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Movimento 5 Stelle ad un passo dalla scissione, nonostante Di Maio, Crimi (e Grillo)

Crisi M5S. Il Movimento 5 Stelle è ad un passo dalla scissione? Hanno voglia a gettare acqua sul fuoco Luigi Di Maio e l’attuale (e poco amato) capo politico Vito Crimi. Mezzo Movimento è sul piede di guerra, a partire dai seguaci del più critico del nucleo storico, quell’Alessandro Di Battista la cui impietosa analisi post voto ha raccolto consensi anche al di fuori della cerchia pentastellata. E sullo sfondo c’è sempre Beppe Grillo, che dopo lo sconsiderato attacco al Parlamento “che andrebbe eliminato” si è chiuso in un silenzio che non promette nulla di buono per l’attuale gruppo dirigente 5s.

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Crisi M5S, Bonafede: “In un mese e mezzo al massimo il nuovo organo direttivo”

Intanto la tensione interna al Movimento cresce giorno dopo giorno in attesa degli Stati Generali. Oggi è stato il turno di Alfonso Bonafede che in un’intervista al Fatto Quotidiano ha indicato i tempi di “chiusura” della crisi. Domani, insieme agli altri ministri 5S incontrerà il capo politico Vito Crimi. “Al massimo in un mese e mezzo dobbiamo chiudere gli Stati generali e avere il nuovo organo direttivo”, dice al quotidiano diretto da Marco Travaglio. “Alla riflessione – sottolinea Bonafede – ora deve seguire l’azione. Innanzitutto quella di governo, perché il Paese ci vuole concentrati sul rilancio dell’economia. Ma anche quella della nostra riorganizzazione interna, che deve durare il minor tempo possibile”.

Crisi M5S: “Di Battista? Era giusto riflettere sull’esito delle Regionali”

“Noi – spiega il ministro – abbiamo sempre criticato le liturgie della vecchia politica: siamo nati per mettere fine alla politica che ‘parlava’, per noi la politica parla con i fatti. È il nostro dna”. Riferendosi all’analisi della sconfitta di Alessandro Di Battista, Bonafede sottolinea che “era giusto riflettere sull’esito delle regionali. Ma non dobbiamo esagerare, perché non è nemmeno giusto non dare la dovuta importanza alle cose fatte: dalla Spazzacorrotti al reddito di cittadinanza fino al taglio dei parlamentari. Stiamo sottovalutando che il risultato del referendum è l’ennesimo tassello che ci permette di essere percepiti all’estero come un Paese che adesso fa le cose”. Per Bonafede “io credo che gli Stati generali non serviranno a darci un’identità, ce l’abbiamo già. È chiaro che i
nostri valori oggi vanno declinati in un’ottica di maggiore concretezza, perché non siamo più nelle piazze a protestare, siamo al governo”. >> Tutte le notizie di politica italiana

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