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Remuzzi: «Per il Covid non c’è una cura…», cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Covid Italia, non esiste un’alternativa al virus: «I vaccini rappresentano l’unica soluzione solida ed efficace per prevenire la malattia. Sono sicuri, fatti a tempo di record anche grazie ai governi che hanno fatto grandi investimenti a fondo perduto. La loro efficacia cala nel tempo, ma questo è normale. Serve un ciclo completo, che richiede almeno tre dosi. Non esiste una prevenzione diversa e migliore di quella fornita dai vaccini. Le cure riguardano le persone che si ammalano. E se ne parla poco solo perché sono molto in divenire. Non ci sono certezze, insomma». Così Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto ricerche farmacologiche Mario Negri a «Il Corriere della Sera».

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Covid Italia, il professor Remuzzi: «Per il virus non c’è una cura…», cosa ci aspetta nei prossimi mesi

«Funzionano solo tre rimedi. Il cortisone, con certe dosi e in certi momenti, e la controindicazione che se sbagli fai peggio. Poi due anticorpi monoclonali che vanno somministrati insieme, e hanno comunque efficacia parziale. E un farmaco che inibisce una delle citochine responsabili dell’infiammazione, sul quale i dati sono ancora molto incerti. Più di questo, per i malati gravi non c’è. Al momento non esiste una cura per la fase acuta della malattia», ha dichiarato a Marco Imarisio il professor Remuzzi. Come comportarsi se si ha il sospetto di essere stati contagiati? «Non bisogna perdere tempo durante i dieci giorni iniziali, quando il virus si replica. La prima cosa da fare è bloccare il suo ingresso nell’organismo. Sappiamo che entra tramite l’ormai famoso recettore Ace 2. Alcuni medici hanno pensato di somministrare ad alcuni volontari dell’Ace 2 solubile, in modo da salvaguardare quello che si trova sulle cellule. Un modo per ingannare il virus, a farla semplice. Sembra non avere effetti negativi su cuore, reni e pressione», ha aggiunto.

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Cosa dicono gli ultimi studi per combattere il Coronavirus

Remuzzi ha fatto il punto sugli ultimi studi per combattere il Covid«C’è il tentativo di inibire l’enzima che abilità la proteina Spike del Covid a raggiungere le cellule. Un farmaco semplicissimo, la Bromexina, uno sciroppo per la tosse, sembra fornire una protezione importante e potrebbe anche essere preso come profilassi. Anche qui, ci sono cinque studi in corso. Aspettiamo». A proposito del plasma iperimmune l’esperto ha detto: «Non funziona, e lo si sapeva da subito. Adesso lo dice anche lo studio promosso dalla nostra Aifa. Risultati molto negativi. Si possono avere occasionali risposte favorevoli in presenza di un donatore con alto titolo di anticorpi neutralizzanti e un paziente senza risposte immunitarie per via di un trapianto o perché affetto da tumore o leucemia. Ma certo non si applica su larga scala». Ci sono però altre cure che fanno sperare: «La Vanderbilt University ha messo a punto un anticorpo che viene descritto come molto potente. Testato in laboratorio, funziona bene. L’istituto di ricerca sulle malattie per i bambini di Seattle e la Fondazione Rockfeller stanno lavorando sui piccoli anticorpi monoclonali presenti nei Lama e nei cammelli. Questi animali si infettano e non si ammalano, e producono anticorpi fortissimi, capaci di paralizzare il virus. Con gli animali funziona. Ma da qui all’uomo, il passo è lungo. Sono tutte promesse, da mantenere». Una cura con la “c” maiuscola non c’è: «Ci vuole ancora tempo e molta pazienza». Leggi anche l’articolo —> Covid, contagi in aumento in Italia: due regioni a rischio zona rossa da gennaio

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