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A lezione di austerity con il maestro Guccini: «Mi ricordo un’Italia molto povera…»

Crisi energetica e austerity in Italia«Non fa piacere avere una guerra a due passi da casa». Comincia così l’intervista a Francesco Guccini uscita sul «Quotidiano Nazionale». Con quel «fare scherzoso da osteria» come scrive Giorgio Comaschi il cantautore ha commentato questi ultimi difficili giorni, facendo un tuffo nel passato, raccontando di un’Italia povera, poverissima. «Io sono stato fortunato perché durante la guerra i miei nonni avevano un mulino ad acqua. Il pane non è mai mancato, il pane era sempre bianco. I miei nonni avevano conigli, galline, il maiale, il nostro contadino aveva due mucche. Il latte c’era», ha raccontato l’artista.

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Guccini

Crisi energetica, a lezione di austerity con il maestro Guccini: «Mi ricordo un’Italia molto povera…»

Sulla crisi energetica e l’austerity evocata dall’Unione Europea, che invita, ad esempio, ad abbassare i riscaldamenti in casa, Francesco Guccini ha detto: «È duro andare a calare. È sempre dura. Non è questione solo di riscaldamento o luci, abbiamo televisione, computer, siamo abituati bene. Forse mi illudo, ma mi sembra che non siamo ancora a questo punto. Si tengono accese le città, i grattacieli, la luce di notte a volte fa impressione. “Mi illumino di meno”, mi è piaciuta quella rubrica di Caterpillar su Radio 2. Certo piano piano abbiamo esagerato. Può essere utile quello che sta succedendo. Ti faccio un esempio, qui. Casa mia c’è ancora una macchina da cucire che va benissimo. Ma non si adopera. Ho anche un vecchio frigo, usato, comprato nel ’60, in cantina che funziona. L’elettrodomestico oggi viene fatto in modo da durare quel tanto e basta. Non si aggiusta più. Ti dicono: ‘Le conviene comprare quello nuovo’». Da qui una considerazione: «Le cose erano fatte per durare molto di più. Quanti anni sono che non fai risuolare una scarpa? Una volta si risuolavano. E si mettevano le lunette, nel tacco e nella punta perché si rovinassero meno…». 

Guccini

«Non si buttava niente. C’era solo una stanza riscaldata, dove si mangiava, tutto il resto era al freddo»

Sempre contro lo spreco Guccini ha dichiarato: «Una volta i piatti si lavavano con acqua calda scaldata dalla stufa economica e dopo, anche se unta, non veniva buttata via. Ma serviva, riempita di semola, di bucce di mela eccetera, per dare la broda al maiale. Non si buttava niente. C’era solo una stanza riscaldata, dove si mangiava, tutto il resto era al freddo. Un gelo mortale. Noi avevamo conigli, galline, animali, altri no e pativano veramente la fame. Ripeto: sono stato fortunato». Bisognerebbe buttar via meno: «La regola del consumismo purtroppo è questa: le cose non possono durare sennò l’industria non produce più». Si è detto vagamente preoccupato Francesco Guccini per gli aumenti di gas e benzina, ma non allarmato: «Ricordo nel 1973-74 l’austerity, quando si girava a giorni alternati e a mezzanotte si spegneva tutto. Sono cose che abbiamo già vissuto in un certo senso». Leggi anche l’articolo —> Nessuna tregua in Ucraina: l’appello toccante di Zelensky alle madri russe

Francesco Guccini

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