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Alessandro Di Battista: «Non è cambiato nulla, non mi son venduto per nessun incarico»

«Non è cambiato nulla, non mi son venduto per nessun incarico». Alessandro Di Battista, una delle anime più forti del Movimento 5 Stelle anche se “latitante” dagli incarichi ufficiali, torna a farsi sentire a distanza di poco tempo. Lo fa dopo il sostegno all’espulso Gianluigi Paragone per ribadire la sua coerenza e smentire le voci che lo danno come destinatario di un nuovo incarico (retribuito) dal Movimento. «Non è cambiato nulla da due anni a questa parte. Sono due anni che faccio da volontario (attivista) dando una mano a Rousseau per quanto riguarda la funzione ‘call to action’ – scrive Di Battista – Tutto qui. Eppure per qualcuno mi sarei venduto per un incarico. Ma non vi viene da ridere leggendo una roba del genere?».

alessandro di battista

«Non ho nessun nuovo incarico»

Ecco il passaggio cruciale del post di Alessandro Di Battista. «Sono due anni che faccio da volontario (attivista) dando una mano a Rousseau per quanto riguarda la funzione call to action. Ricordate che ho sponsorizzato le campagne sugli alberi o sul riciclo di giocattoli? Ecco – da volontario – quindi gratis – continuerò a farlo. Tutto qui. Eppure per qualcuno mi sarei venduto per un incarico. Ma non vi viene da ridere leggendo una roba del genere? Io sono un uomo libero. Devo tanto al Movimento e sarò sempre grato a Beppe ma se non condivido una cosa la dico. Punto. E dato che condivido alcune iniziative di volontariato che lancia Rousseau darò una mano anche se dall’Iran non è così semplice. Ma ripeto rispetto agli ultimi due anni non è cambiato nulla. Volontario ero e volontario rimango nella speranza che il Movimento che ha fatto molto porti a casa la battaglia del secolo: la revoca delle concessioni ai Benetton».

Alessandro Di Battista rivendica la sua coerenza

Il lungo post Facebook di Di Battista parte della scelta di tornare a dedicarsi al privato, dopo cinque intensi anni di impegno politico, in Parlamento, nel momento d’oro del M5S. «Nel 2012, nel video di presentazione della mia candidatura in Parlamento –  scrive Di Battista – dissi una cosa semplice: ‘voglio fare una legislatura e poi voglio tornare alla mia vita, ovvero scrivere e viaggiare’. Poi ho fatto ciò che ho detto ma sono stato attaccato. I soliti giornali ci vedevano dietro una strategia. Io volevo solo riprendermi i miei spazi dopo essermi impegnato moltissimo 5 anni in parlamento. Da parlamentare ho fatto battaglie, non mi sono risparmiato, ho attaccato “poteri” vendicativi. Sono andato sotto casa di Berlusconi a leggere la sentenza di condanna per mafia di Dell’Utri e i giornali berlusconiani non me l’hanno perdonata. Certi attacchi non mi hanno mai ferito anche se qualcuno ha creduto alle balle de Il Giornale».

Poi affronta il delicato capitolo restituzioni, che tanto agita il Movimento in questi mesi. Anche qui per ribadire la sua coerenza. «Da parlamentare – scrive Di Battista – ho restituito circa 260.000 euro. Soldi che mi spettavano ma avevo stretto un patto con i cittadini. Nel 2013 dissi in campagna elettorale che avrei restituito l’assegno di fine mandato. Ebbene ho ricevuto il Tfr una volta uscito dal Parlamento. 43.000 euro. Li ho restituiti tutti. Metà per progetti di cooperazione in Congo e metà alla Caritas di Rieti per dare una mano alla popolazione colpita dal terremoto. Anche in questo caso ho ricevuto critiche. Hanno scritto che l’avevo fatto per farmi bello. Beh un bel lifting mi sarebbe costato di meno».

«Non mi sono mai venduto a nessuno»

Alessandro Di Battista è orgoglioso della scelta di dedicarsi al volontariato e a raccontare un mondo che sta scomparendo. E attacca chi l’ha dipinto come un mercenario, un “venduto”. «Una volta uscito dal Parlamento – scrive – sono tornato alla mia vita anche se la mia vita era cambiata essendo diventato papà. Ma ho una compagna eccezionale e siamo partiti insieme percorrendo migliaia di km in Centro America e crescendo nostro figlio in viaggio e al viaggio. Ho lavorato scrivendo reportage e facendo documentari eppure, in mia assenza, i soliti sedicenti giornalisti hanno messo in giro falsità, tra l’altro in contrasto tra loro. A giorni alterni ero un fancazzista o uno stipendiato da Berlusconi. In tv sempre i soliti noti hanno parlato di un mio contratto da 400.000 euro con Mondadori. In silenzio ho querelato e spero che il tempo sarà galantuomo. Ovviamente erano scemenze ma qualcuno nel paese che rivaluta Craxi ci ha creduto. Io avevo difficoltà a difendermi dall’altra parte dell’oceano ma quando ho potuto l’ho fatto».

«Ho criticato il Movimento quando ritenevo giusto farlo»

Quello dedicato al rapporto con il Movimento 5 Stelle è il passaggio più interessante del lungo post di Di Battista. «Sono tornato in Italia. Potevo “pretendere” qualcosa dal Movimento che avevo contribuito a portare al governo ma non l’ho fatto. Ho preferito mantenere una totale libertà elogiando il Movimento quando lo meritava, criticandolo ove necessario e pungolandolo quando ritenevo opportuno. Salvini mi considerava un suo nemico ricordate? Ho sempre espresso i miei pensieri anche quando il Movimento governava con la Lega».

Quindi, il capitolo Conte bis e il nodo cruciale della revoca della concessione ad Autostrade. «Poi Salvini l’ha fatta fuori dal vasino e il Movimento ha scelto di governare con il PD. Io ero contrario perché temevo che il partito nato dai partiti foraggiati maggiormente dai Benetton mai avrebbe accettato la revoca delle concessioni autostradali e tale revoca è ciò che politicamente mi interessa di più dal giorno del crollo del Ponte Morandi».

Il rapporto con Luigi Di Maio

«Io e Luigi siamo molto diversi. Non sempre siamo andati d’accordo ma gli voglio bene, lo stimo e gli sono grato per una serie di successi raggiunti (il decreto dignità è un provvedimento che ha reso l’Italia più civile). Luigi dal crollo del Ponte Morandi non fa altro che pensare a dare giustizia a quei morti. Ne avremo parlato 1000 volte. Ebbene se le concessioni verranno tolte ai Benetton il Movimento farà qualcosa di grande. Riprenderci le autostrade è un atto politico eccezionale per contrastare quel liberismo galoppante (il vero fascismo di oggi) che, complice gran parte dell’informazione, sta mietendo vittime ad ogni latitudine. Io voglio combattere il liberismo e spero che il Movimento faccia lo stesso anche perché in Italia sarebbe davvero l’unico a farlo. Pensate che sulla visione di Stato, sulle privatizzazioni, sulla distruzione dello Stato sociale a vantaggio dei privati Renzi, Salvini e Bonino siano così diversi?»

Il futuro di Alessandro Di Battista è nel M5S?

Ma la vera domanda, in tutto questo, è un’altra. Alessandro Di Battista resta nel M5S e torna in campo a tempo pieno? Oppure è pronto a navigare verso nuovi lidi? Al momento non è dato saperlo. Dalle sue parole s’intuisce chiaramente la volontà di continuare a contribuire come fatto finora alla vita del Movimento, che cercherà nuova linfa con gli “Stati generali” di marzo 2020. Si capisce chiaramente anche che per il momento proseguirà nella sua attività di reporter “combattente”. Così come per il momento è chiara la volontà di non “impallinare” Di Maio. Per il momento, appunto. Perché se l’attuale capo politico del M5S non dovesse ottenere il successo della revoca di Autostrade, la strada anche per “Dibba” sarebbe segnata. O restare in un Movimento sulla via del collasso, prendendone le redini per cercare di rianimarlo, o dare vita ad un nuovo soggetto politico che ne recuperi la sua primitiva energia. >> Le notizie di politica italiana

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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