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Covid, regole per prevenire il contagio nei luoghi chiusi: l’errore che commettiamo tutti

Siamo nel pieno della seconda ondata e sono tanti i dubbi che accompagnano i cittadini sull’attuale emergenza Covid, che si è rivelata non meno spaventosa di quella di marzo-aprile. Su “Ok Salute e Benessere” chiarimenti sul comportamento da tenere nei luoghi chiusi per prevenire il contagio. Quali sono le «regole d’oro» per scansare il rischio di contrarre la malattia? Il giornale, menzionando un importante studio, che ha visto la partecipazione di un team internazionale, fatto anche di esperti del CNR, il Centro Nazionale di Ricerca, ha parlato di mantenere il giusto grado di umidità e tenere un adeguato ricambio d’aria.

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contagio luoghi chiusi

Covid, regole per prevenire il contagio nei luoghi chiusi: l’errore che commettiamo tutti

L’articolo pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Environmental Research and Public Health ha sottolineato l’importanza dell’utilità della ventilazione. Difatti in un luogo chiuso le probabilità di essere contagiate anche dall’aerosol emesso da una persona infetta non sono pochi. Un po’ come accade col gas: se ci troviamo in una stanza col rubinetto del gas aperto dopo poco l’aria si rivelerà satura. Ma basterà aprire la finestra per far disperdere il gas in eccesso. Lo stesso succede col Covid-19: è sufficiente una corretta ventilazione, ripetuta a distanza di tempo. Francesca Costabile, ricercatrice dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), ha chiarito poi che il rischio di trasmissione aumenta in modo considerevole in ambienti chiusi privi di radiazione solare con condizioni secche e fredde. Ed è questa la ragione principale per la quale i virus influenzali sono di più nella stagione invernale. L’errore più comune che si commette è, infatti, quello di non “far cambiare” l’aria proprio per via del freddo pungente. Ai cittadini dunque si raccomanda di mantenere un’umidificazione dell’aria all’interno dei luoghi chiusi. E chi può anche l’uso di veri e propri purificatori.

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«Il nostro studio rappresenta uno dei risultati della linea di ricerca delineata all’interno del Cnr-Isac con la creazione di working groups tematici dedicati al Covid-19»

Tutto questo ovviamente per evitare o comunque contenere il contagio per via aerea, soprattutto in quei luoghi che si sono mostrati ad alto rischio come le case di cura e gli ospedali. Come purtroppo sottolinea “Ok Salute e Benessere” sono anche pochi però “i Paesi che si stanno dotando di strategie contro il rischio potenziale della trasmissione attraverso le goccioline del SARS-CoV-2 che rimangono sospese nell’aria”. Problematica evidenziata dalla stessa Francesca Costabile: «Riteniamo che sia proprio questo uno dei compiti più importanti per la ricerca, in questo particolare momento. Il nostro studio rappresenta uno dei risultati della linea di ricerca delineata all’interno del Cnr-Isac con la creazione di working groups tematici dedicati al Covid-19 nel periodo del lockdown».  Leggi anche l’articolo —> Covid, il bollettino di oggi: 20.709 nuovi casi e 684 morti 

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