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Coronavirus riapertura Lombardia, Fontana sfida Palazzo Chigi: «Fateci riaprire», poi ritratta

Nel delicato quanto controverso clima di riapertura ‘post-coronavirus’ la Lombardia chiede a sorpresa a Palazzo Chigi di ripartire. Proprio il presidente Fontana che tanto si è battuto per tenere la linea dura e alzare al massimo le restrizioni, sembra adesso aver cambiato idea. Idea folle per il Governo, che porta il governatore lombardo a fare un passo indietro. Con una nota ufficiale, la regione più colpita – umanamente ma anche economicamente – dalla pandemia, avrebbe chiesto ieri, mercoledì 16 aprile, al governo Conte di poter riaprire dal 4 maggio, dando “il via libera alle attività produttive”. Richiesta “mal interpretata”, avrebbe corretto poi il tiro: “Non ci permettiamo di parlare di attività produttive, – ha precisato Fontana ripreso da Repubblica.it – che sono competenza del governo centrale, sottratta a ogni nostra possibile valutazione. Noi parliamo di graduale ripresa delle attività ordinarie che sarà concordata con il governo”.

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Coronavirus, riapertura Lombardia secondo “quattro D” non basta al Governo

A poco sarebbero servite le rassicurazioni dell’assessore al Bilancio, Davide Caparini, secondo cui la riapertura della Lombardia avverrebbe sotto le cosiddette “quattro D”: distanza, dispositivi di protezione individuale, diagnosi e digitalizzazione. Un cambio di rotta troppo repentino che, secondo il Governo, potrebbe celare la volontà della Regione di distogliere l’attenzione dal caso delle numerose morti nelle Rsa. Il dissenso del Governo è arrivato, in primis, nelle parole del ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia: “Fontana – ha affermato – fa parte della cabina di regia nazionale. Se vuole fare delle proposte, quello è il luogo istituzionale per farle”. Stessa linea quella del viceministro al Ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Buffagni: “La richiesta della Lombardia è un errore. Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e restrittiva e oggi, sorprendentemente, decide – non si comprende su quali dati – di aprire”.

Scetticismo sulla ripartenza da più parti

Sulla riapertura della Lombardia lo scetticismo arriva anche dall’Oms: La Lombardia è il pilota di quanto accadrà nelle altre regioni – ha sottolineato Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Oms – e dovrà essere estremamente cauta e valutare con estrema attenzione la quantificazione del rischio per renderlo pari a zero”. A partire dal trasporto pubblico che conta una delle reti regionali più estese e frequentate della nazione. Dal canto loro, anche i sindacati chiedono garanzie. “La ripresa delle attività deve avere come precondizione un quadro chiaro – precisa la segretaria regionale Cgil, Elena Lattuada – e confermato dal comitato scientifico nazionale”.

Pressioni per la riapertura vengono invece da piccoli e medi imprenditori: “Possiamo garantire forme di prevenzione non inferiori ad altre forme distributive”, ha assicurato il presidente regionale degli ambulanti, Giovanni Mauro Dolci, invocando la riapertura dei mercati coperti. “Pur di evitare la morte economica – ha incalzato Marco Accornero di Unione Artigiani – siamo disposti a fare i salti mortali, aprendo anche di notte. La metà delle 90 mila imprese lombarde non ha dipendenti, è pronta a ricominciare. Quanto agli altri, come i parrucchieri, ci son tutti gli accorgimenti per lavorare in sicurezza”. >> Coronavirus riapertura: il fai-da-te delle regioni è solo caos

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