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Di Maio oggi “fa l’innamorato di Draghi”: dei tempi di “Dracula” resta la “buona impressione”

Ci sono frasi che a rileggerle strappano sempre un sorriso. Tipo questa: «Ho incontrato Mario Draghi, mi ha fatto un’ottima impressione». A pronunciarla, con lo stesso candore di un bambino che allarga le braccia e per la prima volta vede la neve, Luigi Di Maio, il giovane in grado di sopravvivere a tre governi diversi, ricoprendo, per tre volte di seguito, la mansione di ministro. Parole pronunciate prima che l’ex presidente della Bce, quello che ha portato l’eurozona fuori dalla crisi del 2012 con il bazooka e il quantitative easing si insediasse a Palazzo Chigi. Chi vuole, colga le differenze. Chi no, dovrebbe leggerla tutta quell’intervista uscita sul «Foglio», per cogliere quello che forse è il più grande difetto dell’ex leader del M5s. Intendiamoci, tutti ne abbiamo. Quello di Luigi Di Maio più evidente sembra essere la falsa modestia, che altro non è che una forma di presunzione ben mascherata. Prigioniero della formula “uno vale uno”, se vogliamo. Quando, invece, ci sono meriti oggettivi, competenze. Continuando, più avanti nel colloquio, Di Maio parlò dell’elogio ricevuto dalla cancelliera Merkel: «Mi si avvicinò per dirmi che aveva sentito parlar bene di me».

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di maio draghi

Oggi Di Maio “fa l’innamorato di Draghi”: dei tempi di “Dracula” resta la “buona impressione”

Come scrive Massimo Cassino, su «Il Riformista», “uno vale uno” non conta se di fronte ti trovi qualcuno che alle spalle ha “anni di governo proficuo, riforme che hanno salvato crisi e responsabilità dal peso enorme”. O forse Di Maio, allora, pensava di doversi rapportare ad un incapace comandato a distanza dai poteri forti. Che poi di fatto era l’immagine che i grillini avevano dell’attuale premier. «Apostolo della finanza» o, com’era, «servitore della banche». O peggio ancora Draghi visto come il conte Dracula, un vampiro che «succhia i correnti, svuotandoli», come si leggeva sul quotidiano tedesco «Bild Zeitung». Tempi andati, ora Luigi Di Maio non si permette più di criticare il professore: «Secondo me siamo in un momento in cui bisogna tifare Italia e mi meraviglio che un italiano si metta in questo modo ad avvelenare il clima ulteriormente», l’accusa del pentastellato nel 2018 rivolta a Mario Draghi quand’era alla guida della Bce. Oggi è tutta un’altra sinfonia: sembra sul serio gli abbia giurato fedeltà assoluta. “Fa l’innamorato di Draghi, di Greta Thunberg e anche di Conte”, scrive Alberto Consoli sul «Secolo di Italia». 

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«Sono innamorato della mia fidanzata. Ma è impossibile non vedere con quanta autorevolezza il presidente del Consiglio porta avanti i negoziati internazionali»

«Sono innamorato della mia fidanzata. Ma è impossibile non vedere con quanta autorevolezza il presidente del Consiglio porta avanti i negoziati internazionali», ha detto il ministro degli Esteri in un’intervista a La Stampa, rispondendo alla domanda se si sia innamorato del premier. «In questo momento storico, in cui i grandi della terra hanno giustamente salutato Merkel con fiori e applausi; e in cui molti Paesi europei sono in campagna elettorale, è inevitabile che l’Italia e Draghi diventino un punto di riferimento», ha aggiunto Di Maio. «Di sicuro Draghi ha tutto il nostro supporto per il lavoro che sta facendo. E se permette io non ho nessuna intenzione di entrare nel dibattito sul toto-Quirinale, che può avere come unico risultato quello di bruciare i nomi migliori», ha rimarcato il grillino. E l’attuale premier, dalla sua casa ai Parioli, deve aver detto: «Violini, violini, li sento…».

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Di Maio Draghi in che rapporti sono oggi

A mettere il pepe alla vicenda la foto uscita sul «Corriere» che vedeva Di Maio con il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti in un locale in via Flaminia per un pizza ribattezzata dai media subitaneamente «anti-sovranista». Acqua passata anche questa, dopo che Matteo Salvini ha convocato in fretta e furia il Consiglio Federale della Lega per rimettere ordine nel partito e far capire che c’è un solo capo: il resto sono tutte chiacchiere. Da sotterrare anche le dichiarazioni del numero due della Lega fatte a Bruno Vespa e incluse nell’ultimo libro del conduttore di “Porta a Porta”. In politica tutto invecchia subito. «Conoscendo Giancarlo, quella sul presidenzialismo era una provocazione», ha minimizzato Di Maio. Il ministro ha ribadito la linea in occasione della presentazione de “Il campo di battaglia” del direttore di «Repubblica» Maurizio Molinari: «Chi pensa di provocare lo scioglimento delle Camere a fine febbraio, come Salvini e Meloni, non ha calcolato che significa per l’Italia stare fermi fino a giugno. Non si sceglie il massimo garante della Costituzione con questo giochetto». 

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«Di Maio è un povero figliuolo…»

Ma è un «Amor, ch’a nullo amato amar perdona»? Beh, al termine del G20 a Roma, Draghi in conferenza stampa ha ringraziato Di Maio e Franco per il lavoro svolto. È fuori discussione che il premier abbia trovato nel ministro degli Affari Esteri un interlocutore prezioso. Il motivo è uno ed è semplice: è un modo piuttosto semplice per superare le scaramucce con il ramo “contiano” del M5s. Perché con l’ex premier i rapporti sono piuttosto tiepidi, di cortesia. Che idea abbia Draghi di Di Maio difficile dirlo. È una “Sfinge”, come ha scritto qualcuno. Possiamo però chiudere con le considerazioni di don Pietro De Luca, parroco di Paola (Cosenza), che sul ministro si è lasciato andare una riflessione, raccolta sempre da «Il Riformista»: «Di Maio è un povero figliolo. Chi lo ha fatto arrivare fino lì gli ha fatto un grande danno, non gli vuole bene. Né a lui né al nostro Paese. Io me ne andrei dall’Italia se avessi l’età giusta perché è in mano a persone che non sanno quello che dicono». Per far capire il succo ai fedeli Don Pietro sentenziò: «È come se io incontrassi Papa Francesco e dicessi che mi ha fatto una buona impressione». Leggi anche l’articolo —> Giornata delle Forze Armate, Draghi “scivola” sul Milite Ignoto. Meloni: «Indecente»

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