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Coronavirus riapertura, Rezza: «Il paese non regge un lockdown di oltre 2/3 mesi»

Coronavirus riapertura. «Siccome il Paese non regge un lockdown di oltre 2-3 mesi, si riaprano alcune attività ma bisogna mantenere molto alta l’attenzione e il distanziamento sociale dovrà essere ancora più rigido di quanto sia ora per far fronte al problema che pongono le riaperture». A sottolinearlo è Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattia infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), in conferenza stampa a Roma.

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Coronavirus riapertura, Rezza: «C’è meno pressione sulle terapie intensive, c’è margine»

«Se mi si chiede quale sia la soglia di sicurezza di nuovi contagi – ha ricordato – per un epidemiologo questa è zero, ma è chiaro che un Paese non regge un lockdown di oltre 2-3 mesi. Quindi quando vediamo che la curva di contagi si abbassa, possiamo dire ‘vediamo cosa decide la politica’ sula base dei dati. Ci sono poi altri elementi da tenere
in considerazione come quello sulla congestione delle terapie intensive. Ora c’è meno pressione rispetto a 3-4 settimane fa e questo permette di avere margine nel momento in cui si dovesse verificare un nuovo aumento dei casi a cui facesse seguito un aumento di casi gravi. Più si abbassa la curva più c’è margine per una ripresa eventuale dell’epidemia».

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Coronavirus riapertura: «Pronti a rispondere a un’eventuale nuova emergenza epidemica»

«Se c’è una cosa positiva, oltre alla diminuzione di casi e morti – afferma Rezza – è l’aumento che si è avuto dei posti letto e la creazione dei Covid hospital: c’è più preparazione a rispondere a un’eventuale nuova emergenza epidemica. Ma nel momento in cui riaprono i parchi, bisogna mantenere le stesse regole. Se si andrà in vacanza non lo so, magari sempre con il distanziamento fisico. E dovremmo sapere che c’è qualcuno che sta lavorando per noi, nelle Asl, sul territorio, nei dipartimenti di Igiene, che andranno rafforzati per far sì che siano in grado di identificare qualsiasi focolaio sul nascere, con diagnosi attraverso tamponi mirati, non solo sui casi, ma anche sui contatti in questa fase 2, l’isolamento, la quarantena e se ci sarà una app a sostenere tutto questo ancora meglio», conclude il direttore del dipartimento di Malattia infettive dell’Iss. >> Le breaking news

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