scienziati, che chiariscono sin dalle prime battute: «Sarà importante iniziare rapidamente una discussione sulle strategie sanitarie a medio-lungo termine, che devono essere messe in atto per limitare i danni da COVID-19. Questo perché la strategia a breve termine, basata soprattutto sulle misure di isolamento e di distanziamento sociale della popolazione, non sembra essere sostenibile per più di alcune settimane». È necessario uscire da questa fase di isolamento, gli esperti lo sanno bene, e sarà possibile farlo non appena ci sarà un trend stabile proteso verso il basso.

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Le caratteristiche della struttura di monitoraggio e risposta flessibile: il piano degli esperti

«Per tornare gradualmente alla nostra vita di sempre, proponiamo la creazione di una struttura di monitoraggio e risposta flessibile, MRF, dell’infezione da SARS-CoV-2 e della malattia che ne consegue (COVID-19) e, possibilmente, in futuro, di altre epidemie», spiega Burioni illustrando la strategia per la riapertura dell’Italia. Questa nuova struttura, con chiare articolazioni regionali, dovrebbe essere guidata sotto il coordinamento di Protezione Civile (PC) e del Ministero della Salute (MinSan), con il supporto tecnico dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Essa dovrà avere le seguenti caratteristiche: «capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test sia virologici che sierologici nella popolazione generale asintomatica»; «struttura di sorveglianza centrale potenziata presso l’ISS, che sia responsabile dell’analisi dei dati in tempo “quasi-reale”»; «rafforzamento della capacità regionale di sorveglianza epidemiologica, sotto forma di centri periferici di monitoraggio a diffusione capillare sul territorio e con messa a punto di sistemi di “epidemic intelligence”».

Riapertura Italia

Coronavirus riapertura Italia, «Progetto ambizioso? Un investimento significativo di risorse necessarie»

E ancora tale struttura di monitoraggio dovrebbe avere: «mandato legale di proporre in modo tempestivo e possibilmente vincolante provvedimenti flessibili in risposta a segnali di ritorno del virus, tra cui forme di isolamento sociale; «gestione di infetti e contatti, potenziamento di specifiche strutture sanitarie»; e infine «condivisione della strategia comunicativa con l’Ordine dei Giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, (…) per evitare i danni potenziali sia dell’allarmismo esagerato che della sottovalutazione facilona o addirittura negazionista». Poi l’avvertimento dei virologi: «Non sfugge, ovviamente, alla nostra attenzione che un simile ambizioso progetto di struttura di monitoraggio e risposta flessibile (MRF) che sia rigorosamente “data-driven”, rappresenti un investimento significativo di risorse. (…). Allo stesso modo siamo consapevoli che la creazione di questa struttura “MRF” richiederà la definizione circostanziata di un perimetro normativo entro il quale operare quanto più possibile in armonia e sinergia con le rilevanti entità politiche, amministrative, sanitarie e tecnico-scientifiche, a livello sia nazionale che loco-regionale».

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Convivere col Covid-19 nell’attesa del vaccino

Tutto questo per limitare il rischio di attivazione di focolai epidemici nei luoghi di lavoro e nel sistema educativo scolastico. L’obiettivo di cui il governo dovrà farsi carico è quello di attuare una profonda ristrutturazione delle attività che dovranno essere ridisegnate. Il ritorno alla normalità dunque passa attraverso una convivenza forzata col Coronavirus. Nell’attesa ovviamente che gli scienziati riescano a mettere a punto il vaccino.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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